giovedì 24 settembre 2026

I ribassisti sull'IA: hanno ragione sugli eccessi, ma si sbagliano sul trade stesso

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/i-ribassisti-sullia-hanno-ragione)

Prima di spiegare perché non concordo con quelli che sono “scettici sull'IA”, ci tengo a precisare che rispetto le loro opinioni, ho valutato le loro preoccupazioni e sono semplicemente giunto a conclusioni diverse. Questa è un'affermazione importante, perché questo gruppo comprende alcune delle menti più brillanti in materia di gestione del rischio nel settore, e sono stati tempestivi nel rilevare quasi tutti gli avvertimenti che in seguito si sono rivelati rilevanti.

Quando persone così competenti si schierano dalla stessa parte in una transazione, è naturale tornare indietro e ricontrollare il proprio lavoro. È quello che ho fatto, e questo articolo è il risultato. Come sempre, pubblico questi pezzi per garantire la trasparenza e la responsabilità, sia per voi che per i nostri clienti.

Sebbene questo gruppo di analisti, ribassisti sull'intelligenza artificiale, possa avere ragione riguardo all'eccesso di offerta, potrebbe comunque sbagliarsi sulla natura stessa del trade. È quest'ultimo aspetto che mi interessa, e si tratta di due affermazioni diverse che il mercato continua a confondere.


La tesi degli orsi merita di essere ascoltata

Cominciamo con la persona che ammiro di più nel campo degli scettici sull'IA: Fred Hickey. Fred gestisce The High-Tech Strategist dal 1987 e ha formulato la versione più chiara di questa tesi. Paragona l'attuale mania sui data center al sovraccarico di fibra ottica che ha causato il cedimento nel 2000, solo che in questo caso è di proporzioni ben maggiori. Per la precisione: l'ha definita “una situazione più grave del grande sovraccarico di capacità della fibra ottica”. 

Non è il solo a pensarla così, ed è proprio questo il punto da chiarire. Anche Michael Burry ha sottolineato la stessa situazione, assistendo all'espansione dei credit default swap di Nvidia, mentre il produttore di chip si trasforma in banchiere, locatore e socio di capitale dei propri clienti.

Ma la lista dei ribassisti sull'IA non finisce qui. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha segnalato circa $1.650 miliardi in obbligazioni fuori bilancio detenute dai maggiori hyperscaler, numeri che superano gli importi iscritti a bilancio. Poi David Cahn di Sequoia ha stimato il divario annuale tra la spesa per le infrastrutture dell'IA e i ricavi dell'ecosistema a quasi $600 miliardi. Inoltre, Allianz ha misurato la divergenza tra investimenti e ricavi a circa il 46%, ben oltre il 32% che ha caratterizzato il crollo del 2001. Infine, ad agosto, uno studio del MIT ha suggerito che la maggior parte dei progetti pilota di IA aziendali non ha prodotto alcun ricavo misurabile.

Si tratta di un gruppo ribassista sull'IA molto serio che sta presentando argomentazioni altrettanto serie, e ignorarlo sarebbe un grave errore. Quando uno stratega che ha previsto correttamente cinque crolli di Nvidia del 55% o più afferma che ne arriverà un sesto, e un sondaggio di Bank of America mostra che il 54% dei gestori professionisti considera ora l'IA una “bolla”, è necessario tenerne conto nelle proprie valutazioni. Come investitori, dobbiamo capire con precisione quali elementi sono corretti e quali sono invece frutto di un'analisi retrospettiva di un'epoca passata.

Cominciamo dunque da dove gli orsi sull'IA hanno ragione.


Su cosa gli orsi hanno ragione

Sì, le valutazioni sono eccessive e, secondo l'indicatore più rilevante per la fragilità, la concentrazione è peggiore ora rispetto al 2000.

Osservate quanto si è allungata la linea nel grafico qui sopra. Le dieci maggiori società quotate rappresentano ora circa il 43% dell'indice S&P 500, un record, il quale supera il picco del 27% raggiunto dall'indice al culmine della bolla delle dot-com. Secondo questo singolo indicatore, il mercato è oggi più sbilanciato verso l'alto rispetto a qualsiasi altro momento della storia moderna. L'indice a ponderazione uguale ha già iniziato a divergere dal benchmark principale, il che rappresenta esattamente il tipo di crepa interna che tende a manifestarsi prima che le megacap vacillano. Questa è la situazione che gli analisti ribassisti continuano a indicare, e su questo punto hanno ragione.

In secondo luogo, anche l'argomento del finanziamento circolare è reale. Quando Nvidia acquisisce una partecipazione azionaria in un'azienda che poi si impegna ad acquistare chip Nvidia, parte di ciò che viene riportato come “domanda” è in realtà il venditore che finanzia le proprie vendite. Si tratta di una vera e propria distorsione del segnale, e merita l'attenzione che sta ricevendo. Aggiungiamoci poi i calcoli degli ammortamenti, dove le spese in conto capitale a $434 miliardi superano di gran lunga i $149 miliardi di ammortamenti attualmente presenti nei bilanci, e otteniamo una cifra che arriverà tra il 2027 e il 2029, indipendentemente dai fatturati. Gli scettici sull'IA non si sono inventati nulla di tutto ciò; si sono limitati a leggere i documenti aziendali.


Su cosa gli orsi hanno torto

Detto questo, sembrerebbe ovvio che la cosa migliore sia uscire dal mercato dell'IA prima che si verifichi il prossimo crollo in stile “dot-com”. Il problema, però, è proprio questo paragone: quello con il “boom e crash” della fibra ottica si basa sull'unica variabile che ha effettivamente determinato l'esito nel 2000, e questa variabile oggi non ha lo stesso peso... ovvero, chi firma gli assegni.

Prima del sovraccarico delle infrastrutture nel 2000, i finanziamenti provenivano da aziende che non avevano alcuna competenza per contrarre prestiti di tale entità. Tra queste, WorldCom, Global Crossing e le nuove compagnie che stavano installando la fibra ottica a debito, oltre ai prestiti concessi da Lucent e Nortel a clienti che non erano in grado di ripagarli. Quando i ricavi non arrivarono come previsto, quei bilanci non furono sufficienti a coprire il deficit e la struttura crollò, finendo in tribunale per bancarotta.

L'attuale piano di sviluppo è completamente diverso sotto questo preciso aspetto. Circa due terzi del capitale investito previsto per il 2026 sono finanziati direttamente dal flusso di cassa operativo e dal capitale proprio di Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta, quattro delle aziende più redditizie mai create. L'indebitamento esistente è di qualità investment grade e rappresenta comunque una minoranza della spesa. I bilanci che sostengono questo ciclo non sono quelli di WorldCom, e questa differenza è determinante.


Le entrate sono reali

In secondo luogo, “nessun ricavo” non è la stessa cosa di un ricavo che semplicemente non ha ancora raggiunto le spese. Inference ora supera circa il 70% di margini lordi. Il business dell'IA di Microsoft ha superato i $37 miliardi di fatturato annuo, il fatturato dell'IA di Amazon sta crescendo a tre cifre e Anthropic è passata da circa $9 miliardi a un fatturato annuo dichiarato di $47 miliardi in un solo anno.

Ancora più significativo, persino Nvidia, il bersaglio preferito degli orsi, ha visto gli utili futuri crescere così rapidamente che il suo multiplo si è effettivamente compresso, man mano che i fondamentali si sono allineati a quelle che si ritenevano aspettative eccessivamente ottimistiche. Questa è l'immagine speculare di Cisco nel 2000, che raggiunse un picco di quasi 30 volte il fatturato su utili che poi si sono azzerati. Il fatto che i ricavi seguano le spese in conto capitale è una questione di tempistica, non la storia del ritorno sull'investimento a zero che i titoli dei giornali lasciano intendere.

In terzo luogo, gli analisti pessimisti sull'IA prevedono un'eccedenza di offerta, eppure il vincolo attuale è l'opposto di un'eccedenza. Microsoft ha ordini Azure per un valore di circa $80 miliardi che non può evadere per mancanza di elettricità, con GPU inattive in magazzino in attesa di alimentazione.

Oggi, oltre il 60% della capacità dei data center prevista per il 2027 non è ancora in costruzione. Se e quando la domanda di data center verrà razionata dalla rete elettrica anziché dalla disaffezione dei clienti, non si avrà un eccesso di capacità, bensì una carenza. Tuttavia, a questo punto sorge una legittima obiezione, la più forte sollevata dagli scettici: se si costruisce una capacità di generazione e trasmissione sufficiente per due o tre anni, l'attuale carenza si trasformerà in un eccesso di offerta domani. Questa è una preoccupazione fondata, e il rischio temporale va monitorato attentamente, ma è una questione che riguarda il 2028, non il 2026.


Cosa significa la tesi ribassista sull'IA per gli investitori

Vorrei essere chiaro: chi critica l'intelligenza artificiale ha delle valide ragioni, ma non sa quando. Non sto certo sostenendo che gli investitori dovrebbero acquistare a piene mani il complesso dell'IA chiudendo gli occhi. La questione NON è se ci sia un eccesso, perché è evidente che c'è. La vera domanda è cosa farebbe un investitore disciplinato con un eccesso di investimenti, reale, estremo ma finanziato con liquidità.

