martedì 20 ottobre 2026

Il ventottesimo regime: la nuova riforma aziendale di Bruxelles riuscirà a sfuggire alla morsa della burocrazia?

Il problema centrale per l'UE e i suoi singoli stati membri è l'azzardo morale. Fornire un sostegno incondizionato alla Francia ha sostenuto l'incentivo a non risanare le finanze pubbliche e ha indotto altri governi ad aspettarsi un trattamento analogo. Tuttavia, negarlo avrebbe comportato il rischio che l'aumento dei costi di finanziamento aggravasse la situazione fiscale e si propagasse tensioni in tutta l'unione monetaria. Gli strumenti della BCE non risolvono questo dilemma. Il suo “Transmission Protection Instrument” tiene conto della sostenibilità fiscale e del rispetto degli impegni di politica economica europea, ed è concepito per contrastare pressioni di mercato ingiustificate e disordinate. Una variazione dei prezzi guidata dal deterioramento dei fondamentali rende l'intervento molto più complesso. Un sostegno duraturo richiederebbe uno sforzo concertato da parte della Francia per ripristinare la credibilità fiscale. L'avvicinarsi delle elezioni presidenziali complica tale scenario: le istituzioni europee devono avere la certezza che il governo che si assume gli impegni sia in grado di mantenerli e che il suo successore li rispetti. Non esiste un obbligo formale per la BCE di attendere l'esito delle elezioni, ma potrebbe essere necessaria chiarezza politica prima di poter imporre condizioni significative. Il cambiamento di posizione della Germania rende la situazione ancora più complessa. Il Paese può rimanere un rifugio sicuro relativo all'interno dell'Europa, pur diventando meno capace o disposto a garantire per i vicini. Una sovraperformance dei Bund durante una crisi non dimostrerebbe che la capacità di salvataggio collettivo sia illimitata. Un modo interessante per esprimere questo rischio consiste nell'aprire posizioni “short” sui titoli di stato spagnoli contro i Bund di pari durata. Il differenziale della Spagna, ancora relativamente contenuto, offre una remunerazione insufficiente a fronte di un possibile episodio di frammentazione più ampio. Un differenziale iniziale più ridotto implica inoltre un costo di mantenimento (“carry”) negativo, inferiore rispetto a una posizione “short” sulla Francia. La Spagna offre agli investitori dubbiosi sulla garanzia collettiva dell'Eurozona un'opportunità di posizionamento potenzialmente economica, con rischi di ribasso relativamente limitati. Non dimentichiamoci, però, che la Spagna ha un rapporto debito/PIL del 100% ed è guidata da un governo di minoranza che di recente ha indetto elezioni anticipate. Un'asimmetria allettante, visti i rischi crescenti. Il differenziale tra i decennali francesi e tedeschi a 150 punti base può sembrare allettante, perché l'istinto è quello di sfruttare la dislocazione del mercato e attendere il ritorno alla normalità. Tuttavia un tale istinto rischia di ancorarsi a un passato che non offre più una guida affidabile. Un differenziale può essere storicamente ampio e, ciononostante, offrire una remunerazione inadeguata per ciò che ci attende. Durante la crisi del debito sovrano, i differenziali tra il decennale italiano e quello tedesco superarono i 500 punti base. Non si tratta di una previsione per la Francia, ma l'episodio dimostra l'entità delle oscillazioni che i differenziali possono subire quando i mercati perdono fiducia nella sostenibilità fiscale e nella credibilità del sostegno europeo. Lo storico della Francia e il suo essere un “punto di rifermento” all'interno dell'UE potrebbero non costituire più parametri affidabili per valutare i potenziali rischi di ribasso in un contesto diverso. Gli investitori dovrebbero essere estremamente cauti nel dare per scontato un ritorno alla situazione precedente.

______________________________________________________________________________________


di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/il-ventottesimo-regime-la-nuova-riforma)

La Commissione europea sta rispondendo alle crescenti critiche sull'eccessiva burocrazia con l'introduzione di una nuova forma giuridica societaria. Il “ventottesimo regime” mira a creare una struttura giuridica uniforme applicabile a tutta l'area economica dell'Unione Europea. Un'idea affascinante, ma destinata a sprofondare rapidamente nella generale follia burocratica.

L'Unione Europea ha raggiunto un punto in cui ci si può ritenere fortunati se si trascorrono alcuni giorni senza nuove iniziative normative da parte dell'apparato centrale di Bruxelles.

Per allentare la pressione e respingere le crescenti critiche alla giungla burocratica dell'UE, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha presentato l'idea di una forma giuridica societaria europea durante il Forum economico mondiale di Davos.

La nuova tipologia di società paneuropea proposta si chiama ventottesimo regime e diventerebbe la ventottesima forma giuridica europea, affiancandosi alle forme societarie nazionali come GmbH, SPA, o Limited.

Quello che la von der Leyen ha presentato come un progetto innovativo mira a semplificare la costituzione di società per startup e aziende in fase di espansione. L'obiettivo è operare a livello transfrontaliero in tutti i 27 Stati membri del Mercato Unico senza dover creare ulteriori filiali per conformarsi ai requisiti legali di ciascun Paese.

Il ventottesimo regime è concepito per consentire un processo di costituzione e gestione aziendale uniforme e completamente digitalizzato. Le società potrebbero essere registrate online entro 48 ore, senza notaio e senza complicate pratiche burocratiche.

La Commissione prevede inoltre di istituire un registro centrale dell'UE, che funga da sportello unico e garantisca trasparenza in materia di costituzione di società, aumenti di capitale e strutture proprietarie. Il progetto si trova attualmente nella fase iniziale di consultazione parlamentare e potrebbe entrare in vigore nella legislazione nazionale non prima del 2027.

L'idea della Commissione è allettante. Oltre a facilitare la costituzione rapida e semplice di società, rappresenterebbe la prima iniziativa sostanziale da anni volta a superare una regolamentazione perlopiù repressiva, mirata a rafforzare concretamente il mercato unico europeo.

Un ingresso più rapido sul mercato, fusioni semplificate e un potenziale accesso più agevole al capitale di rischio potrebbero essere la conseguenza, a condizione che si verifichi anche una deregolamentazione fiscale a livello nazionale. Tuttavia, ciò sembra improbabile, viste le prassi normative europee.

L'unione dei mercati dei capitali, spesso citata in ambito politico, riceverebbe così il suo primo, modesto impulso: un collegamento concreto con la situazione degli imprenditori. A quanto pare, frammenti di critica provenienti dal mondo degli affari a volte giungono anche negli ambienti della Commissione: chi l'avrebbe mai detto?


Dove sono gli imprenditori?

Come sempre accade con le iniziative di Bruxelles, il diavolo si nasconde nei dettagli. Innanzitutto, è necessario ottenere l'adozione a livello nazionale di questa nuova forma giuridica.

Si prevede che potenti gruppi di pressione, dai consulenti fiscali ai revisori dei conti, si impegneranno a fondo per tutelare i propri interessi, che derivano in gran parte dalla complessità della legislazione fiscale, dei requisiti patrimoniali e delle procedure di costituzione delle società.

Su qualsiasi presunta liberalizzazione dell'attività economica incombe la lunga ombra della politica regolamentare europea.

