La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-f29)
L'attenzione del mondo è concentrata su uno spettacolo. I commentatori parlano con il fiato sospeso di una nuova Guerra Fredda contro la Cina, della battaglia per procura in Ucraina, degli attacchi contro l'Iran e della frammentazione dell'ordine liberale post-1945. Esplosioni riecheggiano a Teheran, aerei da guerra colpiscono obiettivi in tutto il Medio Oriente. Vengono riproposti i soliti schemi: la competizione tra le grandi potenze, l'instabilità regionale, lo scontro di civiltà.
Ma questa interpretazione confonde i sintomi con le cause, gli effetti con l'essenza. Come descritto nella Prima Parte di questa serie, questi conflitti geopolitici non sono l'evento primario, bensì i sintomi visibili di una lotta più profonda, che dura da secoli: la Guerra Civile Inglese 3.0, una guerra intra-civiltà tra le élite anglofone per la fonte e il centro fondamentali del potere.
La Seconda Parte tracciava la genesi di questa lotta: la “cattura” della Corona inglese da parte di interessi finanziari continentali durante la Rivoluzione Gloriosa del 1688. Quell'evento non fu un semplice cambiamento dinastico o un riallineamento religioso: fu, nel senso più letterale del termine, la prima presa di potere ostile di uno Stato da parte di una corporazione; un colpo di stato finanziario guidato dagli olandesi che insediò una nuova classe dirigente il cui potere derivava non dalla terra o dalla produzione, ma dalla manipolazione del debito e della valuta.
Il che ci porta alla domanda a cui il saggio di oggi deve rispondere: chi erano gli acquirenti? Chi sono i loro discendenti? Cosa definisce la classe che ha tenuto i popoli anglofoni in una “sanguinaria gabbia dorata di debiti” per oltre tre secoli?
La forza contrapposta in questa guerra civile sono i “finanziari”: una classe dominante transnazionale il cui potere non deriva dalla produzione di valore, bensì dalla sua estrazione attraverso l'ingegneria finanziaria, la manipolazione del debito e la ricerca di rendite. Non si tratta di una cabala segreta riunita in chalet svizzeri. La sua natura è sociologica: un gruppo di individui affini che condividono interessi materiali, istituzioni, percorsi formativi e una visione del mondo che trascende i confini nazionali. Per comprendere la guerra, dobbiamo prima comprendere i belligeranti.
Come terza parte di sette, questo articolo funge da nucleo di definizioni della serie. Il primo saggio ha diagnosticato l'illusione (la geopolitica come depistaggio); il secondo ha rivelato l'origine (il 1688 come evento genesi); quello di oggi identifica il protagonista del regime finanziarista. Culminerà anticipando il quarto saggio che esaminerà il DNA istituzionale del sistema — la Banca d'Inghilterra (1694) — come meccanismo che ha radicato il potere di questa classe nella struttura stessa dello Stato.
I. La figura del finanziario: un profilo sociologico
A. Non una cospirazione, ma una tipologia
Qualsiasi tema che postuli una continuità tra le élite attraverso i secoli deve immediatamente scontrarsi con l'accusa di pensiero complottista. Tale accusa è prevedibile: ci si aspetta infatti che questo schema riduca una storia complessa a uno spettacolo di marionette, con figure oscure che tirano i fili da una stanza segreta a Ginevra o a Londra.
La classe finanziaria si tiene unita grazie all'allineamento degli incentivi, non a strette di mano segrete. Quando il presidente della Federal Reserve può muovere i mercati con una sola frase, questo è potere senza mandato sociale. Quando i segretari del Tesoro e i banchieri centrali passano senza soluzione di continuità dal servizio pubblico all'impiego presso le stesse istituzioni che un tempo regolamentavano, non si tratta di cospirazione, ma di coesione per tipologia. Quando BlackRock gestisce $10.000 miliardi in asset, una somma superiore alle economie di tutte le nazioni tranne tre, esercita un potere che non è meramente economico, ma fondamentalmente politico. Questo è il normale funzionamento di un sistema in cui il potere pubblico e privato sono stati integrati senza soluzione di continuità.
Il pericolo di diagnosticare erroneamente questo fenomeno come una semplice cospirazione è che si oscura la natura sistemica del problema. Se la classe finanziaria fosse semplicemente una cricca, basterebbe incarcerare alcuni individui per eliminarla. Ma dato che si tratta di un fenomeno radicato nelle istituzioni e nei meccanismi di incentivazione, richiede soluzioni strutturali, non meramente punitive.
