venerdì 26 giugno 2026

La morsa sempre più stretta al collo di Londra, Parigi e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-morsa-sempre-piu-stretta-al-collo

Più si scava nella storia, più ci si accorge che in realtà i fatti come vengono raccontati ufficialmente sono il ritratto di Dorian Gray: belli e lineari da una parte, contorti e deformi dall'altra. Il miglior alleato della libertà d'azione sono le ombre. E così ci siamo ritrovati con la presunta vittoria degli USA dopo la Seconda guerra mondiale, a livello ufficiale, mentre è sempre stato l'impero inglese quello che ha avuto la meglio: ha trasferito con successo il vecchio sistema di colonizzazione tramite i debiti e l'estrazione di ricchezza, tramite banche centrali e arbitraggio sulle valute, negli Stati Uniti col beneplacito dell'oligarchia americana a Washington. La relazione “speciale” tra Inghilterra e Stati Uniti nacque proprio a Bretton Woods col preciso scopo di canalizzare oltreoceano la ricchezza reale prodotta dalla classe media americana. Un processo che ha impiegato praticamente 80 anni per essere portato alle sue estreme conseguenze, il che dà l'idea di quanto fosse mastodontico.

L'ancoraggio del dollaro all'oro a $35 l'oncia dopo l'imponente stampa di denaro durante la guerra è servito da innesco per far volare oltreoceano le riserve d'oro americane e dare modo a Triffin di elaborare il suo famoso “dilemma”; lo stesso trucco che Churchill impiegò dopo la Prima guerra mondiale sulla sterlina ed estrasse tutto l'oro dalla Germania. Gli USA passarono dall'avere 20.000 once d'oro nel 1946 a 8.000 nel 1971, risparmi e riserve che vennero usati per ricostruire l'Europa che aveva temporaneamente parcheggiato i “gioielli di famiglia” negli Stati Uniti (es. financial kill chain). Lo stesso processo che nel tempo ha spostato il “centro finanziario” del mondo da Venezia, Amsterdam e Londra (e nel presente l'avrebbe fatto a Dubai). In questo modo l'Europa è stata ricostruita e parallelamente ha imposto dazi alla produzione americana in modo da gestire un avanzo commerciale attraverso il quale alimentare ulteriormente il mercato dell'eurodollaro che già negli anni '50 era più grande del mercato interno del dollaro.

Nixon non fece altro che intervenire per far smettere questa emorragia. Venne “ricompensato” con una damnatio memoriae e l'effettivo saccheggio degli USA prese piede con la famosa inflazione dei prezzi dell'epoca. Le estreme conseguenze non si sarebbero palesate fino al 2008, però, quando è stata nazionalizzata l'industria dei mutui aprendo le porte alla conservatorship di Fannie/Freddie, l'Obamacare ha devastato il sistema sanitario americano e la FED è stata trasformata in una stazione di pompaggio degli eurodollari tramite la ZIRP. Il culmine, la fase finale della financial kill chain, sarebbe arrivata col COVID, il dollaro digitale e le città da 15 minuti... ma nel 2016 quella stessa oligarchia americana, o una parte di essa, ha detto basta e spezzato col passato scegliendo Trump.

Le principali istituzioni, interne ed estere, sono contro di lui esattamente perché sono luoghi catturati da quelle stesse persone e gruppi (City di Londra, cricca di Davos, Tavola Alta, chiamateli come volete) che si sono visti fermare all'ultimo passo il processo di raccolta. Questa guerra di riconquista e sostituzione non si può portare a termine senza avere dalla propria “generali” e “luogotenenti” di cui ci si può fidare, ed ecco che i test di lealtà sono all'ordine del giorno da parte dell'amministrazione Trump, così come pungolare gli avversari per farli venire allo scoperto. È in questo senso che deve essere letta la retorica trumpiana, questa è la chiave di lettura più accurata per inquadrare il recente strappo tra la Meloni e Trump.

Il modo in cui il governo degli Stati Uniti si finanzierà sta cambiando, poi, allontanandosi da quello di matrice inglese, e con esso cambierà anche l'ottica con cui si guarderà a Bitcoin, ad esempio, che avrà un ruolo importante. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di solidificare il dominio del dollaro sia a livello interno che esterno alla nazione e Bitcoin rappresenterà una delle garanzie collaterali a supporto. Un'uscita dal vecchio sistema “debito e tasse” che invece Londra e Bruxelles vogliono tenere in piedi. La “bitcoinizzazione” tanto agognata dai bitcoiner non arriverà attraverso l'asset stesso, almeno non in questo periodo storico, bensì attraverso la collateralizzazione delle stablecoin ancorate al dollaro. È in questo modo che Bitcoin “conquisterà” il mondo, soprattutto se tramite quelle stesse stablecoin sarà ancorato a qualcosa di reale anche il flusso di asset (in particolare l'energia). Wall Street e le società nel mondo dell'energia sono pronte a questo scenario e Strategy non è altro che il proxy di quello che vedremo: le società bitcoin treasury si moltiplicheranno. Non mi sorprenderà se un domani, non molto più in là nel tempo, Strategy diventerà alla stregua di Intel per il Dipartimento del Tesoro americano e in questo modo verrà creata la riserva strategica di Bitcoin in seno al governo americano.

