Javier Milei è salito al potere con obiettivi non negoziabili: un surplus di bilancio, il contenimento dell'inflazione e la ripresa di un'economia in crisi. I suoi primi due anni e mezzo di mandato si sono conclusi con risultati macroeconomici spettacolari: l'inflazione è crollata dai massimi, la povertà è tornata ai livelli del 2018, l'economia è di nuovo in fase di crescita, il debito netto è stato significativamente ridotto e i salari reali stanno iniziando a riprendersi, il tutto grazie al più grande piano di aggiustamento e deregolamentazione degli ultimi decenni. A dicembre 2023 Milei ha ereditato un tasso di inflazione mensile del 25,5%, vicino al 300% annuo – il più alto al mondo – e lo ha rapidamente ridotto a circa il 2,3% al mese entro ottobre dell'anno successivo, il livello più basso dal 2018, con previsioni che indicano un ulteriore calo nel 2026. Inoltre il bilancio nazionale è passato da un deficit insostenibile a un surplus per la prima volta in 14 anni, grazie a drastici tagli alla spesa superflua senza compromettere i servizi essenziali, alla chiusura di ministeri, all'eliminazione di agenzie inutili, alla riduzione dei sussidi e al taglio di decine di migliaia di posti di lavoro sovradimensionati nel settore pubblico ereditati dalla precedente amministrazione. Lasciare respirare l'economia funziona. Politiche di liberalizzazione appropriate hanno ridotto significativamente la povertà: le stime dell'UCA mostrano un calo di quasi 20 punti percentuali rispetto ai picchi della crisi e un tasso compreso tra il 31% e il 36%, il livello più basso degli ultimi sei anni; l'UNICEF stima che circa 1,7 milioni di bambini siano usciti dalla povertà negli ultimi due anni. L'FMI prevede che quest'anno l'Argentina mostrerà una crescita del PIL intorno al 3-4%, con una crescita cumulativa di quasi 8 punti percentuali tra il 2025 e il 2026. Le misure di austerità di Milei hanno portato a una forte riduzione dell'occupazione nel settore pubblico, gonfiata dal kirchnerismo e finanziata con debito e inflazione. Milei ha creato oltre 650.000 nuovi posti di lavoro nel settore privato. Secondo l'INDEC l'occupazione totale è cresciuta di 330.000 posti di lavoro in due anni e, cosa ancora più importante, l'occupazione nel settore pubblico è diminuita di 370.000 unità. Il debito pubblico ha raggiunto livelli molto elevati alla fine del 2023 e da allora è diminuito drasticamente in termini netti. L'onere del debito per l'economia si è ridotto drasticamente: è stato diminuito di decine di miliardi di dollari ed è calato in termini assoluti e in percentuale del PIL, e la dinamica esplosiva ereditata è stata arrestata. Il rapporto debito/PIL è sceso da oltre il 100% tra il 2020 e il 2023, raggiungendo un picco del 155%, al 70% nel terzo trimestre del 2025. Milei ha azzerato il debito della banca centrale trasferendolo al Dipartimento del Tesoro e nei due anni e mezzo della sua presidenza il debito totale ha fatto registrare una diminuzione netta di $48,5 miliardi. Il ministro Luis Caputo e il presidente della banca centrale, Santiago Bausili, hanno svolto un ruolo cruciale nel disinnescare le potenziali minacce lasciate dal socialismo, impedendo che esplodessero. Non possiamo dimenticare gli sforzi di Diego Santilli per garantire la sicurezza e la tranquillità degli argentini di fronte alle continue minacce di sabotaggio, né gli sforzi di Manuel Adorni per smantellare la propaganda e la disinformazione socialista. Il surplus primario è stato raggiunto tagliando la spesa, riducendo il peso dei sussidi inefficienti, frenando la crescita dell'occupazione pubblica e dando priorità ai programmi sociali essenziali. Meno sussidi per tutti e più assistenza per chi ne ha veramente bisogno hanno permesso di ridurre il debito, controllare la spesa e aiutare chi ne ha davvero bisogno. La deregolamentazione, grazie al ministro Sturzenegger, ha permesso di eliminare l'ingerenza statale nell'economia. L'eliminazione dei controlli sui prezzi, la riduzione dei dazi e l'apertura di settori come il trasporto aereo e il mercato immobiliare hanno portato a una maggiore varietà di prodotti e a prezzi migliori per i consumatori. Ora è il turno degli investimenti, che devono eliminare l'incertezza giuridica creata dal socialismo. Il programma RIGI, progettato per attrarre grandi investimenti superiori a $100 milioni, offre stabilità normativa e certezza giuridica, e sono già stati annunciati progetti per oltre $31 miliardi, soprattutto nei settori minerario ed energetico. Non è un miracolo, non è un esperimento... Milei e il suo team di governo hanno applicato la logica economica e una difesa inequivocabile della libertà.