B. Fonte del potere: la distinzione tra ricchezza lecita e illecita
Per comprendere il finanziario, dobbiamo prima comprendere la distinzione fondamentale tra due forme di ricchezza.
La ricchezza lecita deriva dalla produzione, dall'innovazione e dal commercio, ovvero dalla creazione di nuovo valore. L'agricoltore che coltiva il cibo, il produttore che costruisce macchinari, l'ingegnere che progetta sistemi migliori: questi sono creatori di ricchezza lecita. Le loro attività espandono la torta economica.
La ricchezza illecita deriva dall'appropriazione indebita di valore già esistente, creato da altri. I suoi meccanismi includono:
• Ingegneria finanziaria: derivati complessi, trading ad alta frequenza, bolle speculative che non creano alcun valore duraturo.
• Manipolazione del debito: controllo dell'emissione di valuta, trappole del debito sovrano, usura che estrae senza produrre.
• Ricerca di rendita: estrarre profitti dall'economia produttiva senza aggiungere valore, prestiti predatori, spoliazione di beni, rendite monopolistiche sui servizi essenziali.
Non si tratta semplicemente di una distinzione economica; è una distinzione di civiltà. La ricchezza illecita è parassitaria per sua natura: indebolisce il corpo ospitante (l'economia produttiva) per arricchire il parassita (il finanziario).
C. Caratteristiche principali della tipologia
La tipologia può essere definita con precisione attraverso diverse caratteristiche chiave:
• Transnazionale: reti e lealtà trascendono le nazioni; radicate in istituzioni globali (FMI, BRI, OMC, grandi società di investimento), non in comunità locali. Discendenti di lignaggi finanziari pretoriani romani, veneziani, olandesi e inglesi.
• Non produttiva: ricava reddito dal possesso di asset e meccanismi finanziari, non dalla gestione della creazione di beni o servizi. Il prodotto è la moneta artificiale stessa.
• Istituzionale: il potere è radicato e esercitato attraverso le “cattedrali” (banche centrali, mega-società di investimento come BlackRock e Vanguard, organismi sovranazionali come il FMI e la Banca Mondiale).
• Approccio psicologico: vede il mondo in termini di liquidità, garanzie e valore estraibile. Società, nazioni e individui sono risorse da ottimizzare e, se necessario, da scartare una volta esaurite.
D. Finanziari & altri tipi di élite
Questa distinzione diventa più chiara quando mettiamo a confronto i finanziari con altre classi dominanti storiche.
Finanziario (ricchezza illecita)
• Fonte di potere: manipolazione del debito, speculazione, ricerca di rendite.
• Rapporto con la ricchezza: è uno strumento astratto di controllo e ulteriore estrazione.
• Ciclo della ricchezza: pump-and-dump; estrattivo (la catena finanziaria della morte).
• Impatto sociale: l'estrazione di risorse porta a disuguaglianze, stagnazione e collasso.
• Esempi storici: pretoriani romani; mercanti veneziani; finanziari della Compagnia olandese delle Indie orientali; banchieri mercantili londinesi dopo il 1688; gestori moderni di hedge fund.
• Analogia moderna: soci di società di private equity, tecnocrati delle banche centrali, segretari del Tesoro di Goldman Sachs.
Produttore (ricchezza lecita)
• Fonte di potere: innovazione, industria manifatturiera, agricoltura, commercio.
• Rapporto con la ricchezza: è il prodotto del lavoro e dell'innovazione.
• Ciclo della ricchezza: reinvestimento; crescita sostenibile.
• Impatto sociale: creazione di valore, occupazione e infrastrutture.
• Esempio storico: tenute terriere e beni comuni, come principati o stati liberi; industriali come Ford, Carnegie; produttori americani del dopoguerra; agricoltori a conduzione familiare.
• Analogia moderna: imprenditori nel settore tecnologico (prima della finanziarizzazione), proprietari di piccole imprese, ingegneri.
Guerriero/Sovrano tradizionale
• Fonte di potere: forza militare, legittimità ereditaria, controllo territoriale.
• Rapporto con la ricchezza: alimenta il potere e lo status; è legata alla terra e ai tributi.
• Ciclo della ricchezza: accumulo attraverso la conquista e la protezione.
• Impatto sociale: protezione e ordine (idealmente), ma può diventare predatorio.
• Esempio storico: signori feudali; aristocrazie guerriere; leader nazionalisti.
• Analogia moderna: nazionalisti populisti, leader militari, nobiltà capace.