Non c'è bisogno della FED, la quale sarà ridimensionata in importanza e portata delle sue azioni. La cosiddetta stampa di denaro che tanto ha alimentato la narrativa a sostegno di Bitcoin come difesa da una valuta in declino si sta trasformando in una narrativa in cui il suo prezzo aumenterà per abbassare quel rapporto di leva che ha svuotato il dollaro, e per estensione la ricchezza reale degli USA, a vantaggio di Londra e Bruxelles. Il LIBOR altro non era che il raccordo mondiale con cui giustificare un rapporto di leva finanziaria iper-esteso e giustificare carry trade multipli sul dollaro da cui estrarre rendimenti. Il SOFR, invece, è un tasso collateralizzato ed è per questo che la City di Londra, assetata di liquidità in dollari, sta ricorrendo a tutti i suoi canali per acquisirli; ed è anche per questo che usa uno dei suoi proxy, il Canada, per attaccare la curva dei futures sul SOFR.

Uno in meno a cui può attingere è quello del Giappone che, con l'abbattimento delle tasse sulle crittovalute, si allontana dal modello bancario incentrato sulla City di Londra. Sin dalla fine del carry trade sullo yen decretata da Ueda ad agosto dell'anno scorso, abbiamo assistito a una serie di azioni intraprese per avvalorare la tesi indipendenza dagli inglesi. E Dio solo sa quanto il Giappone abbia bisogno adesso di collaterale per stabilizzare il proprio debito pubblico, stessa strategia adottata dagli USA: congelare i prezzi nominali e lasciare che i prezzi degli asset che fungono da collaterale salgano... dopo che ne hanno acquistati a sufficienza a un prezzo quanto più basso possibile. Non sono stupidi. In questo contesto potremmo ipotizzare che il prezzo “basso” sia quello che non mandi in bancarotta società come quella di Saylor, ad esempio, destinata a essere il proxy del fondo sovrano di cui si servirà il Dipartimento del Tesoro americano per il suo processo di ricapitalizzazione degli USA.

In questo contesto fa riflettere la scelta italiana, invece, di percorrere il sentiero opposto: aumento della tassazione per le crittovalute. Al che si possono pensare a due scenari. Il primo, ovviamente, è quello in cui lo Stato profondo italiano è talmente profondo da aver fatto desistere il governo Meloni da qualsiasi possibile riforma interna in grado di concretizzare un allineamento con Trump. Adesso il suo scopo è solo quello di sopravvivere fino alla fine della legislatura. L'altro scenario, quello più fosco, era che la Meloni fosse sin dall'inizio un cavallo di Troia posto dall'UE per Trump: una finta affinità a livello di politica estera, ma non di quella interna, per dare l'impressione che ci fosse un “alleato” in Europa con cui dialogare.

Se il campanello d'allarme per essere guardinghi è suonato con la stretta fiscale sulle crittovalute, la certezza è arrivata con le scelte (pavide) italiane riguardo il confronto in Iran... a differenza della Grecia, ad esempio.

Ma torniamo un attimo indietro, ai titoli di stato americani e al SOFR. A questo link potete trovare la ripartizione dei possessori dei titoli di stato americani tra gli stranieri. Spicca il secondo il lista, ovvero il Regno Unito, che da quando è entrato in vigore il SOFR l'accesso al mercato dell'eurodollaro avviene tramite collaterale (es. T-bill o T-bond), non più il “far west” del LIBOR non collateralizzato. Ma non fatevi ingannare, perché in realtà se si contano anche le succursali UK allora Londra è la prima detentrice di titoli di stato americani al mondo. Infatti oltre a Canada, Isole Cayman, Hong Kong e Singapore, c'è un altro grosso detentore che passa inosservato. Infatti le Isole Vergini britanniche sono passate dall'avere un valore trascurabile in titoli di stato americani a circa $80 miliardi oggi. Un incremento non indifferente, che denota due cose principalmente: la necessità di Londra di tenere quanto più liquido possibile (per sé) il mercato dell'eurodollaro e la persistente presenza di infiltrati ostili nelle istituzioni americane.

Deve farlo adesso, durante questa fase di transizione, dove ancora esiste un tasso di riferimento unico, non c'è ancora un doppio dollaro e la collateralizzazione del flusso degli asset è ancora all'inizio. Questo processo è iniziato ufficialmente quattro anni fa quando JP Morgan è diventata custode del GLD, separando nettamente la consegna fisica dalla speculazione finanziaria: il COMEX si sarebbe occupato solo della consegna fisica dell'asset, mentre JP Morgan avrebbe coperto il mercato sintetico con offerta fisica. In questo modo gli short sono stati uccisi, mentre i long hanno potuto finalmente respirare un po' di determinazione onesta dei prezzi. Lo stesso discorso possiamo farlo col differenziale tra WTI e Brent, perché gli USA stanno replicando lo stesso meccanismo nel mercato del petrolio: questa volta però uccidendo i long e coprendo gli short. Ecco perché tra gli altri motivi il petrolio non è schizzato a $200.