Iniziate con il dimensionamento della posizione, perché è l'unica tattica che resiste a un calo. NVIDIA ha subito cali del 55% o più in cinque diverse occasioni sin dal 2000, e ogni volta si è ripresa raggiungendo nuovi massimi. Gli investitori che avevano dimensionato la posizione in modo da poter resistere durante le fasi di ribasso ne hanno tratto enormi benefici. Hanno ottenuto risultati ancora migliori se hanno gestito il rischio di esposizione durante tali ribassi. Assumete una posizione nel settore dell'IA con un peso tale che un calo del 50% sia fastidioso, ma non fatale. Il dimensionamento viene prima di tutto.

In secondo luogo, le regole sono semplici.

• Dare priorità a chi si autofinanzia rispetto a chi prende in prestito denaro;

• Diversificate la vostra esposizione sui vari livelli del settore, dai chip al cloud, fino alla potenza che si cela sotto di essi, anziché concentrare l'intera tesi su un singolo nome;

• Insistete sempre affinché il prezzo che pagate sia supportato dagli utili esistenti e non da un calo complessivo del mercato;

• Infine, tenete da parte un po' di liquidità, perché la volatilità di questo mercato è una caratteristica, non un difetto, e una vera correzione si trasforma in un'opportunità nel momento in cui avete a disposizione liquidità e una lista della spesa.

Il momento in cui ci si assume il rischio è importante tanto quanto la quantità di rischio assunto. Non tutta l'esposizione all'IA comporta lo stesso pericolo, e la mappa qui sotto illustra come la classificherei io.


I 5 segnali

Le aziende autofinanziate e il collo di bottiglia energetico fanno parte di questo scenario che assomiglia sempre meno a quello del 2000. Al contrario, le aziende con leva finanziaria sono quelle che più gli assomigliano. È proprio in queste aziende che un calo dei ricavi provoca i danni maggiori, e sono le prime posizioni da liquidare quando la situazione inizia a vacillare. Le aziende redditizie che si autofinanziano rientrano in una categoria a parte, e venderle perché un ribassista ha previsto un picco è il modo in cui gli investitori perdono anni di rendimento composto in attesa di un crollo che arriva tardi, o non arriva mai.

Il che solleva la questione più difficile: come si fa a capire quando una storia sta effettivamente vacillando?

Questo è un tema fondamentale ed è la trappola in cui cadono la maggior parte degli investitori. Non è necessario prevedere il picco. Ciò che serve è una breve lista di segnali che si attivano prima che il picco sia evidente a tutti, e la disciplina di agire in base a questa lista, anziché discuterne.

Il che mi porta alla domanda che sento più spesso: “Perché non evitare di selezionare singoli titoli e investire direttamente nell'indice?”

Ecco la mia opinione. L'indice è diventato silenziosamente la “scommessa”. Con le dieci società più grandi che rappresentano quasi il 43% dell'indice S&P 500, acquistare sul mercato oggi significa scommettere in modo concentrato su quelle stesse poche aziende, in maniera passiva, senza che nessuno abbia mai deciso che fosse una buona idea. Possedere l'indice non è un modo per eludere il trading basato sull'intelligenza artificiale, perché di fatto lo è, che lo si voglia o no.

Vale sempre la pena ripetere la regola numero 9 di Bob Farrell: “Quando tutti gli esperti e le previsioni sono d'accordo, di solito accade qualcos'altro”.


Conclusione

Con oltre la metà dei gestori che ora definiscono l'intelligenza artificiale una “bolla” e che da quasi due anni figura tra i titoli “Magnifici 7" più scambiati a Wall Street, il consenso si è già orientato al ribasso. Ciò non significa che la tesi ribassista sull'intelligenza artificiale sia errata, ma suggerisce che l'inevitabile crollo potrebbe non verificarsi nei tempi previsti.

Una delle mie citazioni preferite di Howard Marks è: “Essere troppo in anticipo sui tempi è indistinguibile dall'essere in errore”. Quando si tratta di investire, il tempismo è fondamentale. Ancora più importante, notate che Hickey stesso detiene il suo portafoglio di opzioni put legate all'intelligenza artificiale a circa l'1% del suo portafoglio, il che suggerisce che lo tratta come una copertura piuttosto che come una posizione short decisa. Questa è la strategia da imitare. Investite sui titoli a crescita composta, proteggetevi dai rischi estremi e lasciate che i profitti dimostrino o meno la vostra scelta.

Gli analisti ribassisti sull'IA alla fine avranno ragione su un calo, perché alla fine tutti hanno ragione su un calo. Se avranno ragione dipenderà da una domanda a cui la loro analogia preferita non può rispondere: “Cosa succede quando le aziende più ricche del mondo costruiscono in eccesso con i propri soldi anziché con soldi presi in prestito?”

Questa è la questione concreta sul tavolo, ed è la domanda a cui dovete rispondere prima di vendere.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 23 settembre 2026

La Germania si sta preparando a introdurre una tassa patrimoniale?

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-germania-si-sta-preparando-a-introdurre)

Il 2027 sarà l'anno in cui verrà introdotto il registro patrimoniale? La ministra del Lavoro, Bärbel Bas, ha confermato al quotidiano Bild che il prossimo anno il suo ministero prevede di condurre un'indagine rappresentativa sui cittadini riguardante i loro patrimoni e le loro opinioni sulla giustizia distributiva. Un classico dietrofront di questo governo: solo tre settimane prima, la Bas aveva categoricamente escluso qualsiasi piano del genere.

Nello specifico, è prevista una raccolta dati finanziata con fondi pubblici che coinvolgerà circa 5.000 cittadini. L'iniziativa sarà gestita da un istituto di ricerca esterno nell'ambito di una gara d'appalto a livello europeo, il cui termine per la presentazione delle offerte è fissato al 1° settembre.

“Esperimento di indagine sulla disuguaglianza di ricchezza nella popolazione” è il nome apparentemente innocuo di questo studio, che probabilmente non è altro che un primo passo verso un registro completo della ricchezza tedesca.

Avvolta nel manto della ricerca scientifica, la linea di politica si sta avvicinando, passo dopo passo, alla delicata questione che da anni incombe sul dibattito politico come una spada di Damocle: il registro patrimoniale. Questo registro – uno dei numerosi progetti dell'Unione Europea – ha lo scopo ultimo di consentire valutazioni patrimoniali personalizzate e senza intoppi: la base imponibile perfetta per un cittadino perfettamente trasparente.

La novità non risiede tanto nel formato: indagini simili sulla ricchezza sono già state condotte ogni quattro anni da istituti come il DIW di Berlino. La vera novità sta nell'esplicita cornice politica e nell'interpretazione normativa dei risultati.

Naturalmente, la distribuzione della ricchezza in Germania è ineguale: una conseguenza naturale di un sistema di libero mercato e parte integrante di un sistema fondato sul principio che la ricompensa debba essere proporzionale al merito.

La progettazione dell'indagine e l'interpretazione dei suoi risultati si basano direttamente su questa disuguaglianza e mirano a legittimare opzioni politiche come l'introduzione di una tassa patrimoniale, l'aumento delle imposte di successione o altre misure ridistributive. Almeno Berlino si preoccupa ancora di mantenere una parvenza di razionalità scientifica prima di mettere in atto il suo spudorato saccheggio dei risparmi della classe media.

Che il governo tedesco abbia fatto ben più che limitarsi a dare un'occhiata alla ricchezza dei cittadini è ormai diventato evidente. L'Ufficio federale di statistica ha riportato un deficit nazionale di €71,3 miliardi per il primo semestre dell'anno, con un aumento di €36,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La situazione è disperata. I danni che le politiche ideologiche di Berlino e Bruxelles hanno inflitto all'economia negli ultimi anni rischiano di mandare in rovina le casse dello Stato tedesco.

Solo una settimana prima, l'Istituto IFO aveva lanciato l'allarme su un punto di non ritorno per le finanze pubbliche. Gli economisti avevano concluso che le entrate fiscali avrebbero potuto effettivamente diminuire in futuro, ponendo fine alla linea di politica spendacciona di Berlino. Come possibili contromisure, Berlino sta ora chiaramente pianificando aumenti delle tasse e un ampliamento della base imponibile per includere il patrimonio dei cittadini.

La situazione è drammatica: le imposte ciclicamente sensibili, come l'imposta sulle società e l'imposta sul commercio, mostrano un andamento negativo da diversi trimestri, e l'ondata di insolvenze che sta travolgendo il Paese, il crescente numero di chiusure aziendali e l'aumento della disoccupazione non lasciano presagire un'inversione di tendenza a breve termine.

Dal punto di vista del cittadino medio, la situazione si presenta così: dati gli enormi oneri fiscali che un apparato statale in continua espansione gli impone, un sovrano rischia di diventare un vassallo fiscale, se non lo è già diventato.

Uno Stato che non riesce a tenere sotto controllo il proprio bilancio tende a sperperare denaro pubblico e non esiterà a imporre pesanti tasse sul patrimonio di famiglie e imprese, già gravato da molteplici imposte.