Il finanziario non è il capitalista industriale che costruisce fabbriche e dà lavoro agli operai. È colui che orchestra l'acquisizione con leva finanziaria, depreda le attività, carica l'azienda di debiti e se ne va intascando le commissioni mentre i lavoratori vengono licenziati e il fondo pensione viene svuotato. Non è il mercante che commercia merci, ma lo speculatore che specula sul debito per acquistare le merci. È il sommo sacerdote di una religione che ha dimenticato che la ricchezza deve prima essere creata poi poter essere spostata.
III. La genesi della tipologia: dai mercanti mediterranei ai maestri anglo-americani
A. La preistoria: migrazioni di una classe parassitaria
Il modello del finanziario non è nato già formato dalla testa di Zeus nel 1688. Si è evoluto nel corso dei secoli, migrando da un centro di potere all'altro, adattando i suoi metodi pur preservandone l'essenza. Non si tratta di una linea di discendenza ininterrotta, bensì di una struttura istituzionale e di incentivi in continua evoluzione.
Roma pretoriana (I-IV secolo): prima degli oligarchi mercantili di Venezia o degli obbligazionisti di Amsterdam, c'erano i pretoriani e le loro guardie pretoriane. Per tre secoli il regime pretoriano funzionò come il potere estrattivo e sanguinario originario, radicato nel cuore di Roma. Perfezionarono il modello più antico di tutti: l'uso della violenza organizzata, non per la difesa esterna, ma per il saccheggio interno. Stazionati all'interno delle mura cittadine, tenevano in ostaggio l'imperatore, i giudici, i generali, i senatori, i nobili, i mercanti, chiunque avesse ricchezza e influenza, mettendo all'asta il trono e le posizioni di potere al miglior offerente e massacrando coloro che si rifiutavano di pagare. Erano un esercito permanente di mercenari che avevano capito che controllare il debito dello stato nei confronti dei suoi soldati era più redditizio che conquistare terre straniere. Quando l'Impero non fu più in grado di pagarli in denaro, pretesero il pagamento in terre e sangue, accelerando il crollo della struttura occidentale di cui si nutrivano. I pretoriani dimostrarono che una classe parassitaria non aveva bisogno di commerciare in carta per essere di natura finanziaria: commerciavano nella merce per eccellenza, ovvero la coercizione. Questo modello romano di estinzione sostenuta dallo Stato si sarebbe ripercosso nel corso della storia, evolvendosi dalle spade alle azioni, man mano che i finanziari successivi impararono che l'estrazione più efficiente non richiede una guarnigione alle porte, ma un'ipoteca sul tesoro.
Venezia (XIV-XVI secolo): la Repubblica di Venezia perfezionò il modello, ovvero una repubblica governata da un'oligarchia mercantile che fuse il potere commerciale e politico con la violenza mercenaria e assassina. I mercanti veneziani furono i pionieri del sistema bancario mercantile, del debito pubblico e dell'uso di partenariati pubblico-privati per l'espansione imperiale. Come scrive Frederic C. Lane nel libro, Venice: A Maritime Republic: “Venezia inventò il concetto moderno di Stato come società per azioni, con la nobiltà come azionista principale”. Gli Arsenalotti, i famosi cantieri navali veneziani, furono probabilmente la prima grande impresa industriale finanziata da capitale privato sostenuto dallo Stato.
Amsterdam (XVII secolo): gli olandesi presero il modello veneziano e lo globalizzarono. La Compagnia olandese delle Indie orientali, fondata nel 1602, creò il modello moderno per la società per azioni: proprietà congiunta, azioni trasferibili, responsabilità limitata e potere monopolistico sostenuto dallo Stato su vasti territori. La Borsa di Amsterdam divenne la prima borsa moderna, una “cattedrale” dove si poteva venerare la nuova fede del finanziarismo. Come scrive Jonathan Israel nel libro, Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740: “La Compagnia olandese delle Indie orientali non era semplicemente una società; era uno Stato in forma aziendale, che faceva la guerra, negoziava trattati e governava milioni di persone”.
Gli olandesi perfezionarono anche i meccanismi finanziari che sarebbero stati poi impiegati contro l'Inghilterra. Crearono il primo sistema moderno di credito pubblico, finanziato da accise e gestito da una classe di finanzieri professionisti che si muovevano con disinvoltura tra commercio privato e pubblica amministrazione. Quando Guglielmo d'Orange preparò l'invasione dell'Inghilterra nel 1688, lo fece con i finanziamenti dei mercanti di Amsterdam, i quali avevano compreso che il controllo dello Stato inglese avrebbe aperto nuovi e vasti territori allo sfruttamento finanziario. Inoltre gli inglesi fornirono gli eserciti e le flotte necessari per imporre la riscossione dei debiti e il sequestro dei beni a livello mondiale.
