La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/anamnesi-delloperazione-americana)
L'attuale conflitto in Iran non è altro che la conseguenza degli eventi di cui avete potuto leggere un commento coerente e (molto probabilmente) affine alla realtà delle cose su queste pagine. Il fil rouge tracciato sin dallo scorso gennaio nei pezzi scritti dal sottoscritto, “Da qui in poi il gioco diventa pericoloso”, “Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo”, “Decadentismo europeo/inglese & Rinascimento americano/giapponese” e “Celata dagli inglesi, è tempo di riconquistare la via verso la prosperità”, rappresentano la descrizione di un processo il cui culmine è stato l'intervento in Iran. Contro quel Paese? Chi segue queste pagine sa benissimo che non è questa la risposta giusta. Oggi lo ricorderemo per i più distratti.
Per 40 anni il LIBOR è stato l'indice per impostare i debiti a livello internazionale e questo ha coinvolto anche il mercato del dollaro interno ed esterno agli Stati Uniti. Se uno avesse acceso un mutuo negli anni 2000, ad esempio, il LIBOR era incorporato in quel contratto; non solo nel mercato immobiliare, come uno potrebbe pensare di primo acchito, ma anche nel mercato delle carte di credito, dei prestiti al consumo, ecc. il LIBOR era impostato in base alla domanda di dollari offshore: qualunque fosse la domanda di dollari all'estero avrebbe impostato il tasso del LIBOR alla fine di ogni giornata. Questo, per estensione, concedeva a Londra la capacità di determinare in ultima analisi il prezzo del dollaro e questo a sua volta significava che quando il mercato statunitense era sottoposto a stress finanziario (overleveraged), e la FED interveniva per “calmare le acque”, si trasformava oltreoceano in una crisi repentinamente più virulenta. Anche se l'economia statunitense poteva gestire un ambiente con tassi d'interesse più alti, il suo compito sarebbe stato distorto dai contraccolpi provenienti oltreoceano di economie più deboli e necessitanti invece di un abbassamento dei tassi. Questa debolezza estera sarebbe stata trasmessa agli USA dalla cinghia di trasmissione rappresentata dal LIBOR, costringendola a seguire quel percorso per cui gli Austriaci l'hanno sempre criticata: tagliare troppo in fretta e impedire una pulizia completa degli investimenti improduttivi dei cicli precedenti.
Il cambio di passo è avvenuto nel 2022 quando è entrato in gioco il SOFR e con esso l'indicizzazione dei debiti americani ai mercati interni. Dal 2018 è stato un “progetto pilota”, andando a inglobare segmenti crescenti di contratti e mercati del debito. Dopo che Powell è stato riconfermato nel 2021 e il SOFR è stato avviato ufficialmente l'anno successivo, egli ha iniziato a rialzare in modo aggressivo i tassi di riferimento e ha testato la resilienza di questa nuova architettura. Ha avuto successo, soprattutto se pensiamo al 2023 e al fatto che Powell ha continuato a lasciar salire i tassi nonostante una crisi bancaria incalzante. Ma si trattava solo del primo atto: riconquistare il controllo sul prezzo del dollaro. Il secondo atto è stato riconquistare una determinazione dei prezzi dei metalli preziosi in sintonia con la realtà delle cose, smembrando l'enorme leva finanziaria implicita applicata da Londra sul mercato dell'oro e dell'argento tramite la LBMA. Da qui, poi, spostarsi al resto dei metalli di base attaccando la LME. Sotto questa ottica è “curioso” che, dopo i ritardi di settimane nelle consegne della LBMA a causa di “problemi tecnici”, adesso la LME chiude le trattazioni per diverse ore a causa di “problemi tecnici”.