Sapete già come funziona: tutto viene fatto in nome della giustizia sociale. Si trovano sempre delle giustificazioni, ma con questo tipo di politiche si erode la sovranità residua della società stessa, il motore stesso della prosperità, della stabilità sociale e del repubblicanesimo.

Friedrich August von Hayek avrebbe probabilmente giudicato così: la Germania è sulla strada verso la schiavitù, e ne ha già percorso un buon tratto.

E chiunque creda ancora che i raid alla ricchezza, alle eredità e alle terre si fermerà ai cosiddetti ricchi, si troverà di fronte a una brutta sorpresa: i veri ricchi sfuggono alla retata fiscale proprio grazie alla loro elevata mobilità geografica.

No, lo Stato ha messo gli occhi su coloro che non possono sottrarsi al suo controllo: la classica classe media, il Mittelstand, coloro che sono legati alla terra, giusto per usare una terminologia neofeudale.

L'opposto del feudalesimo sarebbe un diritto illimitato alla proprietà privata, che naturalmente include anche l'accumulo di ricchezza, senza alcun dibattito politico. Le persone non sono sovrane quando la spada di Damocle della tassazione arbitraria incombe sulle loro teste: una volta che lo Stato può confiscare i beni a piacimento, la proprietà privata diventa un possesso preso in prestito e il cittadino si trasforma in un servo spremuto dalle tasse. È proprio per questo che i dibattiti, alimentati dall'invidia, sulle imposte patrimoniali e sulla giustizia distributiva sono così pericolosi: trasferiscono il potere dal cittadino all'apparato statale, che per sua stessa natura non conosce limiti e ormai non si preoccupa nemmeno più di nasconderlo.

Alla fine, rimane solo un'amara constatazione: uno Stato che spreme senza vergogna i propri cittadini, spogliandoli della sacralità della proprietà privata e degli ultimi rifugi che un tempo lo rendevano sovrano, con un argomento meschino e intriso di risentimento, ha già spezzato il legame di fiducia tra di esso e il cittadino. La ricchezza, quale ultima linea di difesa di quest'ultimo, non può far altro che evaporare.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 22 settembre 2026

Come l'espansione dell'Obamacare ha fatto impennare i premi e reso gli americani dipendenti

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da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/come-lespansione-dellobamacare-ha)

Il Congresso ha risposto alla pandemia di COVID-19 approvando l'American Rescue Plan Act all'inizio del 2021. Questo provvedimento di spesa da $1.900 miliardi mirava a fornire sostegno e a stimolare la ripresa economica.

Tra le altre disposizioni, la legge ha ampliato l'accesso all'assistenza sanitaria sovvenzionata dal governo tramite il marketplace dell'Obamacare, in modo da aiutare le persone a reddito medio-basso a mantenere la copertura sanitaria fino alla normalizzazione dell'economia.

La misura ha portato milioni di americani della classe media all'interno del sistema Obamacare, ma ha avuto la conseguenza imprevista di rendere molti di loro dipendenti dagli aiuti pubblici.

La legge ha inoltre introdotto sussidi temporanei maggiorati che, secondo alcuni osservatori, hanno fatto lievitare i premi dell'Obamacare.

Sebbene tali sussidi maggiorati siano scaduti il ​​31 dicembre 2025, il Congresso continua a discutere di una loro possibile reintroduzione.


Espansione delle adesioni

L'Obamacare è stato creato per le persone che si trovavano nella fascia intermedia tra la copertura Medicaid e l'assicurazione sanitaria fornita dal datore di lavoro.

Il programma prevede crediti d'imposta sui premi che si basano sul reddito – ovvero sussidi versati direttamente alle compagnie assicurative – per le persone con redditi compresi tra la soglia di povertà e un livello fino a quattro volte superiore (tra il 100% e il 400% del livello federale di povertà).

Le persone con un reddito inferiore alla soglia di povertà – o, in alcuni stati, fino al 138% di tale soglia – hanno diritto al Medicaid. L'Obamacare offre assistenza a chi guadagna fino a quattro volte tale importo, ovvero fino a $62.600 l'anno (o $106.600 per una famiglia di tre persone), in base all'attuale livello federale di povertà.

Durante la pandemia, il Congresso ha introdotto sussidi privi di limiti di reddito. Tali sussidi maggiorati hanno inoltre ridotto il limite di spesa sostenibile per gli iscritti, ovvero l'importo massimo che un cliente avrebbe pagato di tasca propria per il premio mensile.

Grazie ai sussidi maggiorati introdotti nel 2021, nessun iscritto avrebbe speso più dell'8,5% del proprio reddito mensile per i premi. Alcuni avrebbero pagato al massimo il 6%, altri il 4% o il 2%, e alcuni nulla.

Le adesioni hanno fatto registrare un boom, passando da 11,4 a 14,5 milioni in due anni. Nel 2025 il numero di iscritti è raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemia, superando i 24 milioni, secondo i dati dell'organizzazione di ricerca sanitaria KFF. I sussidi maggiorati sarebbero dovuti scadere nel 2022, lasciando giusto il tempo necessario per far tornare le persone al lavoro.

Tuttavia, anche dopo la fine della pandemia, i sussidi maggiorati sono rimasti in vigore.

Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (Democratico di New York), insieme ad altri colleghi democratici, tiene una conferenza stampa sulla scalinata orientale del Campidoglio statunitense il 18 dicembre 2025. Il 5 gennaio, Jeffries ha dichiarato che i democratici della Camera stanno cercando di prorogare i crediti d'imposta dell'Affordable Care Act, scaduti il ​​31 dicembre 2025.


Premi in aumento, salari invariati

I premi delle assicurazioni sanitarie sono aumentati drasticamente durante i primi cinque anni dell'Obamacare. Secondo i dati diffusi dalla KFF, il premio individuale medio per una persona di 40 anni è salito di almeno il 75%.

I prezzi sono lievitati anche sui mercati commerciali dove, secondo la Heritage Foundation, il costo dei premi individuali è aumentato di circa il 120% tra il 2013 e il 2019.

I prezzi dell'Obamacare si sono stabilizzati prima dell'arrivo della pandemia; tra il 2020 e il 2022 – periodo che include i primi due anni di sussidi maggiorati – hanno fatto registrare un calo del 5%, stando ai dati della KFF.

Tuttavia, nel 2022 – l'anno in cui i sussidi avrebbero dovuto terminare – l'inflazione era in crescita, raggiungendo un picco superiore al 9% a metà anno, secondo il Bureau of Labor Statistics.

Gli economisti concordano sul fatto che si sia trattato di una conseguenza imprevista della spesa legata all'American Rescue Plan. L'aumento dei prezzi è stato “il risultato di politiche fiscali e monetarie espansive, dell'eccesso di risparmio accumulato durante la pandemia e della riapertura di economie precedentemente bloccate dai lockdown”, ha scritto Ben Bernanke, ex-presidente della Federal Reserve, in un'analisi redatta congiuntamente per la Brookings Institution.

Il Congresso ha risposto stanziando ulteriori fondi. L'Inflation Reduction Act, approvato nell'agosto 2022, avrebbe immesso nell'economia altri $1.200 miliardi nell'arco di un decennio, secondo le stime del Cato Institute. Il provvedimento includeva una proroga di tre anni dei sussidi maggiorati.

(Da sinistra a destra) I senatori Chuck Grassley (R-Iowa), Mike Crapo (R-Idaho) e Rob Portman (R-Ohio) intervengono a una conferenza stampa presso il Campidoglio degli Stati Uniti il 3 agosto 2022. Sebbene la maggior parte dei Repubblicani si sia opposta alla proroga dei sussidi potenziati dell'Obamacare, alcuni hanno sostenuto una seconda proroga a breve termine, della durata compresa tra uno e tre anni.

I premi dell'Obamacare sono tornati a salire bruscamente, secondo i dati diffusi dalla KFF, facendo registrare un incremento superiore al 13% in tre anni.

Cynthia Cox, ricercatrice in ambito economico e di politiche sanitarie presso la KFF, ha individuato diversi fattori alla base del recente aumento dei premi, tra cui l'incremento dei costi ospedalieri, la crescente diffusione di nuovi farmaci costosi come l'Ozempic e l'applicazione di tariffe.

Molti osservatori indicano inoltre gli stessi sussidi potenziati come una delle cause del problema che erano stati introdotti per risolvere.

“La struttura dei sussidi dell'[Affordable Care Act] è di per sé inflattiva: spinge al rialzo i prezzi delle prestazioni sanitarie e l'importo complessivo dei premi”, hanno affermato Mark Howell e Brian Blase del think tank Paragon Health Institute. “Mentre il Congresso valuta il futuro dei crediti legati al COVID... deve prendere atto della realtà: l'Affordable Care Act ha reso la copertura sanitaria molto meno accessibile economicamente”.

Tale realtà è rimasta in gran parte invisibile a molti beneficiari dei sussidi maggiorati, poiché la quota del premio a loro carico era limitata in base al reddito. Gli aumenti di prezzo eccedenti tale limite sono stati coperti dai contribuenti; di conseguenza, i sussidi maggiorati sono diventati ancora più cruciali per le persone a basso reddito.