Questo è il vero nodo cruciale della politica europea. Considerando la struttura economica dell'Unione Europea, sorge spontanea la domanda: dove sono gli imprenditori disposti o in grado di utilizzare questo nuovo quadro normativo europeo per le imprese?

Un singolo dato illustra la grottesca attività regolamentare di Bruxelles: solo l'anno scorso, l'economia europea è stata inondata da oltre 1.400 nuovi atti giuridici dell'UE. Ovvero, quattro nuove normative al giorno. Direttive, regolamenti, atti delegati, atti di esecuzione: le imprese stanno annegando in una palude normativa di Bruxelles guidata da ideologie.

Le linee di politica relative alla CO₂ e le direttive sulle catene di approvvigionamento sono spesso al centro dell'attenzione, esaminando nel dettaglio ogni attività economica e generando enormi costi burocratici. Gli imprenditori si ritrovano sempre più spesso a dover finanziare le procedure amministrative, anziché dedicarsi completamente al servizio dei propri mercati.

Quello che vediamo a Bruxelles è la burocrazia classica: una volta istituita, alimentata politicamente e trattata come avanguardia politica, sviluppa una vita propria. Cinicamente, la produzione di atti giuridici è l'unico “asset” che la mantiene in vita.

La verità di questo fenomeno burocratico si rivela spesso apertamente, quando i politici elencano con orgoglio le leggi che hanno promosso, senza alcuna comprensione della reale vita economica. È il lavoro di un becchino che si fa strada attraverso un settore produttivo della società sempre più paralizzato.

Il sostegno politico e mediatico alla regolamentazione climatica dell'UE ha creato una burocrazia autoreferenziale che si sta ora diffondendo negli Stati membri. Con le quote statali che superano il 50%, si è oltrepassato il punto di non ritorno dello squilibrio economico. L'Europa rischia di diventare un polo puramente amministrativo, mentre l'economia produttiva si contrae costantemente.

Il parassita consuma il suo ospite, accelerandone il decadimento. L'Europa si sta trasformando in un sito amministrativo con un'attività produttiva in declino.


Le forze centrifughe accelerano

L'iniziativa del ventottesimo regime potrebbe effettivamente rivelarsi una soluzione affascinante per rafforzare il mercato unico, a patto che un giorno si avvii un processo ordinato di revisione normativa.

È molto probabile che la spirale discendente dell'elevato debito pubblico, del calo della produttività, dell'aumento della disoccupazione e del drammatico declino geopolitico del continente finiranno per spianare la strada a una svolta conservatrice e orientata al mercato.

Per i pianificatori centrali di Bruxelles, in particolare nell'Europa orientale, si sta preparando una tempesta politica che, una volta unificata, potrebbe un giorno mandare in frantumi le catene della regolamentazione.

Dal punto di vista tedesco, tuttavia, sembra probabile che le forze trainanti della trasformazione in chiave socialista climatica – indubbiamente concentrate a Berlino – mobiliteranno le proprie risorse per proseguire sulla strada fatale verso un'economia pianificata, anche dopo la rottura con l'opposizione.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

lunedì 19 ottobre 2026

Perché la Groenlandia è al centro di un ordine mondiale in cambiamento

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/perche-la-groenlandia-e-al-centro)

Una rara convergenza di fattori geopolitici ha accresciuto l'importanza strategica della Groenlandia. Situata in una regione cruciale per la difesa del territorio statunitense, l'isola si trova anche tra due rotte marittime artiche emergenti che potrebbero ridurre significativamente i tempi di transito globali. Inoltre, il territorio è ricco di risorse naturali, tra cui le terre rare.


Maggiore importanza

Situata alle porte dell'Oceano Atlantico e dell'Oceano Artico, la Groenlandia è diventata fondamentale per la difesa del territorio statunitense. Tale valutazione si riflette nella nuova Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, pubblicata il 23 gennaio, che identifica la Groenlandia come un “territorio chiave”, insieme al Canale di Panama e al Golfo di America.

Quando Trump menzionò per la prima volta l'acquisto della Groenlandia nel 2019, Alexander Gray ricopriva una carica di alto profilo per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca. Gray affermò che il presidente era “assolutamente serio” allora, visto che ha dato priorità alla difesa dell'emisfero occidentale.

Geograficamente, la Groenlandia fa parte del Nord America. Oggi, gli Stati Uniti hanno una sola base militare nella Groenlandia nord-occidentale: la base spaziale di Pituffik, precedentemente nota come base aerea di Thule. Il numero è diminuito rispetto alle 17 basi presenti alla fine della Seconda guerra mondiale.

La base spaziale statunitense di Pituffik, in Groenlandia, il 28 marzo 2025.

Durante la Guerra fredda, ha svolto un ruolo cruciale nell'individuazione precoce dei missili balistici diretti verso il territorio continentale degli Stati Uniti. Lo sviluppo della tecnologia militare rende questo ruolo di individuazione precoce ancora più critico, ha affermato Troy Bouffard, direttore del Center for Arctic Security and Resilience presso l'Università dell'Alaska-Fairbanks.

I missili balistici convenzionali entrano prima nello spazio e poi rientrano nell'atmosfera, fornendo una traiettoria prevedibile per il tracciamento e l'intercettazione da terra. I missili da crociera ipersonici, invece, sono manovrabili e possono viaggiare ad altitudini inferiori alla soglia di rilevamento radar, il che li rende molto più difficili da tracciare.

Secondo un rapporto di ricerca del Congresso del 2025, Russia e Cina probabilmente possiedono già missili da crociera ipersonici operativi, mentre quelli degli Stati Uniti sono ancora in fase di sviluppo.

“Pituffik avrebbe il vantaggio di rilevare qualsiasi cosa prima di chiunque altro in una vasta area dell'Artico”, ha dichiarato Bouffard a The Epoch Times. “Questo è fondamentale per l'intero sistema di difesa missilistica di quella che diventerà la Cupola d'Oro del Nord America”.

La Groenlandia fa parte del Nord America. La sua capitale, Nuuk, è geograficamente più vicina a Washington, DC che a Copenaghen.

Ha osservato che, con il crollo dell'Unione Sovietica, l'esercito si è ridotto significativamente, ma la flotta di sottomarini strategici è rimasta intatta.

“L'hanno tenuta in servizio perché è ancora l'arma più letale del pianeta”, ha detto Bouffard.

“Continuano a competere alla pari con noi. Magari non sono al nostro livello in termini di sofisticazione, ma per quanto riguarda le tecnologie di quinta e sesta generazione... non sono mai troppo indietro”.

Secondo l'Istituto danese per gli studi internazionali, la copertura radar sulla Groenlandia è insufficiente per rilevare gli aerei russi e la NATO attualmente non ha la capacità di dare la caccia ai sottomarini nel GIUK Gap, ovvero le acque che separano la Groenlandia, l'Islanda e il Regno Unito.


Arena delle potenze in competizione

Secondo l'esperto di Cina, Alexander Liao, l'Artico è forse una delle ultime aree in cui la Cina vede un campo relativamente libero per concentrare il proprio potere. E la Cina è attiva nella regione da un decennio.