La caccia è iniziata dapprima nel campo dei metalli preziosi, poi s'è spostata in quello dei metalli industriali e adesso è passata alla risorsa industriale più importante di tutte per la società moderna: il petrolio. Il breve excursus storico affrontato finora è servito a ricordare come la finanziarizzazione sia il superpotere della City di Londra e ridimensionarne la portata significa procedere per gradi e per ogni aspetto finanziario da essa toccato. Chi ha letto queste pagine sapeva che prima o poi sarebbe toccato al Brent e così è stato. Trump ha ben saldo il controllo della situazione in Medio Oriente e ciò è ulteriormente provato dal fatto che i Paesi del Golfo continuano a restare uniti sotto l'egida americana e la capitolazione è degli avversari. Infatti la mia ipotesi di lavoro è che Trump sia riuscito a fomentare con successo una guerra civile all'interno dell'IRGC, vera padrona del Paese. Poi c'è questa notizia che avvalora ancora di più la mia tesi della guerra civile in seno all'IRGC. Ricordate non esistono blocchi monolitici. Interessante notare che Qaani sale al potere proprio dopo l'assassinio di Soleimani. È lui era presente a ogni vertice con leader terroristi che poi è sfocato in raid o attentati in cui sarebbero rimasti uccisi. Lui, invece, si salvava sempre per il rotto della cuffia. Era presente anche quando Khamenei è stato ucciso.
Ora domandatevi: quali sono le principali strettoie marittime che controllano i flussi commerciali del mondo? Così come sono importanti i flussi monetari, lo sono anche quelli commerciali. Ecco un'immagine.
Il Canale di Panama è in pieno controllo degli Stati Uniti; dopo l'accordo di Trump con gli Houthi, anche quello di Bab-el-Mandeb; dopo la pace mediata da Trump tra Egitto ed Etiopia, anche quello di Suez. Di quelli con potenziali minacce di chiusura sta lavorando su Gibilterra e adesso lo Stretto di Hormuz. Lo Stretto del Bosforo probabilmente sarà il prossimo, visto che il “boss finale” nella bonifica del Medio Oriente dalle influenze destabilizzanti inglesi è la Turchia (da qui le attenzioni che si stanno catalizzando già adesso su Cipro). Di conseguenza Trump e il suo team sapevano che una delle possibilità di rappresaglia da parte della City sarebbe stata quella di chiudere quello stretto e usare la stampa per generare una guerra mediatica attraverso la quale far credere che ci fosse una “disfatta americana” sul territorio iraniano e che egli non avesse alcun piano... un'“avventura bellica” come tutte le altre del passato. Invece era pronto a questa opzione nucleare inglese, emersa quando la Lloyd, come fece nel 2022 con la Russia, ha smesso di assicurare le navi che sarebbero passate da Hormuz.
Inoltre sappiate che questo gigante inglese delle assicurazioni ha avuto vita facile grazie ai suoi legami con l'intelligence inglese, sfruttando quindi le informazioni dei Five Eyes. Da quando Israele e USA hanno smesso di condividere informazioni di intelligence con gli inglesi, anche Lloyd è diventato cieco. Quindi lo Stretto di Hormuz è chiuso perché i capitani delle navi non si prendono la responsabilità di far passare le navi di là. Il “TACO Tuesday” è stato vero in questo caso, visto che la mossa di Trump era già pronta: assicurare le navi sotto l'egida statunitense. Inoltre, con Canada, Venezuela e Messico, gli USA hanno disponibilità energetiche per stare al gioco della chiusura dello Stretto di Hormuz. Non hanno alcuna fretta. Chi non ha queste disponibilità? Londra e Bruxelles. Chi è stato chiamato in causa per rispondere all'Iran? Londra e Bruxelles, ma hanno declinato. Su questa scia la NATO farà la fine dell'ONU, sostituito dal Board of Peace. Inoltre i prezzi più alti alla pompa di benzina negli USA forniscono copertura politica affinché Trump nazionalizzi tutte le risorse energetiche in California e le tolga dalle lorde mani di Newsom.
Se quindi si toglie l'intermediazione finanziaria, se si toglie l'intermediazione commerciale... cosa rimane come fonte di finanziamento per la City di Londra? Inutile dire che qui la posta in gioco è esistenziale per essa.