Nel frattempo, i salari reali dei lavoratori americani non hanno tenuto il passo con i prezzi dei beni di consumo, figuriamoci con l'impennata dei costi delle assicurazioni sanitarie.

In quel periodo, il deputato Jim McGovern (Democratico del Massachusetts) commentò l'importanza dei sussidi maggiorati per i cittadini del suo collegio elettorale. “Senza l'Inflation Reduction Act, il premio medio per queste persone sarebbe aumentato del 76%, raggiungendo i $1.430 nel 2023”, dichiarò in un comunicato.

Nel 2025, anno in cui era prevista la scadenza dei sussidi maggiorati, i premi dell'Obamacare hanno toccato il massimo storico. Secondo il Peterson-KFF Health System Tracker, le compagnie assicurative si sono rese conto che, in assenza di ulteriori sussidi, gli assicurati in condizioni di salute migliori avrebbero rinunciato alla copertura nel 2026, lasciando un bacino di assicurati più ristretto e più costoso da gestire.

Le compagnie hanno reagito applicando aumenti dei premi compresi tra il 10% e il 59% – con una mediana del 18%, secondo i dati Peterson-KFF.

I Democratici al Congresso hanno sostenuto che i sussidi maggiorati fossero ormai indispensabili e si sono attivati per renderli permanenti. Alcuni Repubblicani hanno concordato sulla necessità di una seconda proroga, della durata compresa tra uno e tre anni.

Dopo cinque anni di aumenti dei premi pagati in gran parte dai contribuenti, sia le compagnie assicurative che gli assicurati dipendono ormai dai sussidi maggiorati.


Aumento delle frodi

La maggior parte dei Repubblicani si è opposta alla proroga dei sussidi maggiorati. Hanno sostenuto che, prima di investire ulteriori fondi per far fronte all'aumento dei premi, fosse necessario risolvere un altro problema insito nel sistema: le frodi.

Tra i legislatori non vi è disaccordo sul fatto che i sussidi maggiorati abbiano rappresentato un vantaggio significativo per i consumatori.

Il premio medio dell'Obamacare per il 2025 era di $619 al mese, di cui oltre $500 coperti dai sussidi. Oltre 10 milioni di iscritti – pari al 46% di coloro che ricevevano sussidi – hanno pagato di tasca propria $10 o meno al mese per i premi assicurativi.

Secondo la Brookings Institution, circa 8 milioni di persone hanno pagato zero dollari.

È proprio questo il problema, secondo alcuni analisti: la possibilità di iscrivere un gran numero di persone che non avrebbero mai ricevuto una fattura ha creato un terreno fertile per le frodi.

Secondo quanto sostiene Blase, molte persone sono state iscritte al programma a loro insaputa da intermediari assicurativi senza scrupoli; ciò ha indotto il governo federale a inviare loro un assegno di sussidio e, contemporaneamente, a versare i premi a una compagnia assicurativa.

Questi iscritti fantasma vengono individuati, in parte, proprio per la mancanza di attività successiva all'iscrizione, ha affermato Blase.

“Nel 2024, quasi 12 milioni di iscritti non hanno utilizzato il proprio piano nemmeno una volta; un dato in aumento rispetto ai meno di 4 milioni registrati nel 2021”, ha dichiarato Blase alla Commissione Giustizia della Camera il 10 dicembre.

Complessivamente, il 35% di tutti gli iscritti alle piattaforme di scambio non ha mai utilizzato il proprio piano, e il 40% di coloro che beneficiavano di una copertura totale tramite sussidi non ha avanzato alcuna richiesta di rimborso o prestazione; secondo Blase, tale percentuale è doppia rispetto a quella rilevata sia nel mercato assicurativo commerciale sia nel sistema Obamacare pre-pandemia.

America’s Health Insurance Providers, l'associazione di categoria delle compagnie di assicurazione sanitaria, ha contestato tale affermazione.

“Un anno senza richieste di rimborso indica che il consumatore è rimasto in buona salute o ha usufruito della copertura solo per pochi mesi, non che il denaro dei contribuenti sia stato sottratto o che la polizza fosse illegittima”, ha dichiarato il gruppo in un comunicato del 18 agosto.

Tuttavia, nel dicembre 2025, il Government Accountability Office (l'ufficio federale incaricato di verificare la spesa pubblica) ha fornito prove di frodi nelle iscrizioni all'Obamacare, suggerendo la creazione di account fittizi.

Nel 2024, gli investigatori sono riusciti a iscrivere all'Obamacare 20 identità inesistenti, utilizzando numeri di previdenza sociale mai assegnati ad alcuna persona reale e altri documenti contraffatti facilmente reperibili o creabili. Delle 20 iscrizioni fittizie, 18 risultavano ancora attive nel settembre 2025, con un costo per i contribuenti superiore a $10.000 al mese.

Gli investigatori hanno inoltre individuato 26.000 account che nel 2023 avevano ricevuto sussidi sulla base di numeri di previdenza sociale corrispondenti a quelli presenti nel registro dei decessi della Social Security Administration.

Oltre 7.000 numeri di previdenza sociale appartenevano a persone risultate decedute prima dell'iscrizione all'Obamacare, mentre 19.000 numeri corrispondevano a dati di decesso per quanto riguarda il numero, ma non il nome e l'indirizzo; ciò suggerisce che, ai fini dell'iscrizione, possano essere state create identità fittizie.

Sulla base di tali numeri, i contribuenti hanno pagato oltre $94 milioni in sussidi nell'arco di un anno.

Un ulteriore indizio di frode è rappresentato dal numero di Stati in cui le iscrizioni a piani Obamacare con premio pari a zero risultano sproporzionatamente elevate rispetto a coloro con un reddito idoneo.

Secondo i dati dello U.S. Census Bureau, in ventiquattro stati il numero di iscritti all'Obamacare che dichiarano un reddito compreso tra il 100% e il 150% della soglia federale di povertà supera quello dei residenti che effettivamente percepiscono tale reddito.

Il problema appare più grave negli Stati che non hanno adottato l'espansione del Medicaid, misura che avrebbe innalzato i requisiti di idoneità al programma fino al 138% della soglia federale di povertà.

Gli utenti dell'Obamacare vengono iscritti nuovamente in automatico ogni anno; di conseguenza, un account fittizio continuerebbe a generare commissioni fraudolente e pagamenti assicurativi ingiustificati finché la frode non venisse scoperta.

Secondo il Paragon Health Institute, le iscrizioni fraudolente comportano costi fino a $20 miliardi l'anno.


Rendere accessibile l'assistenza sanitaria

I sussidi maggiorati sono scaduti il ​​31 dicembre 2025.

Repubblicani e Democratici al Congresso concordano sul fatto che il sistema sanitario statunitense sia diventato troppo costoso e intendono affrontare il problema, pur divergendo sull'approccio da adottare.

I Democratici sono generalmente favorevoli all'intervento pubblico nel sistema, come nel caso dell'Obamacare, dove i contribuenti contribuiscono a coprire i costi in aumento.

Nel dicembre 2025, il Senato ha respinto una proposta volta a rendere permanenti i sussidi maggiorati.

Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (Democratico di New York), ha dichiarato in una conferenza stampa del 5 gennaio che il suo partito continua a cercare di ottenere una proroga dei sussidi “per tutelare l'assistenza sanitaria di decine di milioni di... americani comuni, appartenenti alla classe media”.

Senza i sussidi, ha affermato Jeffries, alcuni consumatori subirebbero aumenti dei costi fino a $2.000 o più al mese.

I Repubblicani sono generalmente favorevoli a sfruttare l'intervento pubblico per stimolare la concorrenza sul mercato. Di recente, i Repubblicani del Senato hanno presentato un piano per fornire fondi specifici direttamente ai consumatori, da utilizzare per acquistare servizi sanitari. Anche tale piano è stato respinto dal Senato. Il senatore John Thune (Repubblicano del South Dakota), leader della maggioranza al Senato, ha affrontato la questione delle diverse filosofie in una conferenza stampa del 16 dicembre 2025.

“Se [i Democratici] sono disposti ad accettare modifiche che effettivamente conferiscano maggiore potere, controllo e risorse al popolo americano, sottraendone al contempo alle compagnie assicurative, credo che ci sia una strada percorribile”, ha affermato.