Sebbene non possieda territori nell'Artico, la Cina si è autoproclamata “stato quasi artico” nella sua prima politica artica, pubblicata nel 2018. Nello stesso anno, Pechino ha lanciato il programma della Via della Seta Polare, collegandolo alla Belt and Road Initiative, una piattaforma di politica estera da $1.000 miliardi che espande l'influenza economica e militare globale di Pechino.

Dalla fine della Guerra fredda, la regione artica è stata caratterizzata dal principio dell'“eccezionalismo artico”. La narrativa politica proposta dall'ultimo leader dell'Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, mirava a lasciare la regione alla cooperazione scientifica e a isolarla dalle più ampie rivalità geopolitiche.

Un villaggio di pescatori vicino a Nuuk, in Groenlandia, il 4 maggio 2025.

Secondo Bouffard, le cose sono andate sostanzialmente così fino a quando l'invasione russa dell'Ucraina non ha rotto l'equilibrio nel febbraio 2022. La guerra in Ucraina ha portato alla prima strategia artica intergovernativa in assoluto, emanata dalla Casa Bianca otto mesi dopo.

Secondo Gray, l'invasione russa dell'Ucraina ha rappresentato “un punto di svolta, in quanto l'ordine mondiale [stava] sostanzialmente tornando a quello che era prima del 1991”.

“Il mondo è tornato a essere una competizione tra grandi potenze grazie a Vladimir Putin [presidente russo] e Xi Jinping [leader cinese]”, ha dichiarato a The Epoch Times.

Pur senza ricorrere a una guerra vera e propria, Xi ha sfruttato il sistema commerciale mondiale attraverso la sua politica industriale e la sua strategia di fusione civile-militare.

Negli ultimi decenni, Pechino ha monopolizzato la lavorazione delle terre rare, minerali critici essenziali per la produzione moderna e per i sistemi d'arma avanzati. L'anno scorso il regime cinese ha dimostrato di non temere di usare il suo controllo sulle terre rare per ritorsione contro i dazi statunitensi.

Le ricche risorse naturali dell'Artico rappresentavano un'attrattiva. La Strategia nazionale statunitense per la regione artica del 2022 afferma che la Cina aveva raddoppiato i suoi investimenti nella regione nel decennio precedente, concentrandosi sull'estrazione di minerali critici e sulla sua “ricerca a duplice uso con applicazioni di intelligence e militari”.

Nello specifico, in Groenlandia il governo danese ha bloccato progetti di questo tipo realizzati da aziende statali cinesi.

Secondo Andreas Forsby, ricercatore senior presso l'Istituto danese per gli studi internazionali, il 2018 ha segnato un cambiamento nel sentimento dei Paesi nordici nei confronti della Cina.

Grazie alle pressioni degli Stati Uniti e ai “ripensamenti” dei Paesi nordici sull'invitare i cinesi nella regione artica, ha affermato, a questi ultimi è stato comunicato “passo dopo passo” che “non erano più i benvenuti”.

Sebbene la Cina abbia intrapreso quella che Forsby ha definito una “ritirata tattica” in Groenlandia, Gray ha affermato che il regime cinese vedrà nuovamente un'opportunità se l'isola raggiungerà il suo obiettivo a lungo termine di indipendenza dalla Danimarca.

Il 26 gennaio, intervenendo al Parlamento europeo, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha inoltre sottolineato l'importanza degli sforzi degli alleati per arginare l'influenza militare ed economica di Russia e Cina nell'Artico.

Secondo Risk Intelligence, una società di consulenza con sede in Danimarca, dopo l'inizio della guerra in Ucraina, la Cina ha iniziato a costruire i propri moli nei cinque porti più importanti lungo la costa artica russa (Murmansk, Sabetta, Arkhangelsk, Tiksi e Uzden), parallelamente alla costruzione di linee ferroviarie cinesi nella zona.


Un ordine mondiale in trasformazione

Per ora gli Stati Uniti manterranno il controllo diretto del territorio su cui sorgono le loro basi militari in Groenlandia, stando a quanto emerso da un'intervista rilasciata da Trump al New York Post.

Rutte ha inoltre affermato il 26 gennaio che i negoziati si svolgeranno in due “filiali di lavoro”: una tra gli Stati Uniti e la NATO e una tra gli Stati Uniti, la Danimarca e la Groenlandia. La seconda linea di lavoro è già iniziata, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio il 28 gennaio.

Trump ha dichiarato che ulteriori dettagli saranno negoziati nelle prossime settimane, dopo aver annunciato il 21 gennaio che a Davos si era discusso di un accordo.

Secondo James Lewis, ex-diplomatico e illustre membro del Center for European Policy Analysis, gli europei hanno avuto un “bagno di realtà” al Forum economico mondiale, dove la questione della Groenlandia e le tensioni ad essa connesse sono state al centro dell'attenzione.

Il vecchio ordine si stava già sgretolando, ha affermato, e Trump ha accelerato il processo.

“L'ordine internazionale basato sulle regole non ha mai funzionato veramente; ha funzionato finché non c'erano sfide”, ha dichiarato a The Epoch Times. “Credo che gli europei se ne siano finalmente resi conto”.

“Avevano questo sogno di un ordine internazionale basato sulle regole, in cui gli avvocati fossero più importanti delle armi, e quel sogno è svanito”.

Analogamente, il 26 gennaio Rutte ha affermato che era giunto il momento per l'Europa e il Canada di assumersi una maggiore responsabilità nella propria difesa.

La Groenlandia è stata una “pietra miliare” per gli europei, ha affermato Lewis, sottolineando che l'alleanza transatlantica ha subito una battuta d'arresto in termini di fiducia, che si protrarrà anche dopo la fine del mandato di Trump. Tuttavia, ha aggiunto, non si è trattato di una grande vittoria per la Cina.

“La reputazione della Cina rende difficile per essa trarre vantaggio da questi cambiamenti”, ha affermato.

Alla fine, gli europei “lasceranno rientrare gli americani”, ha detto Lewis, perché la difesa è molto costosa.

“Preferiscono condividere l'onere dei costi con gli Stati Uniti piuttosto che procedere da soli”, ha dichiarato a The Epoch Times.

Sebbene la Cina aspiri a “definire le relazioni sino-americane e l'ordine mondiale”, ha affermato, si trova in una posizione ambigua in termini di alleanze.

Liao ha affermato che altri Paesi usano la Cina come una carta da giocare nei negoziati con gli Stati Uniti. Sapevano che non c'era alcun potenziale di partenariato a lungo termine con Pechino, ha detto, ma hanno usato il dialogo con esso come “anestesia strategica” per alleviare il dolore causato dall'approccio imprevedibile di Trump.

Secondo Gray, il “fragile e paranoico sistema politico”, impantanato in disordini interni – tra cui il licenziamento di Zhang Youxia, il numero due di Xi nell'esercito e amico di lunga data della famiglia di Xi – rende difficile il funzionamento a lungo termine del regime.

Sia Lewis che Liao hanno affermato di ritenere che i prossimi tre anni della presidenza Trump saranno ricchi di cambiamenti. Liao e Gray hanno aggiunto di pensare che il nuovo ordine mondiale assumerà una forma iniziale tra circa un quinquennio.

Liao ha affermato, inoltre, di considerare la Groenlandia un evento cruciale in un più ampio riassetto degli equilibri di potere. Gli Stati Uniti, a suo dire, avranno un ruolo guida, ma in un modo del tutto nuovo.