B. La “cattura” del 1688 come formazione della classe
La Rivoluzione “Gloriosa” del 1688 deve essere compresa attraverso la lente della finanza aziendale. Un interesse finanziario continentale, sostenuto da capitali, potenza militare e competenza finanziaria olandesi, e diretto da Roma intenzionata a recuperare i territori e le entrate persi sotto i Tudor, acquisì il controllo effettivo dello Stato inglese.
L'obiettivo era vulnerabile. Come descritto nella Seconda Parte di questa serie, la Corona inglese era stata sistematicamente intrappolata nei debiti dalla propria classe mercantile. Re Carlo II era stato costretto a dichiarare un “blocco del tesoro” nel 1672, sospendendo il rimborso dei suoi debiti. Suo padre, Carlo I, aveva fatto ricorso a “prestiti forzati” quando il credito volontario veniva deliberatamente negato. Il problema fondamentale era strutturale: senza il consenso parlamentare per la tassazione, la Corona non aveva un impegno credibile a ripagare i propri obblighi e, di conseguenza, i creditori si rifiutavano di erogare fondi.
La coalizione guidata dagli olandesi sfruttò magistralmente questo punto di leva, creato dalle attività insurrezionali romano-veneziane-olandesi protrattesi per oltre sessant'anni. Offrendo una soluzione – un impegno credibile per il rimborso del debito attraverso il controllo parlamentare – risolsero il problema immediato della Corona, assoggettandola al contempo ai propri interessi di classe per i secoli a venire. Un'abile operazione di disinformazione che si concretizzò in una sanguinosa guerra civile, la quale distrusse qualsiasi capacità di resistenza fisica al successivo colpo di stato ostile, spacciato per una rivoluzione gloriosa. Una guerra di quinta generazione, secoli prima che tale termine venisse coniato.
L'economia politica della Rivoluzione si rivelò di per sé rivelatrice: Re Giacomo II era profondamente legato alla Royal African Company e alla Compagnia delle Indie orientali, convinto che il futuro dell'Inghilterra risiedesse nell'impero territoriale d'oltremare. I Whig, che lo spodestarono, rifiutarono questo modello. Sostenevano che “il lavoro crea ricchezza” e che il governo dovesse sostenere attivamente lo sviluppo economico, ma il meccanismo istituzionale da loro creato conteneva in sé i germi di una nuova forma di potere che avrebbe finito per trascendere e inglobare gli interessi manifatturieri che avrebbe dovuto servire.
Il regime finanziario olandese-stuartiano si servì di false divisioni come copertura per il consolidamento di classe. Le masse si scontrarono su questioni teologiche (protestanti contro cattolici) e principi costituzionali (Corona contro Parlamento), mentre l'élite finanziaria consolidava il controllo sul tesoro.
C. Il blocco istituzionale: un assaggio della Quarta Parte di questa serie
La creazione della Banca d'Inghilterra nel 1694 fu l'atto cruciale del consolidamento di questa classe. Non si trattava semplicemente di una banca; era l'incarnazione istituzionale del potere finanziario.
Prendiamo in considerazione cosa rappresentava la Banca d'Inghilterra:
• Si trattava di una società privata a cui erano stati concessi privilegi pubblici: il diritto esclusivo di emettere banconote e gestire il debito nazionale.
• Ciò ha creato un debito nazionale permanente, garantendo allo Stato una fonte di entrate perenne per la classe finanziaria.
• Ha fuso gli interessi dello Stato (che necessitava di finanziamenti per la guerra) e quelli dei finanziari (che traevano profitto da quel debito), creando una macchina bellica che si autoalimentava.
Come scrisse Sir John Clapham nel libro, The Bank of England: A History: “La storia della Banca d’Inghilterra durante i suoi primi anni è in non poca misura la storia dell’accordo del 1689”. La Banca d'Inghilterra era il meccanismo che imprigionava la classe finanziaria nella struttura dello stato, garantendo che ogni guerra successiva li avrebbe arricchiti e che ogni pace sarebbe stata solo un intermezzo prima del successivo ciclo di conflitti finanziati dal debito.
Questo è il “peccato originale” che la Quarta Parte di questa serie analizzerà in dettaglio. Per ora basta far notare che la Banca d’Inghilterra rappresentava per la classe finanziaria ciò che il regime pretoriano rappresentava per gli imperatori romani: un potere incontrollato che finanziava le forze permanenti a protezione del regime, servendo in ultima analisi i propri interessi.