Infatti, ricordiamolo, questa è una guerra principalmente finanziaria. E c'è un aspetto che ho notato e che mi ha fatto drizzare tutti i peli del corpo. Prima che JP Morgan compiesse la mossa sull'oro, avallata ovviamente dall'entrata in vigore del SOFR, i mercati dei differenziali tra i bond americani a 2 e 10 anni (laddove vengono impostati i tassi dei mutui) e tra i decennali americani e inglesi si muovevano in modo sproporzionato. Dopo l'avvento del SOFR, ma più in particolare quando la scorsa estate il Giappone ha posto fine al carry trade sullo yen, hanno iniziato a muoversi in sincronia.

Stesso differenziale di rendimento. Cosa significa? La City di Londra, usando il sopraccitato bacino di bond americani, sta manipolando i differenziali americani per impedire uno scoppio al rialzo delle cifre inglesi. Inoltre ecco perché finora la City di Londra/cricca di Davos ha fatto l'impossibile per impedire a Trump di togliere dalla conservatorship Fannie/Freddie. Dallo shutdown dello scorso autunno fino alla più recente bagarre contro Bill Pulte (indovinate un po' che ruolo aveva prima? FHFA). Il vero obiettivo della crisi del 2008 era quello di insediare Obama, rubare Fannie/Freddie dai suoi azionisti, salvare AIG (due volte) e dare la colpa di tutto al crollo della Lehman. E ricordiamolo, AIG è una creatura di Londra sostanzialmente. Da quel momento in poi è stato un gioco da ragazzi far scendere la FED a zero coi tassi e finanziare senza freni il mercato dell'eurodollaro. Ricordate, la FED “controlla” il front-end della curva dei rendimenti (il mercato dei T-bill); il back-end invece è “controllato” dall'industria dei mutui, ovvero Fannie/Freddie tramite acquisto/vendita di titoli garantiti da ipoteca.

Dopo il 2008 la City di Londra/cricca di Davos aveva il controllo di entrambi gli spettri della curva dei rendimenti americana. Il SOFR ha cambiato tutto, come ho documentato anche nel mio libro, Il Grande Default: ha riportato il controllo della politica monetaria nelle mani di Washington. Ora la lotta è sul back-end della curva dei rendimenti: impedire che anche il mercato dei mutui torni nel pieno controllo di Washington e, oltre a impedire l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie/Freddie, manipolare il back-end della curva americana (il mercato dei T-Bond) come forma di ricatto. Nel frattempo si cerca di scardinare la presa londinese usando le crittovalute.

E quanto detto finora ci conferma che chi sta conducendo lo spettacolo qui è Bessent, non Trump. Perché? Perché il confronto in Iran riguarda il flusso monetario nel mondo e il conseguente modo in cui tale liquidità scorre negli asset (in particolare energia). Quando il flusso di denaro che entra nelle casse dell'IRGC è seriamente sotto attacco, ecco che ripartono le schermaglie. La realtà qui è che l'IRGC sta finendo i soldi con cui finanziarsi, soprattutto sulla scia della morsa applicata da Bessent a tutti quei fondi oscuri che per decenni hanno svuotato di ricchezza reale gli USA a vantaggio dei terroristi, dapprima, e di Londra/Bruxelles in secondo luogo. Hezbollah e tutti gli altri gruppi facenti parte del cosiddetto Asse del male (compresi i Fratelli musulmani in Turchia) sono solo dei canali per far scorrere risorse monetarie in Iran, ecco perché vengono assediati da Israele. Ma la vera guerra qui è finanziaria, si svolge nel sottobosco delle relazioni internazionali dove Londra e Parigi hanno gran interesse a vedere scorrere dollari verso le loro economie e continuare a influenzare il mondo tramite ricatti geopolitici indiretti (es. strozzature geografiche, petrolio).

Lo scorso 17 aprile ho scritto un pezzo in cui mi interrogavo: Come si crea un equivalente di una Delci Rodriguez in Iran? Ebbene, adesso abbiamo la risposta.

L'IRGC, ridimensionata dalle operazioni militari di successo israelo-americane, ha perso nei confronti delle fazioni “moderate” (governo + esercito), permettendo a queste ultime di prendere il sopravvento. E questo grazie alle uccisioni chirurgiche e alla guerra aerea capitanata dagli A-10. Trump non ha giocato sul campo di battaglia preparato dall'IRGC-City di Londra, ma ha scelto il suo e l'ha imposto all'avversario. Il teatro imbastito dalle scaramucce tra Netanyahu e Trump era la classica “nebbia di guerra” per gli avversari (e per gli sprovveduti che non hanno saputo leggere gli eventi). Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti ed è stata un'operazione che ha avuto successo data la natura più complicata della precedente in Venezuela. L'OPEC è sfaldato, Dubai non sarà più un hub della City di Londra, il Qatar fornirà energia all'UE alle condizioni americane e la testa che coordina Hamas a Doha ha smesso di fomentare caos in Israele, l'oleodotto che partirà dalla penisola arabica fino a Haifa sarà il simbolo di pace e prosperità per la regione, le strozzature geopolitiche non saranno più usate come arma di ricatto da Londra e Bruxelles, gli atti di terrorismo non saranno più una componente che faranno aumentare artificialmente i premi assicurativi e la Marina statunitense non fornirà più difesa gratis alle assicurazioni londinesi (che adesso hanno un concorrente in quelle americane), le rotte petrolifere e le rotte logistico/commerciali verranno concentrate nel Golfo d'America e nel Pacifico... ma soprattutto il denaro privato che scorreva nel traffico di droga ed esseri umani è stato prosciugato per arrivare a tutti questi risultati. Riflettete quindi su quali sono stati i player in questo confronto, quali erano i loro traffici iniziali e quali i risultati. In questo modo sarà più facile capire che la bonifica degli USA era necessaria e sacrosanta, nonostante i costi annessi all'operazione. Il mondo adesso non dico che sia più buono o perfetto, ma un poco migliore sì.