Gray concorda. A suo avviso, si sta delineando un nuovo ordine internazionale.

“Stiamo iniziando a capire che viviamo in un mondo in cui gli Stati Uniti sono la potenza predominante, ma non la superpotenza”, ha affermato.

“Esistono molteplici livelli di polarità e molteplici raggruppamenti di poteri”.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

venerdì 16 ottobre 2026

L'Unione Europea è tra l'incudine (della soppressione dei rendimenti obbligazionari) e il martello (della svalutazione dell'euro)

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lunione-europea-e-tra-lincudine-della)

Il dollaro e i mercati del Dipartimento del Tesoro americano sono due cose diverse. La debolezza nella curva dei rendimenti americana è una punizione da parte di chi usa l'eurodollaro per difendere le proprie valute (principalmente l'euro) e tirare su liquidità in dollari. Si tratta degli stessi che sono short sullo yen. Bessent e Warsh stanno combattendo per limitare gli effetti più ampi di queste macchinazioni: il secondo spingendo in alto i tassi sul lato corto della curva, il primo appiattendo quello lungo fino ai decennali (ottenendo un bear flattening). Il contesto che dovete immaginare per comprendere la situazione è quello in cui un'azienda sta apportando migliorie a una strada a due corsie affinché diventi a quattro corsie. C'è estrazione di materiali per la costruzione, cantieri, pianificazione dei lavori e ovviamente disagi per gli automobilisti. Successivamente ci sarà un miglioramento, ma nell'immediato non è affatto percepito.

Infatti, al di là delle elezioni di medio termine, l'amministrazione Trump è in quel delicato processo di riportare nelle mani dell'esecutivo e dei procedimenti costituzionali tutti quei poteri che erano stati sottratti e appaltati al sistema giudiziario. Non tutte le battaglie possono essere vinte in una guerra, e alcune sono state effettivamente perse da Trump (es. birthright citizenship), ciononostante quelle che sono state vinte hanno avuto il prezioso effetto di erodere le capacità della cricca di Davos di fare quel che aveva fatto fino a quel momento (es. Chevron deference, Humphrey executive, ecc.). Sono stati enormi cambiamenti nel modo in cui Washington aveva operato finora. Un altro grosso cambiamento è in ambito monetario, dove le stablecoin faranno da ponte: da un mondo che si preoccupa dell'offerta di denaro a uno in cui ci si preoccupa della velocità del denaro. È vero che gli USA hanno un debito da $40.000 miliardi, ma è altrettanto vero che hanno attivi per oltre $200.000 miliardi che in base ai sistemi analogici attuali sono praticamente illiquidi. La tokenizzazione degli asset rimuove questa frizione, permettendo loro di essere mobilitati alla velocità della luce.

Questo a sua volta significa che i binari dei pagamenti e del credito cambieranno, rimuovendo tutta quella burocrazia che, come ho descritto nel Capitolo 7 del mio ultimo libro Il Grande Default, ha trasformato le banche centrali in agenti di monetizzazione di bad debt. Gli USA, quindi, vogliono liberare capitale e usarlo in modi più efficienti (come già si vede dalla proliferazione dei data center e dall'abbattimento dei costi dell'elettricità per i retailer), facendolo fare agli imprenditori; l'UE, invece, vuole accentuare la sua natura organizzativa “top-down” e Pontes va in tale direzione, potenziando il ruolo dei burocrati. Da creatura colonialista quale è sempre stata, l'UE vuole normare per sottrarre ed estrarre, diversamente dagli USA che vogliono creare e innovare, e per questo sono le prede preferite dagli eurocrati. Ecco perché la cricca di Davos/City di Londra non mollerà la presa tanto facilmente e le sue macchinazioni si faranno sempre più spregiudicate.

Il messaggio dietro la rimozione di tutte le frodi assistenziali ai danni degli USA è sostanzialmente uno: i dollari dei contribuenti non verranno più dirottati verso attività avulse dal controllo americano. Non più indirizzati da Londra, Parigi, Bruxelles, Singapore, o una SIU ad esempio. La California è uno di quegli stati “canaglia” da cui sono fuoriusciti dollari a iosa per alimentare il sistema dell'eurodollaro. Ed è l'esempio per eccellenza della “catena finanziaria della morte” che opera “in piccolo”, lacerando il tessuto sociale del luogo fino al suo esaurimento. Uno degli effetti benefici composti di “aggiustare” la faccenda dell'immigrazione illegale è quello, ad esempio, di migliorare i prezzi degli affitti. Questo ragionamento si può estendere a una miriade di altre azioni effettuate dall'amministrazione Trump che a cascata hanno benefici lungo tutto il tessuto sociale americano... e questo significa che a volte è necessario stringere accordi con chi “non ti piace”. “Let's make a deal”, è una proposta che è stata presentata più volte all'UE, ad esempio. Così come tutti quei player che fino a 5 anni fa erano “avversari” nel mercato dell'eurodollaro, adesso sono stati “trasformati” in alleati: Emirati Arabi Uniti, Qatar, ecc. Trump ha dimostrato che se viene esercitata abbastanza pressione economica/geopolitica su di essi, li si può far diventare asset.

Questo è lo stesso ragionamento che da 4 anni a questa parte porto avanti riguardo alla FED e al ciclo silenzioso di restringimento monetario operato dalla stessa che ha portato all'attuale crisi incalzante nell'eurodollaro. Infatti non ho mai sostenuto la “bontà” di questa istituzione o che dovesse esistere per sempre, invece la tesi è sempre stata quella che sarebbe arrivato il momento in cui o avrebbe continuato a essere un agente ostile alla nazione finendo di distruggerla, oppure sarebbe diventata una potenziale risorsa per invertire il processo della Legge dei rendimenti marginali decrescenti. E in sostanza è lo stesso messaggio che Xi ha fatto intendere tra le righe durante la sua visita negli USA: essere partner piuttosto che avversari.

I titoli dei giornali allarmistici e i post apocalittici sui social sulla rovina americana, non tengono affatto conto che sono gli europei a dover capire come tenere alta la liquidità man mano che il sistema eurodollaro viene prosciugato. In parole povere, è questo prosciugamento che sta facendo salire i rendimenti a livello obbligazionario e li sta facendo salire a un tasso accelerante in Europa soprattutto, la quale ha avuto un disperato bisogno del carry trade sullo yen per controllare il livello dei differenziali di rendimento tra i titoli europei e quelli del resto del mondo. I giapponesi non sono più disposti a fornire pasti gratis in tal senso. Lo yen a tasso di prestito ridicolo era diventato un'idrovora per ottenere liquidità a basso costo con cui acquistare la valuta giapponese, che quindi si indeboliva nei tassi di cambio, da usare poi sui mercati dei titoli di Stato (principalmente europei, ma anche americani per controllarne la curva dei rendimenti). Il vantaggio si sviluppa tra gli interessi del titolo acquistato e quello del tasso richiesto per ottenere prestiti in yen.