IV. Il sistema operativo finanziario: la catena finanziaria della morte come comportamento di classe
A. La catena di uccisioni come “come” del potere illecito
Se il finanziario è il “chi”, la catena finanziaria della morte è il “come”: il piano operativo attraverso il quale questa classe estrae ricchezza dalle società. Non si tratta di una cospirazione pianificata per ogni singolo bersaglio, ma del comportamento naturale di una classe che opera sulla base di incentivi condivisi. La catena della morte finanziaria è per il finanziario ciò che la caccia è per il predatore: uno schema comportamentale radicato che garantisce la sopravvivenza e la riproduzione.
Il concetto ha origine nell'analisi militare e descrive le fasi di un attacco mirato: individuare, localizzare, tracciare, colpire, ingaggiare, valutare. Essa adatta questo schema all'estrazione di ricchezza da intere società; si tratta di un ciclo in sette fasi che si è ripetuto nel corso dei secoli e in diversi continenti, da Venezia ad Amsterdam, da Londra a New York, e da lì in ogni angolo del globo.
B. Le sette fasi della catena finanziaria della morte
Fase 1: Infiltrazione — Il finanziario si insinua nella società bersaglio, spesso offrendo di gestire il debito dell'élite, facilitare gli scambi commerciali, o fornire servizi finanziari “sofisticati”. Nell'Inghilterra del XVII secolo ciò significava che i finanziari olandesi si ingraziavano la nobiltà inglese, offrendo prestiti e opportunità di investimento che creavano dipendenza. Nel XX secolo significava che i consulenti finanziari “aiutavano” i Paesi in via di sviluppo a gestire le loro valute e il loro debito: il primo passo verso le trappole del debito degli anni '80 e '90.
Fase 2: Cattura — Le istituzioni chiave vengono catturate o subordinate. Il Tesoro, la banca centrale, l'apparato di gestione del debito: questi diventano strumenti di controllo finanziario anziché servitori dell'interesse pubblico. La creazione della Banca d'Inghilterra nel 1694 fu l'archetipo della cattura: un'istituzione privata a cui fu concesso il controllo sulla valuta e sul debito nazionale. Nell'era moderna l'“indipendenza” delle banche centrali dal controllo politico svolge la stessa funzione: sottrarre la politica monetaria alla responsabilità democratica e affidarla al sacerdozio finanziario.
Fase 3: Indebitamento — Come fanno gli spacciatori con un nuovo territorio, usando droghe a basso costo o gratuite, la società viene inondata di credito a basso costo, creando dipendenza e alimentando bolle speculative. La popolazione si trasforma da cittadini in debitori. Ma il debito non diventa una trappola, bensì un cammino verso la redenzione.
Fase 4: Finanziarizzazione — Tutti gli aspetti della vita vengono trasformati in asset liquidi da scambiare e su cui speculare. Le abitazioni diventano “beni immobili” da cartolarizzare; l'istruzione diventa “capitale umano” da sfruttare; l'assistenza sanitaria diventa un “mercato” da monetizzare; l'economia produttiva viene subordinata all'economia finanziaria. Come si evince dalla relazione di Mckinsey Global Institute: “Il rapporto tra attività finanziarie globali e PIL globale è passato da 1:1 nel 1980 a oltre 4:1 nel 2020, una misura di quanto della nostra vita economica sia stata catturata dal mondo della finanza”.
Fase 5: Estrazione — Il valore viene ricavato attraverso pagamenti di interessi, commissioni, smembramento di attività e ricerca di rendite. La ricchezza fluisce verso l'alto e verso l'esterno, verso la classe finanziaria. Si considerino i meccanismi del private equity moderno: una società acquisisce un'azienda utilizzando denaro preso in prestito, carica il debito sul bilancio dell'azienda, estrae commissioni per “servizi di gestione” e poi vende l'entità spogliata e indebolita — spesso entro pochi anni — lasciando dietro di sé un guscio vuoto e portandosi via milioni. Questa è estrazione, non creazione.
Fase 6: Crisi — L'inevitabile scoppio della bolla, o una crisi artificiale (uno scontro sul “tetto del debito”, una crisi monetaria, una guerra pianificata con cura) viene utilizzata per giustificare l'austerità, i salvataggi per i finanziari e un ulteriore consolidamento del controllo. Lo schema è costante: i guadagni vengono privatizzati; le perdite vengono socializzate. Come hanno scritto Simon Johnson e James Kwak nel libro, 13 Bankers: The Wall Street Takeover and the Next Financial Meltdown: “Il settore finanziario ha incassato $700 miliardi in salvataggi mentre milioni di persone perdevano la casa, e poi ha esercitato pressioni per garantire che nulla cambiasse a livello di base”.