Ma dove conducono tutte queste strade? A un unico sbocco, come ho scritto anche nel Capitolo 16 del mio libro, Il Grande Default: la morsa sempre più stretta al collo di Londra, Parigi e Bruxelles. La BCE, con l'ultimo rialzo dei tassi, ha dimostrato che il suicidio ritualistico è ancora in voga. Secondo il modello keynesiano standard, l'aumento dell'inflazione dei prezzi trainato dall'aumento dei prezzi energetici richiede un aumento dei tassi di riferimento. Per i banchieri centrali keynesiani come la Lagarde, l'inflazione spinta dai costi delle commodity e quella trainata dalla domanda sono la stessa cosa. Sono talmente presi dalle macchinazioni centralizzate da non capire che c'è una netta differenza se l'economia si “surriscalda” a causa dei prezzi delle commodity più alti o a causa della domanda di denaro trainata da una maggiore volontà di commerciare/creare/produrre. Interferire fa sempre diffondere miseria e canalizzare le risorse verso la classe dirigente.

La BCE ha rialzato i tassi perché deve difendere la valuta. Un apprezzamento della valuta unica avrebbe significato maggiore possibilità di acquistare dollari e stemperare la crisi di liquidità. Invece che ha fatto l'euro? È sceso (in rapporto al dollaro). I mercati dei capitali hanno fatto call al bluff della Lagarde... forse perché sanno che sta perdendo il controllo quindi vogliono tassi ancora più alti prima di fare offerte d'acquisto per l'euro? Quando una valuta scende in risposta a un aumento dei tassi ciò suggerisce che nessuno la vuole.

Il problema della Lagarde è che per “smorzare l'inflazione” attraverso i rialzi dei tassi ucciderà al contempo qualsiasi possibilità di crescita nell'UE, perché è questo il segnale inviato quando la banca centrale intraprende un tale percorso. Rallentare ancora di più l'economia tedesca? Solo chi è fuori di testa potrebbe continuare a tenere euro. Sperava che Warsh avrebbe tagliato affinché anche lei potesse farlo più aggressivamente, invece no. Quando Powell rialzò i tassi anche le altre banche centrali furono costrette a seguirlo: mantenere i differenziali dei tassi. Ecco perché non è possibile difendere sia la valuta che i rendimenti dei bond, uno dei due va fuori controllo (soprattutto adesso che il mercato dell'eurodollaro non è più una risorsa a disposizione di Bruxelles): far apprezzare l'euro per mitigare il costo degli input energetici, ma questo significa vendere dollari e comprare titoli americani a scapito dei titoli europei; oppure vendere euro per comprare titoli europei, ma questo significa far apprezzare il dollaro e far salire i costi delle esportazioni. E ciò si ripercuote sugli esportatori europei anche in un secondo modo, dato che essi devono difendersi dai rischi sulle valute, uccidendo ulteriormente il comparto commerciale europeo.


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giovedì 25 giugno 2026

L'architettura dell'abbondanza: come Bitcoin svela la verità sul tempo e sulla tecnologia

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Sylvain Saurel

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/larchitettura-dellabbondanza-come)

Osservate attentamente l'immagine qui sotto:

A sinistra, due pizze standard di Papa John's, acquistate nel 2010 per la somma di 10.000 bitcoin; a destra, una colossale superpetroliera che solca l'oceano, un leviatano dell'ingegneria moderna che trasporta milioni di barili di petrolio greggio, la linfa vitale dell'economia industriale globale. Oggi bastano 26 bitcoin per comprare questa imponente nave a energia cinetica.

Se analizziamo matematicamente questa evoluzione, le implicazioni sono rivoluzionarie. Nell'arco di circa quindici anni, il potere d'acquisto di quei 10.000 bitcoin iniziali si è trasformato dall'equivalente di due scatole di pizza a domicilio all'equivalente di 384 superpetroliere.

Quell'immagine non è semplicemente un meme o una curiosità storica; è la sintesi più perfetta e concisa di ciò che Bitcoin rappresenta realmente. È una rappresentazione visiva di una verità economica, ciononostante quando il mondo parla di Bitcoin, la conversazione è quasi universalmente dominata dal rumore caotico delle fluttuazioni di prezzo a breve termine. Gli esperti si fissano sui grafici orari, sugli utili trimestrali, sui sussurri normativi e sulla volatilità ciclica di un asset che sta ancora cercando la sua strada. Ma allargando lo sguardo per osservare l'orizzonte macroeconomico degli ultimi sedici anni, emerge una profonda narrazione sul tempo, sulla tecnologia e sulla natura stessa dell'energia umana.