Nel momento in cui la Banca del Giappone ha iniziato il suo ciclo di rialzo dei tassi tale carry trade ha iniziato a mostrare le crepe, dato che chi lo sfruttava ha cominciato a veder svanire i margini di guadagno: ripagare il debito in yen a un costo maggiore e per giunta comprando yen. Infatti la valuta giapponese si è indebolita nei confronti del dollaro, che sta fungendo da garante per tale operazione, mentre si è rafforzata nei confronti dell'euro... e da qui si capisce chi davvero stava sfruttando questo carry trade. Oltre a questo c'è bisogno di smobilitare tutta quella pletora di altri investimenti (a leva) che sono nati parallelamente all'acquisto di titoli di Stato. L'effetto è quello di un riprezzamento dei mercati in vari settori e soprattutto un rialzo dei tassi di titoli obbligazionari europei, perché non dispongono di una domanda genuina sui mercati dei capitali. Aumentando i tassi di interesse europei in un contesto di minore liquidità in dollari, minore capacità produttiva e minore possibilità di coprire il debito attingendo dalla bilancia commerciale e alla tassazione, esercitare pressione sul continente è più facile affinché torni al tavolo delle trattative con richieste “più umili”.

Gli europei, adesso, con cosa vorrebbero sostituire il carry trade sullo yen? Secondo la Lagarde, Pontes. Ma non è esclusa nemmeno la possibilità di avviare un carry trade sull'euro, che per quanto nel breve termine può offrire sollievo tramite esportazioni più a buon mercato, non può resistere alla prova del tempo: l'UE non ha la capacità industriale ATTUALE su cui basarlo, non ha sufficiente collaterale e ciò significherebbe la distruzione definitiva dell'euro. L'UE è tra l'incudine e il martello di dover salvaguardare i differenziali di rendimento tra i titoli tedeschi e quelli del resto del mondo, e dover salvaguardare l'euro. Non può salvarli entrambi.

Ma perché Pontes? E perché proprio adesso? Perché un Congresso (popolato da traditori e vandali) dovrebbe fermare il CLARITY Act che fornirebbe regole e norme coerenti a banche e altre istituzioni americane riguardo gli asset digitali, mentre l'UE se ne esce improvvisamente con una regolamentazione in tal senso che vorrebbe venisse adottata a livello internazionale? Lo stesso discorso possiamo farlo riguardo le recenti idiozie pronunciate da Anthropic sull'IA. Inizialmente società come Anthropic, in base al loro livello di sviluppo, avrebbero potuto offrire “consulenza” e “infrastrutture” al governo americano per la politica estera, ad esempio. In cambio quest'ultimo avrebbe dovuto firmare un EULA per usare la tecnologia. In sostanza, era come appaltare a un soggetto esterno la propria linea di politica. Queste società, quindi, si sono viste chiudere la porta in faccia dall'attuale amministrazione. Inutile dire che la tesi “bolla della IA” ha delle parti di narrazione che sono vere; non tutte, ma alcune sì. Infatti non si può effettuare un percorso di investimento imprenditoriale senza incappare in un qualche errore di calcolo e questo poi va a inficiare nelle fasi successive, come sta accadendo adesso con le IPO. Il modo migliore per nascondere sotto il tappeto del bilancio questi errori è quello di farsi assorbire dal settore pubblico e attraverso di esso non solo sfruttare i contribuenti per coprire i buchi, ma sfruttarli anche per fermare nel tempo e nello spazio l'innovazione. Un oligopolio come più volte è accaduto nella storia. E qual è quel gruppo di interesse che espande la sua influenza tramite oligopoli e usa il potere statale indirettamente per porre in stasi l'innovazione tecnologica?

Anthropic, quindi, voleva essere solo un cavallo di Troia. La certezza arriva quando Obama ha affermato che il presunto prossimo speaker della Camera avrà il compito di regolare/normare l'IA e altri temi “cari” ai Dem. È così che hanno sempre agito: il sottobosco dell'economia e della geopolitica è il loro parco giochi. Solo che Trump, invitando a cena Amodei, gli avrà fatto capire come andranno invece le cose: Anthropic verrà nazionalizzata, smembrata e ciò che rimarrà verrà fatto fagocitare alle aziende di Musk.

Si tratta di barriere, ostacoli e rallentamenti posti da un continente indietro su tutto e che ha una disperata necessità di non far uscire capitali. Guardate ai differenziali di rendimento tra i decennali tedeschi o inglesi e quelli giapponesi: equilibrio precario. Fate lo stesso esercizio sostituendo i primi con il decennale francese: esplosione in alto. Cosa significa? La BCE e l'UE stanno perdendo il controllo, così come mostrano il pair EUR/USD schiantatosi a 1.11 e il DXY che punta verso i 103.5 (starebbe a 110 se tale paniere considerasse anche lo yuan).

Quando si pensa a quali possono essere gli incentivi degli Stati Uniti per avere idea dello scopo principale alla base del quadro generale delle loro azioni, allora il tutto si può ridurre alla necessità di liberarsi dei vecchi poteri colonialisti. E qual era il loro punto di forza? Le strozzature navali in giro per il mondo intero e tutte le infrastrutture finanziarie costruite al di sopra di esse. Tutte le spaccature, o i tentativi di crearne, nel movimento MAGA o in chi supportava Trump al di fuori di esso, sono emerse all'indomani dell'incontro Trump-Putin dell'anno scorso. In particolar modo sono emerse nei mercati dei capitali e nel loro movimento nella sfera obbligazionaria, soprattutto nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello inglese. Da lì in poi è stata un'escalation fino all'estate di quest'anno con Bessent che copre lo yen e scarica l'euro e la sterlina, Trump che s'incontra con Xi e quest'ultimo parla di partner e non avversarsi tra Cina e USA, il G20 con la foto tra Siluanov e Bessent mentre gli altri hanno rifiutato, i delegati europei in visita in Cina che non avevano neanche un Uber ad aspettarli. Il vero “incubo” di Mackinder è diventato realtà, e non era l'avvicinarsi tra Europa e Asia, bensì l'avvicinarsi tra America, Russia e Cina. Se ci pensate, l'Europa è stata praticamente trasformata da questi tre nell'equivalente di Manhattan nel film, Fuga da New York, di John Carpenter.

L'odio che viene alimentato nella propaganda mediatica europea nei confronti di Russia, Cina e Stati Uniti è propedeutica per creare potenziali fratture nella loro unione d'intenti, null'altro. Perché lo scopo dell'UE è sempre stato quello di fomentare una guerra a livello mondiale e ripetere il copione dei precedenti due conflitti mondiali del passato: far pagare il costo dei propri eccessi a qualcun altro. Alimentare odio e crisi è il loro biglietto della lotteria per avere accesso a un pesante haircut dei debiti pubblici europei. Il fallimento di questo piano significa che i pilastri rimanenti dell'UE (Francia, Germania e Italia) vedranno il “sacrificio” di uno di essi per far sopravvivere gli altri due. Se nella precedente crisi europea sono state consumate Spagna e Grecia, a questo giro le necessità sono superiori data la quantità di storture economiche che sono state accumulate sin da allora. E non credete nemmeno per un momento alla favoletta dei bond vigilantes: sono una chimera partorita dalla Banca d'Inghilterra per far credere che esistano delle figure mitiche in grado di mettere sotto pressione un mercato gestito al margine dalle banche centrali.