L'8 gennaio scorso la Camera ha approvato una proroga triennale dei sussidi maggiorati. Il 14 gennaio, poi, è fallito il tentativo del leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer (Democratico di New York), di far approvare il provvedimento tramite consenso unanime nella Camera alta.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che avrebbe posto il veto su qualsiasi proroga dei sussidi dell'Obamacare che dovesse giungere sul suo tavolo.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 21 settembre 2026

I servizi segreti tedeschi si preparano ad ampliare la sorveglianza

Mentre la Lagarde dice di «fare presto» sull'euro digitale, oltreoceano il Congresso continua a rallentare il CLARITY Act. Nessun coincidenza... ovviamente! Gli eurocrati sono consapevoli della fine che faranno i capitali restanti in UE se dovesse passare prima quest'ultimo. La giustificazione addotta dalla BCE e dai sostenitori dell'euro digitale, che fanno riferimento all'«occasione persa» rappresentata dai miliardi di euro investiti negli Stati Uniti anziché nell'Unione Europea, è priva di fondamento. Gli investitori europei scelgono di operare su scala mondiale; se non tutti i capitali rimangono nell'Unione Europea, ciò è dovuto alla stagnazione, all'eccessiva regolamentazione e alla carenza di opportunità. Inoltre diventa centrale il rischio che la politica monetaria venga utilizzata per alimentare la spesa pubblica ben oltre i livelli attuali: non fungerà da freno agli eccessi della spesa pubblica, bensì li faciliterà ulteriormente, penalizzando soprattutto i risparmiatori e gli investitori prudenti. Una CBDC non è semplice moneta elettronica. La differenza fondamentale tra l'attuale moneta elettronica e l'euro digitale non risiede nella digitalizzazione, ma nel controllo. Nel sistema attuale i depositi sono custoditi presso le banche commerciali, le quali agiscono da intermediari, assorbono il rischio e mantengono una certa separazione tra le autorità monetarie e le singole transazioni, pur nel rispetto dei vincoli normativi e legali. Con una CBDC il deposito verrebbe detenuto dalla banca centrale e ciò aprirebbe la strada a pericolose forme di potere, una delle quali l'accesso diretto e in tempo reale alla quasi totalità delle transazioni, eliminando quel residuo di riservatezza finanziaria ancora garantito dal contante e dall'intermediazione bancaria. Quando ogni pagamento viene registrato in un sistema centralizzato, le autorità possono monitorare le abitudini di spesa, segnalare comportamenti indesiderati e creare profili che vanno ben oltre le legittime esigenze delle forze dell'ordine. La programmabilità rappresenta un aspetto critico dell'architettura del sistema. Le CBDC possono essere concepite come moneta programmabile, consentendo alle autorità di aumentare o ridurre i saldi, limitare i luoghi e le modalità di spesa dei fondi, nonché imporre scadenze o sanzioni per comportamenti ritenuti dannosi, che spaziano dal consumo «eccessivo» di carburante a spese politicamente impopolari. Non si tratta di congetture: la stessa BCE sottolinea la programmabilità come un mezzo per rendere più fluida la trasmissione della politica monetaria, il che si traduce in una generazione di inflazione più rapida e in un ritiro della liquidità più celere qualora i pianificatori centrali ritenessero di aver stimolato troppo l'economia. Eliminando la necessità di intermediari, quali le banche commerciali e la domanda di credito, le banche centrali possono immettere liquidità direttamente sui conti dei cittadini, fondendo di fatto politica monetaria e politica fiscale. Ciò rimuove i vincoli che il credito bancario e la disciplina di mercato impongono ai deficit pubblici, trasformando la valuta in uno strumento di finanziamento del bilancio pubblico e sostanzialmente privo di controlli. È per questo che la BCE insiste sulla necessità che le autorità ne impongano l'uso attraverso regolamenti, obblighi fiscali e norme sul corso legale. Legislatori e autorità di vigilanza stanno già discutendo di tetti individuali di detenzione pari a circa €3.000 a persona per limitare la fuga di capitali dai bilanci bancari europei. Le conseguenze sono rilevanti e la più evidente è lo spiazzamento del credito privato. Man mano che i depositi affluiscono verso la banca centrale e la normativa favorisce questa forma di moneta pubblica, la capacità delle banche di erogare prestiti a famiglie e imprese si riduce, mentre l'opzione più sicura ed economica rimane il finanziamento dei governi. Ciò accelera la tendenza, già manifesta, all'espansione del settore pubblico a scapito dell'economia privata. L'euro digitale consente alla banca centrale di espandere o contrarre l'offerta di moneta direttamente nei portafogli di famiglie e imprese, eliminando vincoli essenziali e trasformando la valuta in un puro strumento al servizio di priorità politiche, agende climatiche, politiche industriali o ingegneria sociale. Inoltre la stessa architettura di programmazione crea un incentivo perverso che penalizza il risparmio prudente sotto forma di depositi e gli investimenti conservativi. L'indipendenza formale e le leggi sulla privacy costituiscono garanzie deboli quando le istituzioni europee hanno già ceduto ripetutamente alle pressioni politiche per finanziare l'espansione statale e tollerare un'inflazione persistente. Una CBDC amplifica questo problema aggiungendo il rischio di controllo sociale alla manipolazione monetaria a livello macroeconomico. Il risultato è, sì, una valuta più facile da usare, ma dalla quale è più difficile sottrarsi e che è più vulnerabile al controllo politico discrezionale.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/i-servizi-segreti-tedeschi-si-preparano)

Secondo i piani della Cancelleria, il servizio di intelligence estera tedesco, il BND, si appresta ad ampliare significativamente le proprie capacità di sorveglianza. L'attenzione si concentrerà in particolare sulle comunicazioni internet trasmesse dalla Germania verso l'estero, le quali saranno incluse nel catalogo di monitoraggio dell'agenzia.

Dopo mesi di accesi dibattiti sull'espansione dell'apparato di censura di Bruxelles ai sensi del Digital Services Act e sul controllo delle chat da parte dell'UE, l'attenzione sulle attività di spionaggio della Commissione europea si è in qualche modo affievolita. Ora, una bozza di legge della Cancelleria, ottenuta da WDR, NDR e Süddeutsche Zeitung, sta suscitando scalpore.

La proposta di ampliamento dei poteri del BND mette in chiaro una cosa: la politica tedesca si sta muovendo di pari passo con la Commissione di Bruxelles, schierandosi apertamente contro la privacy e la libertà di comunicazione dei cittadini, dei media e delle organizzazioni critiche nei confronti dei governi.


Un promemoria dello scandalo NSA

Ricordiamo lo scandalo di oltre un decennio fa che coinvolse la National Security Agency statunitense. L'informatore Edward Snowden smascherò le operazioni dell'agenzia. La NSA raccoglieva dati mondiali sulle telecomunicazioni e su Internet, incluse telefonate, email e comunicazioni online di milioni di cittadini, spesso senza alcuna motivazione criminale. Programmi come PRISM, che consentiva l'accesso diretto ai dati delle aziende tecnologiche statunitensi, o X-Keyscore, in grado di monitorare l'attività su Internet in tempo reale, avevano già dimostrato quanto fosse avanzata la sorveglianza statale e quali possibilità tecniche fossero a disposizione degli attori governativi.

Il documento della Cancelleria trapelato mostra ora la direzione intrapresa dalla Germania: la bozza di legge segue quasi lo stesso principio. Il BND sarebbe autorizzato a monitorare il traffico internet dalla Germania verso l'estero, cosa precedentemente vietata, intercettando fino al 30% di tale traffico. Le comunicazioni internet verrebbero conservate per sei mesi, questa volta includendo anche il contenuto, non solo i metadati, tracciando le connessioni tra specifici soggetti.


Un apripista strategico

L'approccio della Cancelleria all'espansione dei poteri del BND è ben noto: in primo luogo, si apre la strada alla violazione effettiva delle regole. Gli spazi sicuri per i giornalisti che lavorano per i media di stati autoritari vengono gradualmente erosi. La definizione di chi debba essere considerato “autoritario” spetterà probabilmente a una “commissione etica” soggetta alle rigide norme della Cancelleria di Merz.

Ben presto, termini come “incitamento all'odio” o “attività antidemocratiche”, sempre citati nella lotta contro l'opposizione, entreranno in gioco. In breve: i contenuti prioritari ruotano attorno alla cerchia dell'AfD. Ciò influenza anche le posizioni libertarie e conservatrici che si oppongono al complesso social-climatico o all'espansione del settore militare. Temi come un'“Europa delle regioni” e la resistenza al crescente complesso di potere di Bruxelles entreranno probabilmente a far parte delle linee guida di monitoraggio del BND.

Partendo da questo presupposto, i poteri di sorveglianza vengono gradualmente ampliati, in base all'urgenza politica.

Se i fornitori e i gestori di piattaforme stranieri si dimostrano non collaborativi, il BND potrebbe ottenere l'autorizzazione a violare legalmente la sicurezza e ad estrarre dati personali e comunicazioni, persino all'interno dei confini tedeschi. Si tratta di un assegno in bianco per ogni “agente segreto”. Il clima sociale in Germania sta assumendo chiaramente le caratteristiche di una DDR digitalizzata.


Sorveglianza di massa digitale

La bozza del cancelliere Friedrich Merz va ben oltre i precedenti tentativi di controllo delle chat a livello europeo. È previsto l'accesso non autorizzato a sistemi stranieri, tra cui Google, Meta e la piattaforma X di Elon Musk. La giustificazione di questa linea di politica invasiva viene presentata come una necessità strategica: l'infrastruttura informatica tedesca è sempre più minacciata da attacchi informatici ostili.