Il modo migliore per leggere il tabellone di gioco è individuare dapprima chi è l'avversario degli Stati Uniti nell'attuale guerra. L'amministrazione Trump sta camminando sul filo del rasoio tra il voler “salvare”/riformare le istituzioni americane e il recuperare il pieno controllo su di esse. Quando si supera questa linea non si può tornare indietro, per quanto si possa affermare che se Trump dovesse perdere le midterm tutto tornerà come prima. Iran, e Londra alle sue spalle, hanno superato la stessa linea quando hanno deciso di chiudere lo Stretto di Hormuz. La sola e unica opzione nucleare che avevano, dato che Trump ha impedito all'IRGC (non all'Iran) di ottenere una bomba nucleare sporca. Coloro che sono andati ai negoziati con Witkoff l'hanno fatto con una pistola puntata alla loro testa, consapevoli che i burattinai alle loro spalle stavano ordendo una trappola di Tucidide per Trump. Purtroppo la chiarezza degli eventi attuali arriverà più avanti nel tempo tra un paio di mesi molto probabilmente, perché ovviamente noi che osserviamo deficitiamo di alcuni tasselli del mosaico che ci impediscono di guardare con completezza il quadro. In questo senso infatti la trappola di Tucidide può essere benissimo stata ordita da Teheran/Londra, oppure dall'amministrazione Trump (scardinamento del monopolio assicurativo inglese + stretta sul Brent).
Il marciume che si è impossessato degli Stati Uniti è talmente profondo che ci sono volute generazioni per farlo accumulare e sarà necessario altrettanto tempo per rimuoverlo. Di fronte a questa situazione, e di fronte al fatto che Trump ha bonificato gran parte del Medio Oriente dall'influenza inglese (non ultimo Dubai laddove voleva riciclarsi la City), la cricca di Davos è disposta a rovesciare il tabellone di gioco pur di non permettere un cambio radicale dello status quo. Questo significa che tali persone sono disposte a vedere bruciare l'Europa pur di impedire agli USA di liberarsi definitivamente dal giogo che LIBOR ed eurodollari hanno imposto loro rendendoli vacche da spremere fino alla morte. In questo senso la bonifica dell'Iran è esistenziale per gli USA, mentre la difesa dello stesso è esistenziale da parte della City di Londra. Se si pensava che quest'ultima sarebbe rimasta a guardare mentre i suoi interessi sarebbero stati smantellati uno a uno, era davvero ingenuo. E uno di questi interessi è il CJNG, da cui partirebbero attacchi terroristici sul suolo americano minacciati di recente dagli iraniani.
Quella della City di Londra è una piovra che soprattutto agisce sui canali mediatici della propaganda, plasmando la percezione della gente comune e instillando “pulsanti emotivi” che poi verranno premuti in caso di necessità. Il bombardamento per eccellenza di questa gente è sempre stato quello della psicologia delle folle. Ma se uno ha chiaro chi è il vero nemico, allora smette di combattere contro ombre e falsi nemici. L'impero, qui, che sta venendo sgretolato non è quello americano, bensì quello inglese riciclatosi astutamente nelle sotto trame della storia, cresciuto grottescamente a dismisura grazie soprattutto alla sua capacità di finanziarizzazione delle economie.
La City di Londra è un concetto, non tanto il posto fisico in cui si trova. Si basa su processi ombra che, tramite per l'appunto la finanziarizzazione, permettono una concentrazione di potere e privilegi senza possedere nell'effettivo alcunché. I flussi controllano il mondo, soprattutto quello economico. La demolizione controllata di Londra è il segno distintivo che c'è una volontà ben precisa di spostare queste attività altrove, soprattutto da quando la Brexit ha rappresentato il primo colpo sparato nell'iterazione presente della guerra civile tra inglesi e americani. Pechino era la prima scelta, ma Xi ha resistito agli assalti finanziari e, tenendo chiusi i mercati dei capitali, s'è pappato quelli che erano stati spostati. La scelta poi è ricaduta su Dubai. Ritenuto lo scalo di chi parcheggiava soldi per “evadere le tasse” o metterli in “cassaforte” in una giurisdizione attraente, l'incertezza della guerra sta facendo cambiare idea a chi era stato polarizzato nel credere che in futuro sarebbe stata trasformata in una zona a statuto speciale. Oltre le pacificazioni in tutto il Medio Oriente ottenute da Trump e la bonifica delle influenze inglesi nella regione, uno dei sottoprodotti benvenuti dell'operazione americana in Iran è quella di chiudere le porte al “trasloco” della City altrove.