Ci troviamo a un punto di svolta nel passaggio dal vecchio sistema a uno nuovo e questo significa a sua volta un riprezzamento degli asset. Ma la cosa più importante è che la definizione di dollaro o yen cambierà, quando la transizione tra il sistema eurodollaro a quello dello stablecoin sarà completata. E se tu, Europa, ti trovi alla fine della catena delle garanzie collaterali, l'unico modo che hai per giocarti le tue carte della sopravvivenza è quello di creare quanta più turbolenza possibile in quei luoghi che si stanno facendo fautori di un cambiamento: Putin sul fronte militare, Xi sul fronte commerciale, Trump/Takaichi sul fronte finanziario, USDT sul fronte economico.

Ma come si suol dire attenzione a quel che si desidera perché potrebbe avverarsi, dato che la turbolenza scatenata è un'arma a doppio taglio... come sta scoprendo la Francia, ad esempio.

E come scritto poco sopra, il riprezzamento degli asset significa anche che tutto quel capitale che in precedenza era mal investito deve essere smobilitato e trovare nuove applicazioni. Un processo che non è privo di rischi. Ma la domanda è: per chi? Infatti la strategia di cui ho parlato in apertura di questo articolo, un bear flattening nella curva dei rendimenti americana, è un'arma di ritorsione di Warsh e Bessent contro coloro che hanno cercato di destabilizzare USA e Giappone andando short sia su yen che sui titoli di stato americani a lunga scadenza. Adesso il costo del capitale per loro è aumentato e le crepe nei mercati obbligazionari europei sono il sintomo che individuano chi è il vero malato oggi nel mondo finanziario, nonostante su queste pagine tale affermazione aveva già trovato ampio spazio in precedenza quando i giornali finanziari si stracciavano le vesti invece nei confronti di Stati Uniti e Giappone. Fuorviante, così come sono fuorviati sull'attuale processo generazionale che porterà ad avere un Dipartimento del Tesoro americano che supervisionerà la Federal Reserve. Sarà un processo lento e doloroso, ma che così facendo impedirà alla cricca di Davos di scatenare i presupposti per una guerra cinetica. La restante metà del mandato di Trump sarà usata per creare le giuste infrastrutture per impedire a chi verrà nel 2029 di inficiare quanto finora costruito.

E se è vero che i cambiamenti avvengono al margine, allora i moti di indipendenza di Galles, Scozia e Irlanda del Nord sono solo l'antipasto di quello che succederà poi all'Unione Europea.

•••


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

giovedì 15 ottobre 2026

Debito pubblico: non è quello che pensano i catastrofisti

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/debito-pubblico-non-e-quello-che)

Ogni tot. anni, qualcuno scopre che il governo degli Stati Uniti ha un debito enorme e conclude che Roma sta per crollare. Un recente articolo su RealClearMarkets di Nash, Thomas, Lang e Rastin fa proprio questo: si basano sul crollo dell'Impero Romano e sull'iperinflazione della Repubblica di Weimar come moniti per il debito federale americano.

L'argomentazione è ordinata, emotivamente appagante, ma errata in diversi punti importanti. Fondamentalmente, il debito pubblico non è quello che i catastrofisti credono, e i paragoni storici che prediligono non hanno quasi nulla in comune con l'attuale situazione fiscale americana.


L'identità contabile di cui nessuno parla

Ecco da dove vorrei iniziare, perché questo è il punto che quasi tutte le analisi del debito pubblico, compreso l'articolo a cui stiamo rispondendo, ignorano completamente. Il debito pubblico non scompare nel nulla. Per definizione, se il governo prende in prestito capitali da qualcuno, quei capitali devono pur fluire da qualche parte. Quel “qualche parte” è il bilancio del settore privato.

L'economista Wynne Godley ha formalizzato questa relazione in quella che oggi viene chiamata identità dei saldi settoriali. Eliminando il linguaggio accademico, il concetto è semplice: in un'economia chiusa, il deficit di un settore corrisponde al surplus di un altro. Ogni dollaro che il governo federale spende in eccesso rispetto a quanto incassa in tasse è un dollaro che si traduce in ricchezza finanziaria netta nei settori privato o estero. L'identità contabile non è una teoria, ma un dato di fatto aritmetico, come un libro mastro a partita doppia che deve essere in pareggio.

Come discusso in un precedente saggio, questa comprensione è di fondamentale importanza. Il debito e i deficit non sono intrinsecamente distruttivi. Finanziano la spesa che si trasforma in reddito per famiglie e imprese, sostenendo l'attività economica. Anzi, i deficit spesso stabilizzano l'economia durante le recessioni, fornendo liquidità al settore privato e contribuendo a risanare i bilanci.

Lo vediamo in tempo reale. Il governo federale ha fatto registrare un deficit di circa $1.800 miliardi nell'anno fiscale 2024. Gli stessi $1.800 miliardi, al netto di quanto affluito ai detentori esteri di titoli del Tesoro americani, sono finiti nei bilanci delle famiglie, delle imprese e dei fondi pensione americani come attivi finanziari netti. I titoli del Tesoro statunitensi non rappresentano una passività per i “futuri contribuenti” in un astratto senso esistenziale. Sono un attivo finanziario detenuto nel presente da risparmiatori americani, fondi pensione, banche e compagnie assicurative.

Possiamo osservare visivamente questi “equilibri settoriali”.

Analizziamo attentamente questa relazione. Ogni volta che il deficit pubblico si è ampliato, come durante la recessione del 2001, la crisi del 2008 e la pandemia del 2020, il surplus del settore privato è cresciuto in misura pressoché equivalente. Questa correlazione inversa non è una coincidenza; è la dinamica in atto. Quando, alla fine degli anni '90, i policymaker hanno spinto il governo americano verso un surplus, il settore privato è stato indotto a indebitarsi. Questo indebitamento in eccesso del settore privato è stato una delle cause principali della crisi finanziaria del 2008.

Questo ci porta a un altro grave difetto nella tesi perennemente sostenuta dai “profeti di catastrofi”. L'articolo si preoccupa del fatto che il “debito pro capite” superi i $350.000. Questa cifra non significa nulla senza il corrispondente lato degli attivi. Ogni dollaro di questa somma rappresenta contemporaneamente un attivo nel bilancio di qualcuno. Se domani si eliminasse il debito pubblico, si eliminerebbero contemporaneamente $28.000 miliardi in attivi finanziari detenuti da risparmiatori, fondi pensione e Federal Reserve.

Questa sì che sarebbe una crisi finanziaria.


Il bilancio che tutti ignorano

Consideriamo un esempio concreto, quello di una famiglia, prima di passare ai numeri. Un professionista con uno stipendio da $100.000 all'anno ha un mutuo di $300.000. Secondo la logica dell'articolo di RealClearMarkets, questa persona sarebbe profondamente insolvente, poiché il debito è tre volte superiore al reddito annuo. Eppure, nessun banchiere americano definirebbe quella famiglia in bancarotta. Perché? Perché il mutuo è garantito da un attivo. Ipotizzando che questa persona abbia versato un acconto del 20% al momento dell'acquisto della casa, il valore dell'immobile si aggirerebbe intorno ai $360.000. Con un reddito stabile e probabilmente in crescita, il pagamento mensile del debito è ampiamente alla portata della persona. Il rapporto debito/reddito, decontestualizzato, non dice quasi nulla. Ciò che conta è l'attivo che si trova dall'altra parte del bilancio, l'affidabilità del flusso di reddito e la capacità di onorare l'obbligazione. Il governo federale degli Stati Uniti non è diverso.