Il BND dovrebbe svolgere un ruolo chiave e agire in modo più indipendente dai servizi segreti statunitensi. La Germania mira a partecipare allo scacchiere mondiale della rete di intelligence. In pratica, è più probabile che la sorveglianza prenda di mira i propri cittadini, poiché le risorse tecniche e di personale sono insufficienti per operare a livello internazionale. I lunghi periodi di conservazione e analisi chiariscono la direzione intrapresa: mentre i servizi segreti francesi possono conservare i dati fino a quattro anni e il Regno Unito o l'Italia operano secondo il criterio “per tutto il tempo necessario”, i cittadini tedeschi stanno lentamente perdendo la propria privacy a causa di una burocrazia in espansione.


Politica cinica e controllo dell'opposizione

Per Konstantin von Notz, politico del Partito dei Verdi e presidente della Commissione parlamentare di controllo sull'intelligence, la situazione è chiara: la sicurezza informatica dovrebbe essere finanziata meglio, ma entro rigidi limiti giuridici.

A prima vista, questo punto sembra legittimo, ma viene sistematicamente minato dalle azioni concrete del governo: i poteri proposti vanno ben oltre il necessario lavoro di intelligence. L'orientamento politico di Bruxelles e Berlino punta proprio alla sorveglianza di massa delle comunicazioni digitali. Piattaforme come X fungono da catalizzatori per le voci di opposizione contro Berlino e Bruxelles, criticando la politica nei confronti della Russia, le risposte alla pandemia e il crescente apparato burocratico. In questo contesto, si intensificano gli scontri tra Stato e opposizione.

Particolarmente riprovevole è l'esternalizzazione del monitoraggio ai cosiddetti “Trusted Flaggers”, che segnalano contenuti indesiderati, creando una rete di sorveglianza che ricorda i metodi della DDR: i membri dell'opposizione subiscono pressioni, azioni legali o la perdita dell'accesso ai conti bancari, una vera e propria morte sociale per ordine del governo. In questo contesto, l'ampliamento dei poteri del BND rappresenta un passo verso l'interconnessione di molteplici sistemi di sorveglianza. La fine della segretezza della corrispondenza e dell'anonimato delle comunicazioni digitali sembra ormai segnata per i cittadini dell'UE.


Repressivo e ipocrita

Durante il dibattito sul controllo delle chat targato UE, la Germania si è inizialmente opposta pubblicamente alla sorveglianza indiscriminata per salvare le apparenze e dare l'impressione di aderire alle tradizioni in materia di libertà civili. Storicamente, le forze libertarie in Germania hanno resistito con successo alla conservazione dei dati imposta dallo Stato, a dimostrazione di un sano sistema immunitario sociale.

Ora, il BND si appresta a colmare questo divario “informativo”, su iniziativa diretta della Cancelliera. Merz si atteggia teatralmente a difensore della libertà, mentre il suo partito e la sua coalizione si oppongono a chiacchiere al controllo delle chat da parte dell'UE.

Durante i dibattiti di fine anno, Merz è rimasto in silenzio, ben consapevole che la successiva inversione di rotta era già stata sancita per legge. Ora, con calcolato cinismo, mette l'apparato di spionaggio tedesco contro i propri cittadini.

Non è ancora chiaro quando la bozza entrerà in parlamento. La Cancelleria non ha rilasciato dichiarazioni su questa questione cruciale; opera clandestinamente. La Germania di questo decennio è ancora priva di efficaci “anticorpi” sociali contro il crescente apparato repressivo statale, forse a causa di decenni di narrazione mediatica che ha dipinto lo Stato come benevolo.

In sintesi: la Germania è diventata un fattore determinante sia nelle politiche climatiche distruttive sia nella sistematica erosione dei diritti civili nell'UE, o forse lo è sempre stata, evitando abilmente di apparire come un attore malintenzionato in questo spiacevole gioco.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 18 settembre 2026

L'assedio di Bessent & Warsh a Londra e Bruxelles



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lassedio-di-bessent-and-warsh-a-londra)

Dapprima l'Argentina con le Falkland, adesso Israele che viene sanzionata da Londra: il mondo si sta rimodellando a immagine di Washington. O per meglio dire, il mondo, sia a livello finanziario che geopolitico, si sta rimodellando lontano dalla morsa colonizzatrice/estorsiva inglese/europea. Il recente accordo tra Venezuela e Stati Uniti rappresenta il manifesto della rottura col passato: accordi vicendevolmente vantaggiosi piuttosto che a somma zero. C'è un “nuovo sceriffo in città” e la City di Londra vede ridimensionata la sua preponderanza internazionale, soprattutto perché a un certo punto ha iniziato ad esistere solo a scapito di Washington. E qui mi tocca ricordarlo ancora una volta, visto che i canali di informazione generalisti e quelli alternativi dimostrano di (voler) brancolare nel buio: la collateralizzazione del flusso commerciale del petrolio tramite canali ombra, sia dal Venezuela che dall'Iran, ha creato quella volatilità necessaria alla City di Londra e ai club P&I londinesi per guadagnare sui premi delle assicurazioni e al contempo aprire posizioni a leva sui mercati monetari/obbligazionari (es. carry trade sullo yen).

Un gigantesco credito gonfiato dalla leva finanziaria nel mercato dell'eurodollaro progettato per destabilizzare gli Stati Uniti e venire pagato dai contribuenti americani. Tutto il caos fomentato dall'Europa e dal Canada ha avuto origine dallo smantellamento americano di tutti quei nodi ombra che usavano il flusso di petrolio come collaterale, o base se volete, per finanziare un gioco a leva e alimentare operazioni illecite a livello finanziario e geopolitico. Il terrorismo era una di queste attività, insieme a molte altre: cartelli della droga, traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro tramite i Paesi caraibici. Solo adesso stiamo vedendo Bessent iniziare a parlare apertamente di queste cose di cui voi, cari lettori, avete sentito parlare in abbondanza sul mio blog. Una guerra civile contro l'Inghilterra. Il petrolio può essere usato come garanzia collaterale per accendere prestiti e avere la credibilità di ripagarli in futuro (es. andare short sullo yen e long sui bund tedeschi). La finestra di opportunità magistralmente sfruttata da Trump è stata quella di attaccare prima che il ricatto nucleare potesse chiudere qualsiasi iniziativa in tal senso in futuro; il riorientamento dei flussi petroliferi, la produzione al margine di una barile di petrolio, è stata sottratta dalle grinfie delle assicurazioni della City di Londra e delle vecchie compagnie di spedizione europee. La minaccia dell'Iran è sempre stata quella di farsi passare come l'unico esportatore di petrolio in Medio Oriente, favoletta che ha alimentato per un po' i timori di un prezzo a $200 al barile. La rottura dell'OPEC ha distrutto definitivamente questa fantasia e tra un anno, massimo due, Hormuz sarà un ricordo lontano.

Infatti dopo i magheggi di Kpler, ecco un altro indizio che punta verso una verità che era palese sin dall'inizio del confronto in Iran: gli USA avevano chiuso la partita sin da subito. Invece i canali d'informazione generalisti e alternativi hanno fatto da grancassa alle fandonie uscite dall'Iran, come se quello che dicesse l'IRGC fosse pura verità mentre ciò che affermavano gli americani fosse solo menzogna. Sì, detta in parole povere quelli che si sono sbracciati per sostenere il controllo di Hormuz per mano dell'IRGC sono stati abbindolati... e adesso si guardano bene dal tirare fuori di nuovo l'argomento. Il punto cruciale è che sin da allora c'è QUALCUNO che vuole un prezzo del petrolio ingiustificatamente alto, come si può notare dalle manipolazioni a cavallo tra la chiusura del venerdì e l'apertura della domenica, dato che il grafico tende NATURALMENTE verso una fascia compresa tra i $75-80.

È chiaro ormai come si stesse usando la manipolazione del cross EUR/YEN, EUR/GBP e i differenziali di rendimento tra i titoli obbligazionari europei e quelli giapponesi per alimentare posizioni short sia sullo yen che sui bond americani. Carry trade, tutti questi, alimentati dal sottostante petrolio. Per tre anni lo yen è sceso nei confronti dell'euro... poi da marzo di quest'anno ha lateralizzato. Qualcuno era “naked short” in questo trade. Quando la BOJ ha rialzato i tassi fino all'1%, il differenziale di rendimento tra il decennale giapponese e tedesco è sceso sotto i 30 punti (i rendimenti dei Bund erano superiori a quelli dei JGB). Quel carry trade ha iniziato a invertirsi e chi lo sfruttava era spaventato a morte che Ueda rialzasse ancora i tassi, facendo circolare nello spazio informativo finanziario l'idea che Warsh debba rialzare i tassi. Se invece Warsh taglia, e Ueda rialza, la crisi se la beccano in faccia gli europei. Il sequestro delle petroliere iraniane è un messaggio indiretto degli USA a chi stava usando quel collaterale per alimentare le sopraccitate manipolazioni a loro discapito, così come il controllo sulla consegna al margine dei barili di petrolio. Insensate, poi, le polemiche sulla pesantezza della materia prima venezuelana, dati i siti di estrazione di Lake Maracaibo.