Quando il “low management” e il “middle management” persegue una linea di politica in netto contrasto con i propri interessi, due sono i motivi: sono pagati per farlo, o hanno puntata alla tempia una pistola. C'è anche una terza possibilità che però è a esclusivo appannaggio dell'“high management”: è una sua linea di politica precisa. La mossa di Trump, oltre a perorare il neonato progetto ARC, mette in evidenza uno dei “segreti” più in bella vista di sempre: la disponibilità della classe dirigente europea di usare contribuenti e risparmiatori europei come carne da cannone pur di raggiungere i suoi obiettivi e conservare nel tempo i privilegi acquisiti. La maestria della cricca di Davos e della City di Londra, coltivata sin dal rovesciamento della Corona inglese nel XVII secolo, è quella edulcorare la realtà vendendo, attraverso i vari canali di informazione che controllano, una versione distorta della stessa. In questo modo nascondono abilmente dall'immaginario collettivo le loro tracce nella destabilizzazione socioeconomica diffusa e il fatto che siano loro i veri nemici dell'umanità.
La propaganda inglese è maestra nel deviare e distrarre, ed è la stessa che influenza per la maggiore la stampa generalista. Quei media e canali di informazione alternativi che raccontano di Trump alle corde e partito per l'avventura bellica iraniana senza un piano, o con informazioni sbagliate, sono gli stessi che vendono un'immagine distorta della realtà. Infatti chi grida alla “disfatta americana” in Iran (Trump, per la precisione, ha nel mirino l'IRGC non l'Iran nel suo complesso) dovrebbe guardare all'intero tabellone di gioco: il Venezuela è rimasto nelle mani dei venezuelani e adesso ha le porte aperte del mondo intero, la guerra a Gaza non c'è più, a Cuba si tratta con gli USA per smantellare ciò che rimane del regime comunista, India e Pakistan sono state pacificate, fermate le stragi di cristiani in Nigeria, Thailandia e Cambogia sono stati pacificate, Armenia e Azerbaigian sono state pacificate, Congo e Rwanda sono state pacificate, Egitto ed Etiopia sono state pacificate.
Inoltre chi ha sempre voluto parti perennemente in conflitto sono stati gli inglesi. Pensate al risentimento che ci sarebbe dovuto essere in Giappone dopo le bombe nucleari: scomparve sulla scia della ricostruzione di MacArthur. Lo stesso sentiero viene percorso tramite il Board of Peace, soprattutto in Medio Oriente. Questo non è il quadro di chi non ha la propria situazione sotto controllo; è il quadro di chi sta ultimando la propria opera di bonifica nella penultima roccaforte inglese/francese nel Medio Oriente e in virtù di ciò la resistenza anglo-francese è ovviamente ostinata.
Non c'è altro parametro tanto affidabile quanto i mercati dei capitali per capire come sta davvero andando il conflitto in Iran. Se fossero gli USA ad avere davvero la peggio, allora il differenziale tra i decennali inglesi e quelli americani si sarebbe assottigliato. Invece si sta ampliando a favore dei titoli di stato americani.
Non contento di limitare l'analisi al solo Gilt inglese, ho guardato anche il differenziale col decennale svizzero: stesso andamento. E tale pattern si ripete per tutti quegli altri asset ritenuti “porto sicuro” nella sfera dei mercati dei capitali. Salvo poi notare “incongruenze” nei futures sul SOFR e nel trentennale americano. Sulla scia dell'ultimo (brutto) report sul mondo del lavoro, i futures sul SOFR avrebbero dovuto scontare un taglio dei tassi da parte di Powell, invece sono saliti con volumi consistenti (da qui a dicembre); allo stesso modo si registra una pressione di vendita sul back-end estremo della curva dei rendimenti americana e quando accade sono le banche centrali a vendere (i fund manager e altri si collocano sul front-end o al massimo nella zona intermedia della curva). A ciò va aggiunto che il mercato azionario americano ha retto bene la pressione della narrativa sulla guerra, a differenza invece della controparte europea. Conclusione: Banca d'Inghilterra, BCE e Banca del Canada stanno attaccando di nuovo il mercato SOFR come accaduto a primavera dell'anno scorso; nel frattempo la BCE si sta concentrando sulla vendita di bond americani per impedire che i tassi di quelli francesi e tedeschi esplodano al rialzo. E qui viene il bello: gli USA possono permettersi di vedere schizzare in alto i rendimenti dei propri decennali o trentennali, mentre l'Europa no. Per 4 anni la Lagarde ha difeso con unghie e denti il range di negoziazione tra 2.5 e 2.75 per i bund tedeschi e anche ai numeri attuali i tassi di rendimento delle principali obbligazioni sovrane europee non hanno alcun senso. Quando vedete che trader e operatori di mercato trattano certi asset agendo contro i loro stessi interessi, allora potete star certi che sono costretti a farlo a causa di una pistola puntata alla testa.