Il problema con le continue lamentele dei catastrofisti sui livelli del debito è che, proprio come nell'articolo, trattano il debito pubblico statunitense come una passività senza un corrispondente attivo. Ciò non corrisponde al vero, nemmeno nei bilanci ufficiali, figuriamoci in un senso economicamente rilevante.

Il bilancio del governo degli Stati Uniti per l'anno fiscale 2024 riportava attivi di bilancio, liquidità, crediti, immobili e attrezzature per un valore di $5.700 miliardi, a fronte di passività totali per $45.500 miliardi, con un saldo netto negativo. Sebbene i critici si concentrino subito su questa cifra, dovrebbero almeno prendersi il tempo di leggere le note a piè di pagina. Il bilancio esclude esplicitamente quelle che il Dipartimento del Tesoro americano definisce “attività di gestione”, come ad esempio:

• 640 milioni di acri di terreno di proprietà federale,

• i diritti minerari e di spettro annessi a quel terreno,

• l'intero patrimonio infrastrutturale pubblico della nazione,

• parchi nazionali,

• installazioni militari,

• e, soprattutto, il potere sovrano di tassare la più grande economia del mondo.

Le stime del valore dei soli terreni federali variano da $1.800 miliardi a oltre $5.000 miliardi, a seconda della metodologia. Nessuna di queste cifre compare nel bilancio ufficiale. Più importante di qualsiasi singolo bene è la base imponibile. Il governo federale incassa circa il 17-18% del PIL in entrate fiscali annuali, pari a circa $5.100 miliardi, a fronte di un'economia da $30.000 miliardi. Il debito federale totale ammontava a $37.600 miliardi alla fine dell'anno fiscale 2025. In quest'ottica, il paragone più appropriato non è “debito contro reddito”, bensì la relazione tra una base patrimoniale in crescita, un flusso di entrate affidabile e il costo di gestione del debito. Da questo punto di vista, gli Stati Uniti appaiono indebitati, non insolventi.

Il contesto è fondamentale, ed è un elemento che sfugge ai “profeti di sventura”. Mentre sono impegnati a scrivere articoli sul declino degli Stati Uniti, non parlano mai del Giappone, che NON ha il privilegio di essere la valuta di riserva mondiale.

È solo un aspetto da considerare mentre discutiamo dell'“elefante nella stanza”.


Perché Roma e Weimar sono analogie sbagliate

Roma e la Repubblica di Weimar sono i punti in cui le narrazioni catastrofiste si sgretolano. Voglio essere molto preciso, perché le vaghe analogie storiche vengono ripetute così spesso da acquisire una falsa credibilità. Esistono differenze fondamentali tra la Repubblica Romana, la Repubblica di Weimar e gli Stati Uniti.

Cominciamo da Roma. La sua crisi monetaria fu di natura fisica, poiché il denario era una moneta d'argento. Quando l'impero ebbe bisogno di più denaro, gli imperatori ridussero letteralmente il contenuto d'argento nelle monete. Si trattava di una vera e propria “svalutazione”, ovvero il processo di riduzione della materia prima che copre una valuta. Durante il regno di Gallieno (253-268 d.C.), l'antoniniano, la moneta che aveva sostituito il denario come principale mezzo di scambio di Roma, era passato da circa il 50% di argento sotto Settimio Severo a meno del 5%, a volte persino al 2,5%, nell'arco di circa due generazioni. Dato che non esisteva un modo per “creare” moneta, il problema era di natura metallurgica, non monetaria. La distruzione del potere d'acquisto fu diretta e immediata, poiché ogni moneta in circolazione fu colpita simultaneamente.

Nel mondo odierno, le valute sono “fiat”, ovvero coperte unicamente dalla “piena fiducia e credito di chi le emette”. Pertanto, non è possibile “svalutare” il dollaro nel senso romano del termine, poiché non è coperto da alcuna merce fisica. Il potere d'acquisto di una valuta fiat si riduce solo a causa dell'inflazione nel tempo o per una perdita di fiducia nella capacità di chi lo emette di onorare il pagamento. Ecco perché l'esempio di Weimar è spesso frainteso.

L'iperinflazione che colpì la Germania all'inizio degli anni '20 non fu causata unicamente dal deficit di marchi. Le sue radici affondavano più in profondità. Il governo tedesco aveva finanziato la Prima guerra mondiale quasi interamente attraverso prestiti, accumulando 156 miliardi di marchi in debiti di guerra entro il 1918. Furono quindi imposte riparazioni per 132 miliardi di marchi d'oro, di fatto un obbligo in valuta estera. La Germania doveva procurarsi dollari e oro attraverso le esportazioni per pagare Francia e Gran Bretagna. Quando ciò si rivelò impossibile, la Reichsbank stampò marchi per acquistare valuta estera sui mercati aperti. Più marchi venivano stampati, più il tasso di cambio crollava, spingendo la Germania a stampare ulteriore moneta. La scintilla finale si scatenò nel gennaio del 1923, quando Francia e Belgio occuparono la regione industriale della Ruhr dopo che la Germania non era riuscita a onorare i pagamenti delle riparazioni. Il governo tedesco finanziò la resistenza passiva dei lavoratori stampando moneta senza limiti, e la valuta si disintegrò nel giro di pochi mesi.

Oggi gli Stati Uniti non hanno un solo dollaro denominato in valuta estera. Ogni obbligazione, cambiale e titolo americano è pagabile in dollari, una valuta che la Federal Reserve può fornire senza limiti. Ciò non significa che l'inflazione sia impossibile o addirittura improbabile con gli attuali livelli di deficit. Significa che il meccanismo di collasso che distrusse Roma e la Repubblica di Weimar non esiste nel sistema monetario americano. Il rischio per gli Stati Uniti non è il default; un governo che emette la propria valuta non rischia di rimanerne senza per caso. Il rischio è l'inflazione, e questi sono due problemi molto diversi che richiedono risposte molto diverse.


A cosa dovreste effettivamente prestare attenzione

Tutto ciò non significa che i deficit siano privi di costi. I pagamenti netti degli interessi hanno raggiunto $1.200 miliardi nell'anno fiscale 2025. Si tratta di circa il 4% del PIL e della seconda voce di spesa più importante del bilancio federale, dopo la previdenza sociale. Questo rappresenta un vero e proprio freno per le finanze pubbliche, e sta accelerando. Ancora più importante, il rischio reale non è il default, bensì la disinflazione, poiché il debito dirotta le entrate dagli investimenti produttivi verso il servizio del debito. Come abbiamo ampiamente discusso nel pezzo, I problemi riguardo debiti e deficit:

L'eccesso di debito ha un effetto moltiplicatore che va da zero a negativo, come hanno dimostrato gli economisti Jones e De Rugy in uno studio del Mercatus Center alla George Mason University.

Il moltiplicatore misura il rendimento della produzione economica quando il governo spende un dollaro. Se il moltiplicatore è superiore a uno, significa che la spesa pubblica attrae il settore privato e genera maggiori consumi privati, investimenti privati ​​ed esportazioni verso l'estero (inflazionismo). Se il moltiplicatore è inferiore a uno, la spesa pubblica spiazza il settore privato, riducendolo complessivamente (deflazionismo).