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di Finn Andreen
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-difficile-cammino-dellargentina)
L'ascesa al potere in Argentina del primo libertario dichiarato, Javier Milei, è stata accolta con entusiasmo da molti libertari, ma anche come un momento cruciale. Non solo ha dimostrato la possibilità di ottenere il voto della maggioranza dell'elettorato di un grande Paese a favore di un programma radicale di libertà, ma ha anche suggerito che i libertari avrebbero finalmente potuto dimostrare al mondo intero che un libero mercato senza vincoli non solo è possibile, ma anche estremamente vantaggioso per qualsiasi società.
Non sorprende, quindi, che sia i libertari che gli statalisti stiano osservando con attenzione quest'ultimo esperimento argentino, iniziato nel 2024, per individuare segnali di successo o fallimento del modello Milei. I libertari possono sentirsi tranquilli riguardo a questa aspettativa, considerando le solide basi teoriche della Scuola Austriaca di economia che ispira il modello Milei.
A questo proposito occorre fare un paio di precisazioni. In primo luogo, la difficile transizione da una società statalista a una società libera non deve essere ignorata e non può essere attribuita al libertarismo in sé. Va detto che il processo politico e pratico per giungere a un libero mercato senza ostacoli non è stato un punto focale del pensiero libertario. In secondo luogo, il cammino verso la libertà potrebbe essere ostacolato da una serie di ragioni pratiche, come fattori esterni o umani, del tutto estranei al libertarismo. Ad esempio, il leader eletto e il governo potrebbero essere imperfetti e la classe politica potrebbe opporsi al cambiamento.
Risultati generalmente positivi dopo un inizio difficile
L'inizio del governo Milei è stato turbolento, con rapidi risultati positivi delle riforme, ma accompagnato dalle prevedibili difficoltà nella transizione da un'economia caratterizzata da tasse elevate, spese eccessive e inflazione. Quest'ultima, uno dei principali flagelli degli argentini per decenni, ha subito una netta decelerazione. Nel 2024 il PIL si è contratto dell'1,8%, un risultato migliore rispetto al 2023 (-3,1%), e c'è stata una forte ripresa del PIL nel 2025 (5,2%). Grazie ai tagli alla spesa pubblica, ad agosto dell'anno scorso lo Stato argentino ha fatto registrare un surplus di bilancio pari all'1,3% del PIL, un'inversione di tendenza senza precedenti per un Paese abituato a spendere più di quanto incassa.
Ma le misure di austerità – tagli ai sussidi, riduzioni di posti di lavoro nel settore pubblico, forti svalutazioni – hanno inevitabilmente comportato costi sociali, facendo precipitare inizialmente milioni di persone nella povertà. Tuttavia il tasso di povertà è poi diminuito drasticamente nella seconda metà del 2024, passando dal 52,9% nella prima metà del 2024 al 38,1%. La disoccupazione nella provincia di Buenos Aires è salita al 9,8%, un valore superiore a quello del 2023.
In generale, gli indicatori macroeconomici puntano nella giusta direzione, nonostante l'inevitabile e prevedibile inizio difficile. Tuttavia la sfida più seria per Milei riguarda probabilmente il pèso argentino, un ambito in cui l'economia Austriaca potrebbe essere un faro per evitare di ripetere gli errori del passato.
Il pèso argentino: una storia di cattiva gestione
Nel 1991 l'Argentina agganciò il pèso al dollaro con un tasso di cambio di uno a uno. Ogni pèso doveva essere coperto da un equivalente dollaro statunitense detenuto nelle riserve. Inizialmente l'inflazione crollò e gli investimenti aumentarono vertiginosamente. Tuttavia, rinunciando alla sovranità monetaria, l'Argentina perse la capacità di adattarsi alle condizioni mondiali. Con il rafforzamento del dollaro alla fine degli anni '90, il pèso si sopravvalutò, danneggiando le esportazioni e alimentando la disoccupazione. Incapace di svalutare o di impostare i propri tassi di interesse, il governo argentino si indebitò pesantemente in dollari, aggravando le future vulnerabilità.
Nel 2001 l'Argentina era in recessione. Con la fuga degli investitori e il calo delle riserve, il governo argentino bloccò i prelievi bancari per arrestare la fuga di capitali. Scoppiarono rivolte, il governo dichiarò default su oltre $100 miliardi di debito e il sistema di cambio fisso fu abbandonato nel 2002. Il pèso perse circa il 70% del suo valore in pochi mesi, con le conseguenze sociali che si possono immaginare. Dopo il crollo, l'Argentina adottò un sistema di cambio flessibile, ma i vantaggi iniziali svanirono rapidamente con il ritorno dell'indisciplina fiscale; l'inflazione cronica, superiore al 30%, divenne la norma, emersero molteplici tassi di cambio e la fiducia si erose.