Per quanto Londra possa continuare ad attaccare i mercati statunitensi essi stanno dimostrando una resilienza unica e in antitesi col passato. Il SOFR ha cambiato tutto. Il vecchio modo di attaccare i mercato tramite il differenziale dei CDS e altro non funziona più.
Questo ovviamente non significa che gli USA siano privi di rischi interni che possono potenzialmente innescare una correzione nell'azionario anche del 20%. Il quadro più ampio, però, non deve farci focalizzare su cosa accade durante gli “spasmi”, bensì sul dopo. Ma un'altra domanda più importante è: quanto ancora sono intrecciati i mercati americani con quelli europei? Perché in caso di crisi del debito il dolore economico rimarrebbe concentrato da questo lato dell'Atlantico, come sta accadendo ad esempio coi prezzi della benzina. L'amministrazione Trump, infatti, si sta muovendo affinché le valutazioni nei mercati finanziari rimangano dove sono adesso e siano invece i guadagni a recuperare il terreno perduto. Il rapporto P/E è una funzione dell'inflazione dei prezzi, la quale si sta raffreddando negli USA. Questo significa che se i prezzi iniziano a lateralizzare, il cambio di passo americano in termini di dazi e produttività permetterà al parametro “E” (guadagni) di compensare “P”. E questo senza contare l'afflusso di capitali in entrata in caso di crisi obbligazionaria in UE.
Prima alcuni istituti di credito svizzeri, poi quelli lussemburghesi, poi le società di mutui inglesi e adesso il private credit/equity. Quest'ultimo è quel fenomeno che è emerso sulla scia dello strangolamento normativo del settore bancario americano, policy consapevole perseguita sin dal Dodd-Frank Act. In questo modo istituti come BlackRock, Vanguard, Blackstone, ecc. sono emersi per colmare il vuoto. Grazie alla ZIRP di una FED catturata, hanno visto crescere artificialmente i loro bilanci grazie a un sistema finanziario drogato di credito facile. In questo modo hanno goduto di pasti gratis facendo credere che fossero i “padroni del mondo”, un astuto artificio con cui la cricca di Davos ha influenzato le linee di politica negli USA e soprattutto affossato la classe media, oltre a creare la cosiddetta economia “K shaped”. Con l'introduzione del SOFR e una FED che difende il dollaro, la festa è finita. Stiamo parlando dello stesso private credit che ha mandato in coma il settore immobiliare americano e affossato Il motore principale della crescita della classe media americana: i mutui trentennali a tasso fisso. La “rivolta di Atlante” delle banche commerciali americane ha iniziato l'opera di ricostruzione del Paese dalle sue fondamenta e di pulizia da tutte quelle realtà artificiali che hanno rappresentato un onere sulle spalle della classe media. Se paragonato all'equity di una JP Morgan, il private credit/equity è ridicolo. Il suo ridimensionamento sarà salutare per gli USA, non lo sarà invece per l'Europa dato che usava la ricchezza degli Stati Uniti per alimentare questa macchina insostenibile. Occhio a Bank of America, comunque, perché potrebbe rappresentare l'opzione nucleare di Londra e Bruxelles in caso di loro profonda disperazione. Non è un caso che essa, insieme a Citibank, ha continuato a tenere i suoi bilanci in disordine.
Scott Bessent, veterano di strategie finanziarie sin dai primi anni '90, sta facendo emergere criticità in tutti quei player che in precedenza avevano un canale diretto con la FED per linee di liquidità privilegiate e che le sfruttavano per svuotare la nazione. Adesso devono elemosinarle, grazie al prosciugamento del mercato degli eurodollari a opera di Powell. Non tutte le mosse dell'amministrazione Trump saranno piacevoli, dato che avranno poi come risultato anche l'aiuto di “cattivi”. Ma ecco il segreto: non esistono buoni o cattivi. Esistono solo percorsi peggiori o migliori; accordi volontari o accordi forzati.