Le evidenze suggeriscono che gli acquisti pubblici riducono le dimensioni del settore privato, mentre aumentano le dimensioni di quello pubblico. Nel complesso, i redditi crescono, ma i redditi prodotti dal settore privato diminuiscono.

Infine, concordo con Nash, Thomas, Lang e Rastin: l'attuale traiettoria del deficit non è sostenibile indefinitamente e i policymaker hanno rimandato per decenni un confronto deciso sulla riforma del sistema previdenziale. Questo è innegabile. Tuttavia, il modo in cui si inquadra il problema è fondamentale. Se si descrive il debito pubblico come un collasso in stile romano, si finisce per ricorrere a misure di austerità che, come ha dolorosamente dimostrato la Grecia, possono aggravare proprio la debolezza che si cerca di curare.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

mercoledì 14 ottobre 2026

Come affrontare i sostenitori stranieri degli estremisti interni

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/come-affrontare-i-sostenitori-stranieri)

Il terrorismo di sinistra è un problema serio negli Stati Uniti, sebbene per ragioni politiche non riceva la stessa attenzione riservata alla violenza di destra.

Quando la maggior parte delle persone pensa alla violenza legata all'aborto, immagina attacchi alle cliniche abortiste; tuttavia, ultimamente, estremisti pro-aborto hanno lanciato bombe incendiarie contro i centri di assistenza per donne in gravidanza in tutto il Paese.

Questi centri aiutano le donne che desiderano portare a termine la gravidanza o che sono indecise sull'aborto: in altre parole, donne che compiono una scelta, ma non quella che i sostenitori del “diritto di scelta” all'aborto considerano accettabile.

Un gruppo che si fa chiamare “Jane's Revenge”, in riferimento a “Jane Roe” della sentenza Roe contro Wade, ha dichiarato guerra a chiunque scelga di preservare la propria vita.

Un articolo del quotidiano di sinistra Guardian, intitolato “Pro-choice militants are attacking 'crisis pregnancy centers' across US”, ha documentato tentativi terroristici di intimidazione avvenuti negli ultimi anni, da New York e dalla Carolina del Nord al Wisconsin, al Texas e allo Stato di Washington.

Il giornale riportava: “I metodi impiegati sono stati estremi: i vandali hanno lanciato molotov, appiccato incendi, danneggiato proprietà e proferito minacce”.

L'organizzazione Jane's Revenge ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede la chiusura entro 30 giorni delle “strutture anti-aborto”, pena ulteriori violenze.

Questo accadeva nel 2022, eppure il gruppo ha continuato a operare, fino a quando il suo sito web non è stato oscurato pochi giorni fa a causa di un'operazione di repressione dell'amministrazione Trump contro le infrastrutture terroristiche.

Jane's Revenge e diverse altre organizzazioni radicali, tra cui gruppi antifascisti, facevano parte di una rete che si avvaleva dei servizi web forniti dal collettivo italiano “Autistici/Inventati”.

Secondo il Dipartimento di Stato, tale collettivo “costruisce e gestisce l'infrastruttura digitale per le cellule violente di Antifa e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo”, fornendo tecnologia “progettata per supportare le operazioni delle reti terroristiche di estrema sinistra, creata per consentire loro di organizzarsi, reclutare, comunicare, diffondere propaganda, condividere informazioni e tattiche sugli obiettivi e condurre attacchi violenti, il tutto rimanendo anonimi, irrintracciabili e al di fuori della portata della legge”.

Il collettivo da anni agevola provocazioni di sinistra, ma il 26 agosto scorso il Dipartimento di Stato ha contrattaccato, designando ufficialmente suddetto collettivo come “organizzazione terroristica globale appositamente riconosciuta”.

Tale designazione implica la possibilità di imporre sanzioni a individui e istituzioni finanziarie nazionali che intrattengono rapporti commerciali con il gruppo straniero, nonché di limitare l'accesso a qualsiasi bene del gruppo soggetto alla giurisdizione americana.

I risultati sono stati immediati: i siti radicali sono stati chiusi.

“Antifascismo e anticapitalismo non sono terrorismo”, si lamenta il collettivo in un comunicato stampa. “Protestare non è terrorismo”.

Eppure, fin troppo spesso è così: gruppi come Jane's Revenge considerano il terrorismo una forma legittima di protesta.

Le organizzazioni antifasciste sono specializzate nell'utilizzare le proteste come copertura per compiere atti di violenza.

Infatti, questa è la grande strategia: distruggere la società americana, che agli occhi della sinistra è capitalista e “fascista”, sfruttando le libertà che la nostra Costituzione “capitalista” tutela.

La leggenda narra che Lenin una volta disse che i capitalisti avrebbero venduto ai comunisti proprio la corda che questi avrebbero usato per impiccarli.

La sinistra militante odierna conta sui capitalisti e sui costituzionalisti affinché le forniscano le protezioni legali necessarie per incitare e perpetrare la violenza.

Ma l'amministrazione Trump si rifiuta di assecondarli.

L'intervento del Dipartimento di Stato era atteso da tempo: gli americani non avrebbero dovuto aspettare un'amministrazione repubblicana come questa prima che il governo intervenisse per smantellare le infrastrutture che alimentano l'intimidazione e la violenza.

Spesso, soggetti stranieri come il collettivo italiano sono i fornitori di tale infrastruttura: gli estremisti interni americani non sono semplici squilibrati locali isolati che spuntano a caso nelle nostre comunità, bensì sono collegati e coordinati con reti internazionali.

Le reti favoriscono lo scambio di idee e la collaborazione: il Dipartimento di Stato osserva che il collettivo italiano fornisce servizi a “cellule anarchiche europee responsabili del sabotaggio delle reti ferroviarie in Francia, Italia, Germania e Paesi Bassi”, nonché alla “cellula anarchica statunitense responsabile di una violenta campagna per impedire la costruzione di un centro di addestramento per le forze dell'ordine ad Atlanta, in Georgia”.

La sinistra violenta è un movimento transnazionale e l'amministrazione Trump fa bene a considerarla alla stregua di altre reti che sostengono o partecipano al terrorismo.

Siti e gruppi nazionali che utilizzano le risorse del collettivo italiano hanno pubblicato appelli ad “azioni dirette” contro le leggi sull'immigrazione del Paese e contro gli agenti responsabili della loro applicazione.

Ciò include la pubblicazione di opuscoli che esortano gli attivisti a puntare laser contro gli elicotteri della dogana e della protezione delle frontiere, con l'intento di accecare i piloti e potenzialmente provocarne lo schianto.

Altri siti “diffondono” i dati personali degli agenti dell'ICE, fornendo informazioni riservate sugli ufficiali preposti all'applicazione delle leggi sull'immigrazione, per permettere agli attivisti di molestarli a casa o di incendiare le loro abitazioni, se si ispirano a gruppi come Jane's Revenge.

Questa non è una protesta, e certamente non è democratica: si tratta di tentativi da parte di una frangia radicale di ottenere, attraverso l'intimidazione e la violenza, ciò che non riescono a ottenere con il voto.

Perseguire i finanziatori stranieri della violenza e delle minacce di estrema sinistra è un primo passo di buon senso per difendere il principio stesso dell'autogoverno.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••