Per comprendere Bitcoin, dobbiamo smettere di guardare a ciò che fa in una settimana e iniziare a guardare a ciò che fa in un'epoca. Dobbiamo capire perché la pazienza è la virtù economica per eccellenza, perché la tecnologia richiede abbondanza e perché il nostro attuale sistema di moneta fiat è fondamentalmente progettato per sottrarci tale abbondanza.


La tirannia del breve termine e il potere del 2042

Gli esseri umani sono biologicamente predisposti a privilegiare l'immediatezza. I nostri antenati evolutivi sono sopravvissuti dando priorità all'assunzione calorica immediata e alla sicurezza a breve termine rispetto a una pianificazione astratta e a lungo termine. Oggi questa vestigia biologica si manifesta nei nostri comportamenti finanziari. Vogliamo risultati immediati, vogliamo il pulsante “arricchisci in fretta”. Nessuno vuole aspettare; nessuno vuole sopportare il disagio della gratificazione differita.

Quando si osserva il salto da due pizze a 384 superpetroliere, si sta assistendo all'impareggiabile ricompensa di una bassa preferenza temporale; si sta assistendo alla matematica del possesso della moneta più resistente mai creata dall'umanità.

Immaginate, per un attimo, l'anno 2042. Se il potere d'acquisto di questa rete decentralizzata può passare dal formaggio fuso e dal salame piccante a intere flotte energetiche globali in soli 16 anni, quanto varrà un singolo bitcoin tra altri due decenni? Quali interi settori, infrastrutture, o meraviglie tecnologiche saranno valutati in frazioni di una singola coin?

La maggior parte delle persone non riesce a comprendere questa realtà perché la propria visione economica è limitata al presente immediato. La volatilità del breve termine mette in difficoltà chi non ha le giuste convinzioni, ma il punto fondamentale di Bitcoin è intrinsecamente legato al tempo: più a lungo lo si possiede, più se ne ricava. Non si tratta di una garanzia speculativa basata sulla ricerca di un “ingenuo” disposto ad acquistare i propri bitcoin; è un'inevitabilità matematica in linea con le verità più profonde del progresso tecnologico.


L'imperativo inderogabile della tecnologia: la deflazione del costo marginale

Per comprendere perché il potere d'acquisto di Bitcoin si espande in modo così rapido nel tempo, dobbiamo prima capire la natura fondamentale della tecnologia.

Cos'è la tecnologia, nella sua essenza? È il processo di fare di più con meno. Dall'invenzione della ruota alla stampa, dalla macchina a vapore al microchip, fino all'intelligenza artificiale, ogni progresso tecnologico condivide una caratteristica unificante: spinge il costo marginale di produzione verso lo zero.

Quando un agricoltore passa da un aratro trainato da cavalli a un trattore meccanizzato, l'energia e il tempo necessari per raccogliere un campo crollano, mentre la resa aumenta vertiginosamente. Quando le telecomunicazioni sono passate dalla posa di cavi di rame attraverso gli oceani alla trasmissione di segnali via satellite e all'instradamento dei dati tramite fibra ottica, il costo della comunicazione con qualcuno dall'altra parte del mondo è sceso da dollari al minuto a frazioni di centesimo. Oggi software e intelligenza artificiale stanno conquistando il mondo, automatizzando il lavoro cognitivo e ottimizzando le catene di approvvigionamento con spietata efficienza.

La naturale conseguenza di questo progresso tecnologico è l'abbondanza. Man mano che diventa più economico, veloce e facile produrre cibo, energia, alloggi, informazioni e beni manifatturieri, i prezzi di questi beni dovrebbero scendere drasticamente. La deflazione, ovvero la diminuzione del livello generale dei prezzi di beni e servizi, è il sottoprodotto naturale, logico e inevitabile di una civiltà in continuo progresso tecnologico.

Con il passare del tempo la tecnologia progredisce e con il progresso tecnologico nasce l'abbondanza. E questa abbondanza dovrebbe giustamente essere offerta all'umanità sotto forma di prezzi costantemente più bassi, che ci costringano a lavorare meno per soddisfare i nostri bisogni primari, liberando così tempo e capitale per attività di ordine superiore.

Questo è esattamente ciò che accade quando misuriamo l'economia globale in Bitcoin. Il prezzo di  qualsiasi bene nell'economia è significativamente inferiore in termini di BTC rispetto a dieci anni fa. Che si tratti di immobili, dell'indice S&P 500, di un litro di latte o di una superpetroliera, il grafico che esprime questi asset in Bitcoin mostra una tendenza decisamente al ribasso. Bitcoin cattura con precisione il dividendo deflazionistico del progresso tecnologico.

Se la tecnologia sta rendendo tutto più economico da produrre, perché la vita sembra più cara che mai?