Mossa da maestri. In questo modo i NY Boys acquisiscono quote di mercato per loro, smantellano in modo "bonario" la rete malsana del private credit/equity e ripuliscono l'ambiente di mercato di quei player che avrebbero potuto rappresentare un rischio sistemico per l'economia. https://t.co/PQJkpSjIub
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) March 20, 2026
La guerra dei NY Boys si sta concentrando adesso sulla sottrazione di sfere d'influenza finanziarie dalla cricca di Davos/City di Londra. Infatti gli USA hanno sottratto loro quote di mercato nel mondo delle società di assicurazioni, nel campo dell'intelligence smettendo di condividere informazioni con gli inglesi, nel mondo del Forex tramite Bitcoin e stablecoin, nell'impostazione del prezzo del dollaro tramite il SOFR, nell'impostazione del prezzo dei metalli preziosi tramite il drenaggio della LBMA, nell'impostazione del prezzo del petrolio tramite l'attacco all'Iran, nei flussi di denaro nel sottobosco finanziario tramite le azioni di Bessent nei confronti di banche svizzere, lussemburghesi e private equity.
In particolare, il divario tra Brent e WTI non è un caso e vi racconta una storia. Ovvero quella di un contratto puramente sintetico che non prevede consegna del sottostante ed è la base del castello della finanziarizzazione che vi ha costruito sopra la City di Londra. Da qui ha espanso esponenzialmente la sua capacità di manipolazione dei mercati, inglobando il resto degli hard asset, e per estensione la sua capacità di tirare su capitali con cui manipolare elezioni, linee di politica nazionali, ecc. L'exploit dei metalli preziosi era solo l'inizio del processo di smantellamento targato Bessent-Trump-Powell di questa impalcatura che ha reso la City di Londra una piovra implacabile. L'obiettivo finale è sempre stato il Brent, dato che il petrolio è quell'asset su cui si basa attualmente tutta la società civile odierna.
Se guardiamo agli input industriali possiamo affermare che non ci troviamo in un ambiente di loro scarsità, ma di scarsità di investimenti in input industriali. Il ciclo delle spese in conto capitale è talmente orrendo a causa del sistema monetario che le cose necessarie per costruire un sistema produttivo passano in secondo piano rispetto agli asset non produttivi: il mondo della finanza. Quello che Trump sta cercando di innescare è un boom nelle spese in conto capitale per gli input industriali. Anche nel campo energetico: c'è una mare di energia là fuori arginato da una scarsità artificiale imposta dai vecchi poteri coloniali. In questo modo chi avrebbe potuto sfruttarla è stato prosciugato dai capitali necessari per estrarla. Il ciclo delle spese in conto capitale nel petrolio, ad esempio, è ai minimi storici. Perché? Crediti di carbonio. In questo contesto esplorazione ed estrazione sono disincentivati. E questo è il motivo per cui l'Inghilterra non sfrutta appieno il North Slope a due passi da casa, soprattutto ora con una crisi petrolifera incalzante.
L'intervento americano era necessario in assenza di un accordo volontario così come proposto dapprima a Davos e poi a Monaco. Se non è chiaro il nemico contro cui gli l'amministrazione Trump sta combattendo, allora la confusione su esito e motivazioni regnerà imperante, cadendo vittime della propaganda mediatica di chi vuole che questo sia un conflitto prolungato. La chiusura dello Stretto di Hormuz, così come l'attacco di quegli asset petroliferi, è compiuto da quella fazione iraniana (IRGC) che risponde alle influenze esterne della cricca di Davos. Questa è gente a cui non importa se i contraccolpi verranno assorbiti dalle popolazioni che si presume essi supervisionano. Non potrebbe importagliene di meno e useranno l'umanità dei sudditi (es. psicologia delle folle) per ritorcergliela contro, trasformandoli in “utili idioti”. Guarda caso il coordinamento degli attacchi ad asset petroliferi si estende fino in Ucraina. Non ci saranno vincitori e vinti, a livello di Tavola Alta non esistono tali concetti; solo accordi/contratti siglati o meno, in modo volontario o forzato.