Fase 7: Collasso/Abbandono — La società ospitante viene prosciugata. I suoi figli nativi vengono sterminati nelle guerre di riscossione e recupero crediti e di sequestro dei beni. La classe finanziaria, essendo transnazionale, si limita a spostare le proprie attività in un terreno nuovo e più fertile, lasciandosi alle spalle la rovina. Il declino della Gran Bretagna del dopoguerra, lo smembramento del cuore industriale americano, le crisi del debito in America Latina e in Africa: ognuna di queste rappresenta una catena finanziaria della morte completata, un ospite abbandonato.
C. La catena finanziaria della morte e la guerra perpetua
Fondamentalmente la Fase 6 (Crisi) spesso si manifesta come guerra o viene sfruttata per giustificarla. La guerra crea debito, il debito arricchisce i finanziari, pertanto questa classe ha un incentivo strutturale a perpetuare un conflitto gestito. La “pace” tra le guerre è semplicemente il periodo di rifinanziamento e preparazione per la successiva fase di sfruttamento.
Questa intuizione, sviluppata per la prima volta nella Seconda Parte di questa serie e che presto verrà approfondita nella Quarta Parte, è essenziale per comprendere la guerra civile inglese durata 400 anni. La classe finanziaria non si limita a trarre vantaggio dalla guerra; ne ha bisogno come meccanismo per generare il debito che è la sua linfa vitale.
L'Iran è il palcoscenico su cui fazioni rivali dell'élite anglo-americana combattono la loro battaglia interna, usando il territorio e le vite umane del Medio Oriente come pedine di una lotta le cui vere poste in gioco si trovano a Roma, Bruxelles, Londra, Washington e nei resti di un impero globale.
V. Il motore ideologico: la finanza come religione
A. Il vuoto spirituale e la nuova fede
La classe finanziaria non poteva sostenersi solo attraverso incentivi materiali. Aveva bisogno di un sistema di credenze, una teologia che santificasse la sua estrazione, giustificasse i suoi privilegi e ispirasse nei suoi seguaci il fervore dei veri credenti.
Questo sistema di credenze è emerso dal vuoto spirituale creato dalle guerre di religione del XVI e XVII secolo. La Pace di Vestfalia (1648) pose fine alle guerre di religione stabilendo il principio che ogni sovrano potesse determinare la religione del proprio stato. Ma così facendo privò il cristianesimo del suo potere unificante e civilizzatore. In questo vuoto si inserì una nuova, potente fede: il finanziarismo.
B. La teologia del finanziario
La religione finanziaria non è semplicemente emersa di pari passo col capitalismo; gli ha fornito la sua giustificazione spirituale. Ha applicato la teologia cristiana ai concetti finanziari, creando una visione del mondo onnicomprensiva:
• Dio è la Ricchezza: l'essenza suprema e divina, l'obiettivo ultimo e la misura di ogni valore. La sua ricerca è la vocazione più elevata.
• Gesù Cristo è il Denaro: il mezzo sacro, il “salvatore” che media tra il credente e il divino (la Ricchezza). È lo strumento della salvezza.
• Lo Spirito Santo è il Credito/Debito: la forza animatrice e invisibile che permette ai fedeli di creare valore ex nihilo, legando il futuro al presente attraverso la fede.
• La Chiesa è il Sistema finanziario: l'incarnazione istituzionale della fede – le “Cattedrali” (banche centrali, FMI, Banca Mondiale), le “Chiese” (banche commerciali) e il “sacerdozio” (economisti, banchieri, finanziari).
• Il Peccato originale è nascere Poveri: il deficit spirituale intrinseco da cui tutti devono cercare la redenzione attraverso l'accumulo di ricchezza. Questa dottrina colpevolizza la vittima e santifica chi accumula.
• La Salvezza è la Prosperità/libertà finanziaria: lo stato di grazia raggiunto attraverso l'adesione alle leggi finanziarie e l'accumulo di denaro.
• Il Peccato imperdonabile è adorare qualsiasi cosa che non sia la ricchezza: dare priorità alla famiglia, alla comunità, alla nazione, o a Dio rispetto alla ricchezza è un'eresia. Questo spiega la totale intolleranza del finanziario nei confronti dei sistemi di valori rivali (es. sovranità, tradizione, ecologia).
Non si tratta semplicemente di un sistema di comportamento economico; è un universo morale completo, con le sue definizioni di peccato e salvezza, i suoi rituali (es. bilanciamento, revisione del portafoglio, pianificazione degli investimenti) e la sua escatologia (la ricerca della libertà finanziaria come forma di vita eterna).