Con il programma Milei, il pèso è stato inizialmente svalutato in modo significativo (da circa 400 ARS/USD a circa 800 ARS/USD) nell'ambito degli sforzi per ridurre l'inflazione. Nell'aprile del 2025 il governo è passato a un sistema di cambio più flessibile: il pèso è stato autorizzato a fluttuare all'interno di una banda di oscillazione (ad esempio, tra circa 1.000 e 1.400 ARS/USD) e molti controlli sui capitali e sulla valuta sono stati rimossi.
Alla fine del 2025 l'Argentina ha adottato un sistema di cambio “gestito” per la propria valuta. Il tasso di cambio ufficiale si aggirava intorno ai 1.480 pèso argentini per dollaro statunitense, mentre il tasso informale, noto come “dollaro blu”, era di circa 1.580 pèso. Il rischio principale era che il pèso non potesse essere facilmente difeso in questa fase di transizione, con riserve nette della banca centrale pari a soli $6 miliardi. Questa è la ragione principale per cui l'Argentina ha ricevuto dagli Stati Uniti, nell'ottobre del 2025, un fondo di stabilizzazione aggiuntivo di $20 miliardi, il quale ha anche contribuito all'importante vittoria di Milei alle elezioni di medio termine.
Ma il pèso è ancora sopravvalutato, il che danneggia le esportazioni e la competitività. Ad esempio, gli argentini hanno acquistato dall'estero elettrodomestici di marca e carne bovina – un prodotto di punta dell'esportazione argentina – che, a causa del tasso di cambio del pèso, risultano più economici rispetto ai prodotti locali equivalenti.
Tuttavia il piano di Milei per il pèso non si limita a lasciarlo fluttuare liberamente, ma prevede addirittura l'abolizione della banca centrale e la determinazione dei tassi di interesse da parte del mercato, come raccomanda la teoria Austriaca. Questo ci ricorda che la transizione verso un'economia di libero mercato è un processo che deve tenere conto della politica.
Lezioni dalla Scuola Austriaca
Dal punto di vista dell'economia Austriaca, le ripetute crisi che l'Argentina ha attraversato in passato sono la conseguenza inevitabile di una manipolazione monetaria artificiale. Come scrisse Ludwig von Mises nel suo libro, L'azione umana: “Non c'è modo di evitare il crollo finale di un boom causato dall'espansione del credito. L'alternativa è solo se la crisi debba arrivare prima... o dopo, come catastrofe finale e totale del sistema monetario”. Per l'Argentina, queste parole restano importanti da ricordare.
Il sistema di ancoraggio al dollaro del 1991 rappresentava una forma di controllo monetario artificiale. Fissando il tasso di cambio, i politici aggirarono il meccanismo naturale del mercato per l'equilibrio tra scambi commerciali, risparmi e investimenti. Quando il pèso diventò sopravvalutato, invece di deprezzarsi, il governo argentino prese in prestito dollari per mantenere la parità, alimentando così un'enorme bolla creditizia.
Come sottolineava Mises, una moneta sana non può essere creata per decreto; il suo valore deve emergere dallo scambio volontario. Quando lo Stato fissa i prezzi, compreso il prezzo della moneta, distorce i segnali di mercato e incoraggia consumi e indebitamento insostenibili. Murray Rothbard ha ribadito questo concetto nel libro, La Grande Depressione americana: “C'è un solo modo per porre fine all'inflazione: fermare immediatamente l'espansione monetaria e lasciare che il mercato si riallinei”.
Da questa prospettiva un pèso veramente libero, senza una banca centrale che decida i tassi d'interesse, porterebbe inevitabilmente difficoltà a breve termine, ma anche un equilibrio a lungo termine. La valuta si deprezzerebbe ulteriormente rispetto al dollaro, abbassando il tenore di vita, ma allineando i consumi alla reale capacità produttiva del Paese. Il vantaggio sarebbe che ciò stimolerebbe le esportazioni e renderebbe le importazioni più costose, incentivando così la produzione interna.
Milei è uno dei pochissimi leader politici al mondo ad aver compreso questi punti. L'unico vero ostacolo a una crescita economica duratura e a un miglioramento a lungo termine del tenore di vita dei poveri argentini è il ciclo elettorale: a Milei e al suo programma di libertà economica verrà data una possibilità concreta, non solo per due anni, ma per un intero decennio o anche di più? Perché questo è il lasso di tempo necessario per la transizione verso un'economia di libero mercato.
Se all'Argentina fosse consentito di diventare economicamente libera, ciò rappresenterebbe non solo un'importante vittoria per il libertarismo, ma anche una luminosa fonte di ispirazione per la riforma di innumerevoli nazioni occidentali attualmente in difficoltà sotto il giogo dello statalismo keynesiano. Il successo di Milei contribuirebbe a convincere concretamente tutti coloro che ancora dubitano che un programma politico basato sull'economia Austriaca possa portare a una prosperità duratura per tutti, a patto che si possano superare gli ostacoli politici.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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