CONCLUSIONE
L'elemento davvero importante per le midterm è il SAVE Act. Le difficoltà incontrate dall'amministrazione Trump, sin dalla OBBB dell'anno scorso, al Congresso sono il sintomo di un “vecchio sistema” che ancora mantiene una certa presa su una parte significativa dei suoi componenti. Questo vale per i senatori americani così come per altri capi di stato in giro per il mondo, da Zelensky a Maduro. Quando le tue richieste vanno contro i migliori interessi del tuo Paese, allora ciò non significare altro che hai una pistola puntata alla testa... o sei pagato per perorare quella linea di pensiero. A Maduro è stata garantita una sicurezza tale da convincerlo a negoziare e poi accettare i termini (soprattutto sulla scia degli attacchi americani al CJNG). Lo stesso non lo si può dire per i senatori al Congresso, i quali sono reticenti ad “alterare il loro stato” perché incerti sulle possibilità di un futuro in cui Trump ha pieno controllo della situazione USA nel suo complesso. Sapevamo che la piovra della cricca di Davos/City di Londra avrebbe reagito e non sarebbe stata a guardare; non sappiamo quanto siano andati in profondità i tentacoli però...
Potete tranquillamente ignorare chi commenta l'attuale conflitto in Iran dicendo che è una disfatta americana e che Trump è stato colto di sorpresa dai prezzi energetici. Io dico che ci contava, soprattutto sulla necessità di rompere sia il monopolio assicurativo detenuto da Londra sulle spedizioni, sia per ammazzare il cuore della finanziarizzazione di matrice londinese: il Brent. Con il più recente appello da parte di Trump al resto della coalizione NATO e alla Cina, la mossa strategica è stata superlativa. Gli USA sono in condizioni nettamente migliori di superare una scarsità energetica rispetto a Europa e Asia, ciononostante il rifiuto da parte dei player chiamati in causa risulterà in esiti rivoluzionari: la scusa perfetta per cestinare la NATO (come accaduto con l'ONU) e la pretesa legittima di farsi pagare una commissione per la gestione in sicurezza del traffico di petrolio. Se invece i player sopraccitati accettano, si sottomettono al nuovo assetto mondiale immaginato esclusivamente dagli USA (senza più essere annacquato dalla visione inglese). Soprattutto la Cina. E da queste dinamiche capite nuovamente che l'operazione in Iran non ha niente a che fare con il Paese stesso, ma tutto a che fare con un riassetto mondiale plasmato da Washington lontano dai tentacoli della piovra di Bruxelles e Londra.
Uno dei motivi per cui sono stato così fermo negli ultimi due anni, da quando ho pubblicato il mio libro Il Grande Default, nel descrivere di come tutte le strade conducano a Londra è che è essa stessa sotto minaccia esistenziale. È la linea di pensiero che siamo dissuasi dal seguire in pubblico, mentre fa di tutto per sviare l'attenzione altrove: gli europei puntano il dito contro la Russia, neocon e accoliti di Bannon che strillano contro la Cina, i social che imperversano di attriti contro Israele, ecc. Se io fossi stato Richard Dearlove 10 anni fa, oltre a creare un sentimento anti-russo nelle trame dello spazio d'informazione pubblico e alternativo, avrei preparato anche un altro terreno da battere in caso il primo avesse esaurito il suo mordente. Ed ecco che, dopo la realizzazione che il Dossier Steele era falso (e chi era Christopher Steele?), subito s'è attivato Steve Bannon con le grida contro la Cina. E così via: attivare tutta una serie di asset dormienti per sviare l'attenzione da chi è in grado di muovere le pedine dall'ombra. Tutto questo è stato portato di forza alla luce del sole da Trump, soprattutto da quando ha iniziato a bombardare l'Iran, perché l'Iran è la chiave per capire la strategia di Londra di tenere ben salde le proprie mani sui punti di strozzatura dell'energia del vecchio mondo. Il Medio Oriente è il vetrino di Petri da dove si possono creare tutta una serie di situazioni e asset con cui influenzare il resto del mondo: dalle guerre religiose ai ricatti sotto forma di chiusura delle vie di passaggio per i trasporti. E la City di Londra controlla i trasporti, i saldi, le spedizioni, le assicurazioni: in breve, controlla il sistema attraverso cui funziona il mondo. Non le interessa quale sia la forma di denaro (dollaro, oro, argento, Bitcoin) fin quanto riesce a muovere le leve con cui far girare il mondo. E ciò non passa dalla proprietà o i titoli di proprietà, ma dagli intermediari. Finché la City di Londra controlla e dirige i flussi, controlla il resto del mondo.
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