L'illusione del denaro fiat: produrre l'energia della scarsità

Il motivo per cui le nostre spese alimentari sono alle stelle, gli immobili sono diventati inaccessibili per le giovani generazioni e il costo della vita sembra una corsa contro il tempo che accelera inesorabilmente non è perché la tecnologia ci ha deluso. È perché il nostro sistema monetario è guasto.

Operiamo secondo un sistema monetario a corso forzoso: denaro decretato dai governi, garantito unicamente dalla minaccia della forza e dalla promessa di future imposte. Ancora più importante, si tratta di un sistema monetario basato sul debito. In un sistema a corso forzoso il denaro viene creato quando viene emesso debito. Affinché questa colossale architettura del debito possa sopravvivere senza collassare in una depressione deflazionistica, le banche centrali e i governi sono matematicamente costretti ad espandere costantemente l'offerta di moneta. Devono ricorrere all'inflazione.

L'inflazione non è un difetto del sistema monetario a corso forzoso; ne è la caratteristica fondamentale.  Il sistema monetario a corso forzoso richiede la continua svalutazione della moneta per far fronte al debito in costante espansione.

Questa necessità di inflazione è un ladro silenzioso e insidioso. Deruba sistematicamente l'umanità dei prezzi più bassi che le spetterebbero di diritto grazie al progresso tecnologico. Immaginate un mondo in cui l'ingegno umano riduce del 5% il costo di produzione di un bene, ma la banca centrale inflaziona la massa monetaria del 7%. Il prezzo sullo scaffale aumenta del 2%. Il consumatore crede erroneamente che il bene sia diventato più costoso da produrre, completamente ignaro del fatto che il suo denaro si è svalutato notevolmente. Il dividendo tecnologico – il risparmio del 5% – è stato sottratto da chi ha creato la valuta.

Poiché la moneta fiat perde inesorabilmente il suo potere d'acquisto, intrappola l'umanità in una perenne corsa al successo. Siamo costretti a correre a tutta velocità solo per mantenere il nostro attuale tenore di vita. Invece di ricevere l'abbondanza che la nostra tecnologia produce, siamo costretti a vivere nella scarsità. Siamo alienati dai frutti della nostra innovazione collettiva, vivendo in un mondo iperfinanziarizzato in cui i cittadini devono improvvisarsi gestori di fondi speculativi solo per proteggere i propri risparmi dalla dissoluzione.


Bitcoin: il denominatore della verità

Bitcoin si pone in netta contrapposizione a questo furto sistemico. È un registro incorruttibile, un sistema monetario termodinamico chiuso con un'offerta assolutamente scarsa e non falsificabile di 21 milioni di unità. Nessuna banca centrale può stamparne di più per salvare istituzioni in fallimento; nessun politico può espandere la propria offerta per finanziare una guerra; nessun comitato può modificare la propria politica monetaria per far fronte a debiti inesigibili.

Grazie alla sua offerta fissa e all'immunità da manipolazioni, Bitcoin funge da perfetto metro di misura per l'economia mondiale. È una moneta che riflette con precisione il reale progresso tecnologico.

Quando si possiede valuta fiat, si ha tra le mani un secchio che perde; quando si possiede Bitcoin, si possiede un bene che agisce come una spugna, assorbendo l'abbondanza deflazionistica generata dall'innovazione umana. Man mano che i progressi tecnologici riducono i costi di produzione di beni e servizi e l'offerta di bitcoin rimane immutabilmente fissa, il proprio potere d'acquisto aumenta inevitabilmente.

In quanto possessori di Bitcoin smettiamo di essere vittime della tassa occulta dell'inflazione. Diventiamo invece i diretti beneficiari dell'abbondanza tecnologica. Catturiamo tale abbondanza sotto forma di un potere d'acquisto esponenzialmente maggiore. La trasformazione di una pila di 10.000 BTC, sufficiente per acquistare due pizze, in una flotta di superpetroliere non è un errore; è la corretta ricalibrazione matematica del valore del mondo rispetto a un denominatore reale e non manipolato.


L'orizzonte a lungo termine: dove risiede la verità

Entrambe queste realtà – la straordinaria potenza deflazionistica della tecnologia e l'assoluta scarsità di Bitcoin – richiedono tempo per manifestarsi pienamente.

Nel breve termine i mercati sono emotivi. Sono guidati dalla leva finanziaria, dai cicli di notizie, dal panico, dall'avidità, dalle minacce normative e dal rumore della psicologia comportamentale umana.  Nell'arco di settimane o mesi, il prezzo di Bitcoin in valuta fiat può fluttuare selvaggiamente, portando i critici a liquidarlo come un volatile giocattolo speculativo.

Ma la vera realtà economica non può essere giudicata nell'arco di un trimestre fiscale. La verità sul denaro, sul valore e sul progresso umano si rivela solo su orizzonti temporali più lunghi. Il tempo agisce come un filtro, eliminando il rumore irrazionale del mercato quotidiano e lasciando solo il segnale strutturale innegabile. Nell'arco di 16 anni la volatilità si attenua ed emerge la verità innegabile: la moneta fiat tende a zero, mentre la moneta strutturalmente solida tende all'infinito in termini di potere d'acquisto.