C. Coesione di classe attraverso dogmi condivisi
Questa teologia fornisce alla classe finanziaria la sua certezza morale e il suo senso di missione. Non c'è avidità, ma rettitudine. Non c'è estrazione, ma allocazione del capitale in modo efficiente. Questo sistema di credenze, interiorizzato attraverso l'istruzione presso istituzioni d'élite (i seminari della fede) e rafforzato dalla pratica quotidiana nelle "cattedrali" della finanza, crea un legame potente e tacito.
La “mano invisibile” di Adam Smith diventa la Provvidenza, una forza divina che guida l’egoismo individuale verso il bene collettivo. Il giudizio del mercato diventa il giudizio di Dio: le nazioni che prosperano sono benedette; le nazioni che lottano sono dannate. Come ha affermato un teologo finanziario (un economista): “Non c’è alternativa” – la famosa dottrina TINA di Margaret Thatcher, che non è altro che una dichiarazione di fede secondo cui l’ordine finanziario è l’unico ordine possibile, la fine della storia.
Ecco perché la classe finanziaria reagisce con tanta furia alle sfide provenienti da nazioni sovrane, movimenti populisti, o sistemi di valori alternativi. Non si tratta di semplici disaccordi politici; sono eresie che devono essere schiacciate. Questa è la vera natura del conflitto tra Hamilton e Jefferson.
La guerra contro le nazioni sovrane che cercano di controllare le proprie risorse (es. Iran, Venezuela, Russia) non è solo geopolitica; è una crociata contro l'eresia. La distruzione delle comunità che resistono alla finanziarizzazione non è solo economica; è la purificazione della fede.
VI. Il “nemico all'interno”: implicazioni per la terza guerra civile inglese
A. Chi? Il sistema duale del capitale
Possiamo ora rispondere alla domanda posta all'inizio di questo articolo. Il “nemico all'interno” della terza guerra civile inglese non è una potenza straniera, bensì una classe che ha conquistato entrambe le capitali dell'impero anglofono: Londra e Washington.
La visibile rivalità geopolitica tra Stati Uniti e Regno Unito è stata per lo più, negli ultimi duecento anni, una messinscena; la vera lotta si svolge tra fazioni della stessa classe finanziaria transnazionale, le quali utilizzano le due capitali come basi di potere nella loro guerra interna. Il conflitto contro l'Iran, le tensioni con la Cina, le manovre in Ucraina: ognuno di questi eventi rappresenta un palcoscenico su cui si svolge questo dramma intraclassista.
Questo spiega il comportamento peculiare della geopolitica moderna: perché Stati Uniti e Regno Unito possono essere contemporaneamente alleati e rivali, perché i loro servizi segreti cooperano anche quando i loro leader si scambiano accuse pubbliche, perché i mercati finanziari reagiscono con tanta volatilità agli eventi politici. Non stiamo assistendo a uno scontro tra nazioni, ma a una guerra civile all'interno di una classe transnazionale, combattuta con le nazioni come strumenti.
B. La posta in gioco: Liberazione & Declino irreversibile
L'attuale “fase finale” del ciclo durato 400 anni (Guerra Civile 3.0) presenta un esito binario.
Opzione A: liberazione. I popoli anglofoni riconoscono e spezzano il potere di questa classe interna, riappropriandosi delle proprie istituzioni, ricollegando la ricchezza alla produzione e ripristinando la sovranità nazionale. Ciò richiederebbe lo smantellamento dell'architettura istituzionale del controllo finanziario: le banche centrali “indipendenti”, il sistema monetario basato sul debito, gli organismi sovranazionali che limitano le scelte democratiche. Richiederebbe una rivoluzione culturale che detroni la Ricchezza come Dio e il Denaro come Messia, ripristinando il primato della produzione, della comunità e dell'autentica fioritura umana.
Opzione B: declino irreversibile. La classe finanziaria riesce a liquidare completamente le rimanenti risorse della civiltà occidentale. La classe media viene irrimediabilmente distrutta; la sovranità viene trasferita a enti sovranazionali; le popolazioni vengono gestite attraverso il debito e la dipendenza. E vengono letteralmente sostituite nelle loro terre dai futuri abitanti, i quali saranno sottoposti allo stesso ciclo di accumulo e sfruttamento. La base produttiva non viene mai rimpatriata. E quando non rimane più nulla da estrarre, i finanziari si trasferiscono in nuove terre, lasciando dietro di sé terre desolate dove un tempo sorgevano nazioni prospere.