Ma quanto descritto finora è solo una cosa: effetti. Conseguenze di due giganteschi eventi causali che hanno portato all'escalation della guerra finanziaria tuttora in atto. Sto parlando del prosciugamento del mercato dell'eurodollaro da parte della FED e la liberazione del Giappone. Quest'ultimo punto è quello poco discusso, ma che invece troverete ben argomentato su queste pagine. Infatti l'amplificazione della leva finanziaria nell'eurodollaro è avvenuta grazie alla NIRP della BOJ e la conquista del Paese nipponico da parte della City di Londra. Era fondamentale che l'amministrazione Trump si adoperasse per raggiungere questo obiettivo e, per lo stupore di molti, l'Iran è solo un punto intermedio. Quando la Takaichi è riuscita ad avere un numero sufficiente di seggi tale da permetterle di accordarsi con diversi partiti nazionalisti minori, e così facendo avere una maggioranza solida, il Giappone si è ritrovato con un governo nazionalista per la prima volta sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il problema di leadership che il PLD ha avuto negli ultimi 3 anni era una conseguenza di quella lotta imbastita per portare fuori il Paese dalla sfera inglese: non più una colonia della City di Londra. Il boom industriale del Giappone era funzionale alla costruzione di una capacità tale da sorreggere qualcosa come il carry trade sullo yen; non si può fare la stessa cosa in Svizzera, ad esempio. Perché? Perché i prestiti non vengono accessi in base ai tassi d'interessi (realmente), bensì in base alla capacità produttiva del Paese. Un po' quello che viene delineato nel libro, Princes of the Yen, solo che bisogna togliere la retorica anti-americana e sostituirla con Churchill e gli inglesi.

A febbraio la cricca di Davos/City di Londra sperava che Komeito, un partito minore con forti legami col Partito comunista cinese e facente riferimento alla fazione di Hu Jintao, riuscisse a ricattare il primo ministro... la tipica situazione di quando un partito minore riesce a gestire un'intera coalizione di governo e tiene per gli “zebedei” il partito di maggioranza. Niente più, niente meno che il classico divide et impera. Viene allestito il palcoscenico con l'operazione Maduro, gli attori vanno in scena sulla scia delle elezioni giapponesi e il dramma si consuma con l'Iran che mette in evidenza tutte quelle operazioni che scorrevano nelle trame ombra del sistema finanziario. Al che possiamo chiederci: “Perché Trump ha rischiato così tanto in Iran a ridosso delle elezioni di medio termine?” Perché queste cose sono così dannatamente giganti e consequenziali che non si tratta del ciclo elettorale attuale, bensì di una trasformazione generazionale nella linea di politica estera ed economica americane. Quindi non c'è indipendenza americana senza indipendenza del Giappone.

Gli Stati Uniti sanno benissimo qual è il gioco della cricca di Davos/City di Londra: uno attendista, in cui vengono aperti diversi fronti di guerra per impedire che si riesca a sbrogliare una matassa che viene complicata sempre di più. Vi basti pensare quanto è stato difficile occuparsi del Giappone tramite l'Iran, o ad esempio di tutti quei programmi federali che inviano dollari all'estero tramite le ONG e altri programmi sociali truffaldini. L'amministrazione Trump non può far altro che spostare quanto più possibile in avanti il baricentro della propria “squadra” e mettere pressione su quei punti più delicati per l'UE: come ad esempio il mercato obbligazionario. Anche qui si ripropone la solita riflessione: chi è in grado di resistere più a lungo ad un rialzo dei tassi dei titoli di stato? Gli USA si dimostrano ancora la meta preferita per i capitali.

Ma non solo quello, ci sono anche altri eventi che puntano tutti in un'unica direzione: la stretta sull'UE. Infatti possiamo annoverare tra di essi il volo di Ratcliffe a Mosca, dato che missioni del genere vengono effettuate in segretezza mentre invece stavolta si voleva che si sapesse (probabilmente per avvertire Putin di un attacco false flag di matrice inglese); la presenza di Siluanov al G20 e l'incontro con Bessent; la divulgazione della presenza di un sottomarino russo di stanza presso le coste americane; ancora Bessent che avverte le Isole Vergini Britanniche dato il loro ruolo, tra gli altri, di riciclaggio di denaro per conto della City di Londra tramite i titoli di stato americani; infine lo stesso Bessent che raddoppia lo posta in gioco sui mercati finanziari e obbligazionari sfidando apertamente i manipolatori della City che, come detto sopra, avevano imbastito un carry trade (es. short yen e titoli di stato americani collateralizzato con il flusso di petrolio) per estrarre ricchezza e risorse dagli USA. La risposta dell'UE è arrivata attraverso la Von der Leyen la quale ha accelerato i tempi per l'implementazione della Savings & Investments Union, unico strumento di liquidità ora a disposizione dell'Eurozona per sopravvivere al prosciugamento del mercato dell'eurodollaro, all'inversione del carry trade sullo yen e alla salita dei rendimenti obbligazionari europei.

Il messaggio è semplice: Bessent sta dicendo senza mezzi termini e mezze misure che i NY Boys sono ben consapevoli delle strategie europee e londinesi. “Noi vi vediamo, noi sappiamo”. I mercati obbligazionari in tutto il mondo si stanno accartocciando e la spinta definitiva l'ha data Bessent col suo intervento sullo yen, ma quest'unico evento è solo l'ultimo di una lunga serie che voi lettori avete potuto leggere su queste pagine: l'Iran, l'eurodollaro, Maduro, i prezzi del petrolio... tutti sono nodi di un'unica trama. E questa trama è possibile vederla se si risponde a una singola domanda: “Chi è più infuriato per quello che è successo in Medio Oriente?” Non gli iraniani, bensì coloro che sfruttavano il flusso di petrolio per manipolare i mercati delle valute e obbligazionari per affibbiare la colpa della destabilizzazione economica esclusivamente a Giappone e Stati Uniti mentre essi riuscivano a uscirne indenni: Londra e Bruxelles. Il carry trade sullo yen doveva essere smantellato, perché lo yen a prezzi ridicoli ha rappresentato l'amplificazione per eccellenza nel mercato dell'eurodollaro, il tutto collateralizzato dal flusso di petrolio a livello mondiale che poteva essere usato come una manopola con cui accendere/spegnere le tensioni in Medio Oriente e soprattutto accendere/spegnere la volatilità del prezzo del petrolio. Stiamo parlando di una cifra tra il 5-7% a livello settimanale dell'asset più importante della società odierna: un anatema per gli imprenditori e i loro calcoli. Ciononostante è così che la Lloyd riusciva a sovvenzionarsi: un pizzo pagato attraverso i contratti di spedizione/assicurazione, la benzina alla pompa, la spesa al supermercato, ecc. E c'era solo un modo per smantellare questo premio pirata: togliere all'Iran la capacità di ricattare il mondo tramite Hormuz, abbattere i cartelli della droga in Messico, disconnettere le banche canadesi dal riciclaggio di denaro via Caracas e l'Avana. La mente dietro tutto questo è sempre stata quella di Bessent, il quale non ha fatto altro che sfilacciare, pezzo dopo pezzo dopo pezzo, questa rete ombra. Nessuno l'aveva mai fatto finora.

Ciò tra le altre cose ha richiesto far salire i rendimenti dei bond sovrani. Sin da quando Powell ha iniziato a prosciugare la liquidità in dollari nel 2022, gli europei hanno comprato titoli sovrani americani a pacchi per manipolare la curva dei rendimenti americana. Hanno usato la lentezza giapponese nel rialzare i tassi per finanziare il mercato dei bund tedeschi, affinché rimanessero al di sotto di tutti gli altri nell'Eurozona e negli USA. Lo smantellamento del carry trade sullo yen non è il pezzo finale di questo puzzle, ma uno importante. Gli stessi che adesso si stracciano le vesti per i debiti giganteschi di USA e Giappone, sono gli stessi che davano per spacciati gli americani 4 anni fa quando Powell si sbarazzò della ZIRP. Poi sono arrivati i 550 punti base nei tassi di riferimento e gli USA non sono crollati grazie al SOFR; gli altri, invece, al di fuori delle “amicizie” americane sono stati costretti a mosse dettate dal panico e difendere i loro mercati, al ritmo di $1.700 miliardi di acquisti di titoli di stato americani.

Ora che il giocattolo della collateralizzazione del petrolio è rotto e il carry trade sullo yen è in inversione, il panico sui mercati statunitensi sarà solo sulla carta dei titoli di giornale: per quanto possano essere temporaneamente venduti, i bond americani saranno ricomprati al più presto perché altrimenti Londra e Bruxelles non saranno in grado di manipolare i mercati del Forex tanto a lungo. Da qui il balletto ricorsivo degli allarmi esclusivamente affibbiati dalla stampa agli Stati Uniti per alimentare una crisi del debito sovrano, oltre alla disperata escalation della guerra in Ucraina, e quindi scatenare un disastro economico simile a quello del COVID, del 2008, o della Seconda guerra mondiale. Scenario propedeutico a un default per il debito sovrano europeo, introduzione dell'euro digitale senza patemi d'animo, integrazione fiscale ed emissione di perpetual bond. È sempre stato questo il modus operandi, o modello di business, della cricca di Davos/City di Londra e finora le mosse/contromosse dell'accoppiata Bessent e Powell, prima, Warsh adesso, sono indirizzate a condurre la nazione verso elezioni di medio termine quanto più tranquille possibile senza un panico esteso nel mercato obbligazionario americano (talmente esteso da farlo diventare bidless).