Ci affidiamo al denaro per comunicare il valore nello spazio e nel tempo. Quando il nostro denaro viene manipolato, la comunicazione viene corrotta. Ci mente su ciò che è scarso, su ciò che ha valore e sul valore del nostro tempo. Bitcoin è un asset che riflette la realtà; fornisce informazioni perfette. Non possiamo chiedere di più al nostro denaro se non che ci dica la verità.

E la verità, alla fine, è inarrestabile.

Come osservò Buddha: “Tre cose non possono rimanere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”.

Il sistema monetario basato sulle valute fiat si fonda sull'oscurità, sulla complessità e sulla scarsa comprensione da parte del pubblico per mantenerne viva la sua illusione. Bitcoin si basa su codice open source, matematica verificabile e totale trasparenza. Ogni dieci minuti viene estratto un nuovo blocco e la rete proclama la sua verità al mondo.

Ci vuole tempo affinché la società riconosca questo cambiamento, ci vuole tempo affinché i sistemi tradizionali crollino sotto il peso del proprio debito e affinché la popolazione cerchi una via di fuga. Ma il tempo è il miglior alleato di un bilancio onesto. Come osservò Leonardo da Vinci: “Il tempo è il figlio della verità”.

Più a lungo Bitcoin sopravvive, più a lungo elabora blocchi senza errori, più profondamente affondano le sue radici nell'infrastruttura finanziaria mondiale. Ogni anno che passa è una testimonianza della sua resilienza e della sua necessità.

In definitiva, il passaggio da un sistema basato sul debito e sulla scarsità artificiale a un sistema matematicamente solido di abbondanza tecnologica non è solo un imperativo economico, ma anche morale. Il mondo finanziario tradizionale potrà opporsi, i banchieri centrali potranno deriderlo e l'impazienza delle masse potrà momentaneamente indurlo a respingerlo, ma la traiettoria storica è ormai tracciata.

Per citare le parole di Winston Churchill: “La verità è incontrovertibile. La malizia può attaccarla, l'ignoranza può deriderla, ma alla fine essa rimane”.

Ecco il dato: 10.000 bitcoin per due pizze nel 2010; 26 bitcoin per una superpetroliera oggi. Un mondo di infinita abbondanza tecnologica ci attende nel 2042. L'unica domanda che rimane è se avrete la pazienza, la convinzione e la bassa preferenza temporale per uscire dall'illusione della scarsità e abbracciare la verità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 24 giugno 2026

Il neofeudalesimo di Bruxelles su Internet

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-neofeudalesimo-di-bruxelles-su)

La Commissione europea sta portando avanti senza sosta il suo progetto di soggiogare i media indipendenti. Oltre alla censura classica, vengono impiegate tecnologie sofisticate come il controllo algoritmico dei risultati di ricerca. In questo modo testate alternative, come Tichys Einblick, vengono sempre più precluse al pubblico. Lo spirito repubblicano sta morendo silenziosamente.

Negli ultimi mesi si è acceso un intenso dibattito sulle pericolose tendenze anticivilizzazione di Bruxelles e sulla sua crescente ossessione per il controllo. È significativo che la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, abbia sottolineato il netto contrasto tra l'impotenza dei cittadini europei e una burocrazia che opera con limiti sempre più ristretti.

Attualmente Bruxelles sta utilizzando ogni mezzo a sua disposizione per esaminare le chat private tramite meccanismi algoritmici invasivi, limitando e censurando la comunicazione pubblica sui media digitali e sui social network. Nel frattempo la von der Leyen si è rifiutata di garantire la trasparenza nello scandalo dei vaccini Pfizer.

Questo comportamento può essere descritto solo come neofeudale e post-illuminista. In quale altro luogo al mondo le nazioni sovrane permettono ai propri governi di intessere una ragnatela di burocrazie repressive tra gli stati membri, se non nell'Europa dell'UE?


Londra come laboratorio oscuro

Chiunque voglia farsi un'idea della traiettoria attuale di Bruxelles dovrebbe guardare a Londra. Sin dalla Brexit il Regno Unito ha funzionato come una sorta di laboratorio per il progetto di centralizzazione dell'UE.

Qualche anno dopo la Gran Bretagna ha promulgato alcune delle leggi sulla censura più severe del mondo (ancora) libero. Le autorità non sono più concentrate sullo smascherare complotti islamisti, smantellare bande di stupratori o attuare un necessario processo di rimpatrio per preservare la cultura inglese.

No, ora l'attenzione dello Stato si concentra sulle attività di opposizione. Sfruttando le nuove definizioni di “odio” e “incitamento all'odio” online, migliaia di cittadini rispettosi della legge sono stati perquisiti e arrestati solo per aver criticato le politiche migratorie o il caos urbano.

In virtù del Communications Act e del Malicious Communications Act, leggi apparentemente innocue, il governo britannico effettua ora oltre 30 arresti al giorno per motivi politici, a seguito di post online ritenuti offensivi o minacciosi dalle autorità: un attacco diretto alle libertà dei cittadini nella patria del liberalismo.