La battaglia non è tra sinistra e destra, ma tra produttore e predatore, tra lecito e illecito, tra sovranità e suprematismo finanziario. È la stessa battaglia che si combatte dal 1640 e che ora giunge alla sua fase finale.
C. Il percorso verso la resistenza: smantellare gli incentivi, non solo gli individui
Poiché si tratta di una classe sociale guidata da incentivi sistemici, la riforma non può limitarsi a incarcerare pochi individui, o a regolamentare alcune banche. Richiede lo smantellamento dell'architettura istituzionale e della fede ideologica che la sostiene.
- Rompere la dinamica della schiavitù del debito: mettere in discussione la permanenza del debito pubblico e il controllo privato sulla creazione di moneta. Restituire il potere di creare moneta al popolo, attraverso i suoi rappresentanti eletti, e non alle banche centrali private.
- Definanziare l'economia: riorganizzare il sistema bancario commerciale per separarlo dagli investimenti speculativi. Tassare le transazioni finanziarie e le rendite. Incentivare gli investimenti produttivi rispetto alla speculazione finanziaria. Rendere più redditizio costruire che spostare denaro.
- Smantellare la religione: demistificare la “mano invisibile”. Riaffermare il primato del bene comune, della sovranità nazionale e dell’economia morale sul dogma del fondamentalismo di mercato. Contestare la teologia della finanziarizzazione in ogni sua sfaccettatura, smascherandone le contraddizioni e i costi.
VII. Conclusione: nominare il belligerante per vincere la guerra
A. Sintesi
Il finanziario non è una cricca oscura, bensì una classe dominante transnazionale ben definita. Il suo potere deriva da attività illecite (es. manipolazione del debito, ingegneria finanziaria, ricerca di rendite), attuate attraverso la “catena finanziaria della morte” (un ciclo in sette fasi di infiltrazione, cattura, estrazione e abbandono) e santificate dalla “Religione della Finanza” (un sistema teologico completo in cui la Ricchezza è Dio e il Denaro è il Messia).
La sua genesi risale alla presa dello Stato inglese nel 1688 da parte di interessi finanziari guidati da romani, veneziani e olandesi. Il suo potere si consolidò con la creazione della Banca d'Inghilterra nel 1694, il meccanismo istituzionale che fuse gli interessi statali e finanziari in una macchina da guerra autoalimentata. I suoi discendenti ora governano da Londra e Washington, usando i resti dell'impero anglo-americano come strumenti nella loro guerra civile interna.
Questo è il “nemico all'interno” nella guerra civile inglese durata ormai 400 anni.
B. L'imperativo di dare un nome
Non si può combattere ciò che non si riesce a nominare. Definendo con precisione il “finanziario” – come tipo sociologico, sistema operativo e credo spirituale – compiamo il primo passo fondamentale verso la costruzione di una controforza. Spostiamo il dibattito da vaghe teorie del complotto a una struttura analizzabile, da risentimenti personali a una comprensione sistemica.
I finanziari hanno mantenuto il loro potere per oltre tre secoli proprio perché sono rimasti senza nome. Si sono nascosti dietro le bandiere degli stati, dei partiti politici e delle ideologie economiche, senza mai rivelarsi come una classe distinta con interessi specifici. Dare loro un nome significa iniziare il processo di liberazione.
C. Metafora finale e transizione alla Quarta Parte
I finanziari sono i pretoriani di un impero occulto: un sistema finanziario che paga gli stipendi di eserciti permanenti che non hanno mai servito la repubblica, ma solo i loro finanziatori. I finanziari hanno consolidato il loro colpo di stato non con le legioni, ma con i registri contabili. E il loro potere è stato reso permanente da un'unica, geniale innovazione istituzionale: una società che intermedia titoli integrata con una banca privata che avrebbe posseduto per sempre i beni di tutti, gestito il debito pubblico e finanziato le guerre perenni dello stato.
Questa innovazione – la Banca d'Inghilterra, creata nel 1694 – è l'oggetto del prossimo saggio di questa serie. Analizzeremo il meccanismo del 1694, mostrando come questo “peccato imperdonabile” abbia creato il motore del debito e del conflitto che ha sostenuto la guerra civile inglese per oltre tre secoli e che ora si trova ad affrontare la sua crisi finale.
I Pretoriani costruirono la loro fortezza con le vite, la produttività e i beni rubati ai nostri antenati e a noi stessi. Dobbiamo comprenderne a fondo le mura prima di poterle violare e incendiare il palazzo e il tempio. E dovranno essere rasi al suolo, se vogliamo essere di nuovo sovrani e liberi.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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