La cricca di Davos/City di Londra si muove in interstizi che la maggior parte delle persone non capisce: Forex, bond, flussi di cassa, private equity, ecc. Sono tutti pezzi di un grande puzzle, ma nessuno al di fuori di loro ha il quadro completo ovviamente. Voi lettori leggete il mio blog perché, oltre a guardare ai mercati, applico una teoria sull'azione politica che mi permette inizialmente di effettuare ipotesi e successivamente testarle. In questo modo erigo una fondazione di conoscenza attorno alle ipotesi rimanenti, affinché possa arrivare a una tesi. È una mole di lavoro non indifferente da portare avanti, ciononostante i lettori sono poi in grado di distinguere in modo cristallino le ombre sulla proverbiale caverna dalle figure effettive. Per questo vi invito a sostenere questo spazio di divulgazione sottoscrivendo abbonamenti su Substack, comprando i libri sulla mia pagina Amazon, oppure prenotando una consulenza su Calendly. Il valore aggiunto a livello di vantaggio competitivo non si rispecchia solo sul piano della comprensione, ma soprattutto sui mercati perché si ha una visione privilegiata rispetto a chi invece non ha la minima idea di cosa accade a livello geopolitico ed economico.

Di conseguenza quando vediamo cosa Trump e Bessent hanno fatto finora, possiamo accarezzare l'idea che abbiamo superato la parte peggiore della stampa scriteriata di denaro e ora è tempo di spingere su produttività e garanzie collaterali (alla base della capacità produttiva della società), farle salire in valore per accettare il passato e andare avanti. Che siate d'accordo o meno con le idee di Hamilton, è decisamente un sistema migliore di quello attuale dato che almeno si concentra sulla produzione. Mette le persone al lavoro per costruire qualcosa di creativo e utile, in opposizione al sistema keynesiano/estrattivo tuttora vigente. Certo, non un sistema perfetto quello hamiltoniano, ma uno transitorio per superare un'economia iper-finanziarizzata come quella di oggi. La chiosa di questo ragionamento indica il motivo per cui adesso tutti sulla stampa e altrove sono infuriati contro Scott Bessent: ha smantellato quel carry trade che sin dalla fine di Bretton Woods ha alimentato l'iper-finanziarizzazione dell'economia mondiale.

Ecco come funzionava per chi ancora non l'avesse capito: se si mantiene debole la valuta di una potenza industriale e i suoi tassi bassi, si può finanziare costantemente la leva nel sistema finanziario tramite l'arbitraggio tra suddetta potenza industriale e tutte le altre economie. Esempio: si accende un prestito in yen allo 0.5% e si comprano titoli del Tesoro americani che rendono il 4%. Guadagno netto del 3.5%, il quale si può sottoporre a leva finanziaria nel mercato del dollaro offshore (completamente diversa da ciò che si suole fare a Wall Street). Tutti i mercati dei bond sono stati distorti dal carry trade sullo yen e i differenziali tra gli interessi sono la chiave.

Inutile dire che un tale trade è deleterio per Trump, soprattutto in concomitanza delle elezioni di medio termine. Anche perché, siamo onesti: davvero si crede che tutti gli stati vadano d'amore e d'accordo? Non serve una mente “cospirazionista” per sapere che alla prima occasione si salterebbero alla gola per sfilare soldi e risorse l'uno dall'altro. Altrimenti non esisterebbero i servizi segreti... Non esistono alleanze nei rapporti geopolitici, solo interessi divergenti o convergenti. Di conseguenza Washington farà la sua parte per preservare Tokyo, usando la sua autorevolezza per calmare i mercati dei capitali e quindi stabilizzare i fondi pensione giapponesi che si ritrovano buchi di bilancio. La stessa copertura non è disponibile per fondi pensione e società di assicurazione europei e questa è una cosa chiara a tutti sin dalla crisi (alimentata artificialmente) di Credit Suisse. Ma non si tratta di un caso isolato: questa estate è stato un rimbombo quotidiano sui giornali finanziari di un evento critico a ottobre che manderà in crisi gli Stati Uniti. Davvero queste “predizioni” si avverano perché fondate solo su analisi, o vengono spinte ad avverarsi? Come si può pensarla diversamente quando gente condannata più e più volte per reati finanziari viene ricoperta per l'ennesima volta di liquidità e incentivata a perseguire trade spericolati? Come si può pensarla diversamente quando una Bank of America ancora non ha pulito il suo bilancio da posizioni short sull'oro quando il metallo giallo è palesemente in trend rialzista? La giustificazione ufficiale è incompetenza, ma è una scusa troppo comoda: si tratta semplicemente di vandali.

Vandali al soldo di chi li spinge a essere tali perché copre loro le spalle. E allora è logico concludere che si tratta di quelle élite europee la cui sopravvivenza dipende dalle fasi di estrazione di ricchezza altrui, colonialismo finanziario sostanzialmente, e l'amministrazione Trump rappresenta la mina vagante in grado di ridimensionare pericolosamente il loro ascendente a livello internazionale. Perché se si pungola un simile “drago” è inevitabile una reazione, nonché prevedibile ex-ante. Dopo tutto ancora non hanno messo in gioco i loro capitali in questa partita, visto che possono ancora ricorrere a ciò che resta dell'eurodollaro e ai risparmi dei contribuenti europei (es. SIU). Ciò che finora si è degradato sono tutti quegli asset che fungevano da “complicità interna” sul suolo statunitense, i quali lavoravano contro gli interessi del proprio Paese. Vengono in mente tutti i casi di frodi previdenziali, frodi sanitarie, frodi assistenziali, ecc. O anche l'ostracismo nei confronti di leggi come il CLARITY Act, il SAVE Act e la liberalizzazione di Fannie Mae/Freddie Mac. Quest'ultimo punto verrà combattuto unghie e denti dagli infiltrati ostili sul suolo statunitense, perché l'assenza di controllo sul lato lungo della propria curva dei rendimenti è ciò che manca a Washington per liberarsi definitivamente dal giogo straniero. La nazionalizzazione dei sopraccitati istituti di finanziamento immobiliare, oltre a salvare AIG (agente inglese), ha permesso di creare un divario talmente grande tra il rendimento del decennale americano e quello del trentennale da rendere disfunzionale il mercato dei mutui e rendere illiquidi i titoli coperti da ipoteca. Un carico pendente sulle spalle della FED e una incapacità di gestire i tassi a lungo termine da parte del mercato interno.

È un lungo cammino quello che punta verso il dispendio di capitali da parte della “Tavola Alta”, ma la fase di transizione/trasformazione in cui si trova la FED costringerà un simile esito alla fine. Pensateci: il SOFR ha ucciso il Federal funds rate che sostanzialmente rappresentava una porta d'accesso estera ai dollari; le stablecoin faranno mutare il mercato dei titoli sovrani americani, poi. A tutti gli effetti ci troviamo nel bel mezzo di un processo che ci traghetterà dal sistema eurodollaro al sistema stablecoin: dominio della FED sostituito dal dominio del Dipartimento del Tesoro americano. E di cosa si preoccupava, e preoccupa, maggiormente l'UE? Di non ottenere linee di swap privilegiate con la FED. Spogliata la banca centrale americana del suo ruolo di dominio economico e decentralizzato tramite le FED regionali, ciò che rappresenterà in futuro sarà solo un cancello per avere accesso al dollaro... niente di più. Niente più salvataggi centrali.

È una cosa che gli Stati Uniti possono permettersi in virtù del fatto che si trovano all'apice della catena delle garanzie collaterali, mentre invece Londra e Bruxelles si trovano alla fine. Ed ecco un altro motivo per cui chi ha più da perdere in una crisi sono le capitali europee, non Washington. Una ovvietà se si pensa ad Hormuz: non sono gli USA a rimanerne danneggiati se resta chiuso, così come non lo sono se viene chiuso Bab-el-Mandeb. È vero che i prezzi della benzina sono aumentati negli USA... ma al gallone! Infatti se il prezzo medio è circa $4 al gallone oltreoceano, qui staremmo parlando di circa €8 al gallone. Una bella differenza tra chi esporta quantità in eccesso di carburante perché ne è provvisto e chi deve affidarsi alle importazioni perché, tra le altre cose, ha ucciso le raffinerie tramite la religione dell'ambientalismo. Senza contare che Trump non ha venduto i barili della SPR, bensì li ha sottoposti a contratti pronti contro termine con le società petrolifere (es. Exxon prende in prestito oggi 100 milioni di barili e ne riconsegna 105 milioni tra un anno).

Chi è sotto assedio, quindi, non è il dollaro né il mercato obbligazionario americano, bensì i mercati monetari e obbligazionari europei. Loro deficitano di tutte quelle garanzie collaterali in grado di giustificare livelli spropositati di leva finanziaria e creazione di strumenti finanziari “esotici” con cui far traboccare il mondo della loro influenza politica ed economica.

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