Il filtro algoritmico

Un approccio simile è auspicato dalla Commissione europea e dalle sue capitali satellite fedeli. Essa funge da centro, da spirito guida di questa linea di politica. Con l'aumento dell'opposizione politica – dall'AfD in Germania alle forze conservatrici di destra nei Paesi Bassi e nella Repubblica Ceca, fino al Fidesz in Ungheria – le basi narrative del socialismo climatico e delle politiche di frontiere aperte rischiano di dissolversi nella percezione pubblica.

Attraverso definizioni sempre più lasche di “odio” e “incitamento all'odio”, utilizzate come scudi per immunizzare dalle critiche fenomeni sociali come l'islamizzazione, il declino economico dovuto al crescente centralismo di Bruxelles o il degrado urbano, l'UE tenta di soffocare un blocco conservatore in ripresa prima ancora che possa formarsi.

Questa tendenza era già stata evidenziata dal vicepresidente statunitense, JD Vance, durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Secondo Vance, la partnership con l'UE è a rischio se questo attacco istituzionalizzato alla libertà di espressione non viene fermamente bloccato.


Il bastone, niente carota e il pugnale

Per evitare il controllo internazionale, Bruxelles adotta anche una seconda strategia: il pugnale, più sottile ma altrettanto efficace. Al centro della censura rimane l'algoritmo di ricerca dominante di Google, dove il controllo opera in modo occulto, invisibile all'utente medio di internet.

Con l'eufemismo di “Scudo europeo per la democrazia”, ​​è emersa una pratica di monitoraggio dei contenuti online e di definizione politica della “disinformazione” al fine di ripulire lo spazio digitale. L'UE finanzia presunti verificatori di fatti indipendenti che segnalano alle autorità nazionali presunti discorsi d'odio, innescando azioni legali.

Si tratta di un apparato di intimidazione malevolo. Nemmeno Erich Mielke avrebbe potuto orchestrarlo meglio.


Conformità ai dettami dell'UE

Per Google questa architettura di fatto impone la sottomissione al regime dell'UE: i contenuti valutati positivamente dai verificatori di fatti accreditati dall'UE vengono privilegiati, mentre le pubblicazioni alternative, come Tichys Einblick, Apollo News, NIUS o Junge Freiheit, vengono declassate algoritmicamente. Ciò accade anche quando i post generano un traffico considerevole che normalmente li collocherebbe in cima ai risultati di ricerca.

Cosa succede quando il dibattito pubblico viene compresso in un corsetto statale? Il potere si sposta dal sovrano a un'élite politica illimitata e invasiva che, soprattutto nell'UE, può portare avanti il ​​suo progetto ecosocialista ben oltre quanto sarebbe mai immaginabile in condizioni normali.

Una società ampiamente informata e dotata di spirito critico non avrebbe mai permesso che intere popolazioni venissero spinte nella disoccupazione e nella povertà sotto i dettami distruttivi dell'allarmismo climatico di origine antropica. Né le linee di politica sulle frontiere aperte sarebbero persistite di fronte alla visibile islamizzazione dell'Europa, cosa che minaccia i sistemi di sicurezza sociale e la cultura del continente.


Trump ha posto fine alla censura 

Negli Stati Uniti, questa pratica è terminata con l'elezione del presidente Donald Trump. Di conseguenza chi utilizza una VPN naviga in un panorama informativo completamente diverso rispetto a chi non è a conoscenza di tali manipolazioni.

In questo modo l'UE controlla il dibattito pubblico e cerca di ridurre lo spettro delle opinioni a un monologo compatibile con l'UE. Ciò ricalca la cosiddetta “Valle degli inconsapevoli” (Tal der Ahnungslosen) dell'epoca della DDR, quando gli abitanti della zona di Dresda non avevano accesso alla televisione della Germania Ovest e credevano nei benefici del socialismo.

Se non si impedisce alla von der Leyen e alla sua Commissione di istituzionalizzare questo regime in tutta l'UE, la libertà scomparirà, il dibattito pubblico verrà messo a tacere, il manto di ferro dell'apatia dittatoriale calerà sull'Europa e sull'UE. Ciò che osserviamo ora nel Regno Unito minaccia i cittadini dell'Unione Europea.


Il cane si morde la coda

Per rispondere alla domanda iniziale: l'UE sta usando il bastone o un pugnale nella sua campagna di censura? Entrambi gli strumenti vengono impiegati simultaneamente nella lotta per il predominio interpretativo online. Se l'opposizione di destra e conservatrice non interviene in tempo, il dibattito pubblico verrà brutalmente soffocato.

Potrebbero emergere nuovi metodi di comunicazione crittografata per preservare una rudimentale libertà di parola, finché l'arroganza di Bruxelles non la soffocherà. La cinica conseguenza: le persone si autocensureranno persino in privato, alimentando un clima di reciproca sfiducia. Questo è assolutamente riprovevole.

Aggiungiamoci l'euro, simbolo del controllo digitale, e il quadro si fa più chiaro. Un'istituzione che detta legge sia sul dibattito pubblico che sulle transazioni dei cittadini è una dittatura. In Europa si tratta di una dittatura ecosocialista, talmente tanto debole dal punto di vista economico che possiamo sperare che entrambi gli attacchi alla libertà si arrestino per bancarotta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 23 giugno 2026

Il problema della pseudoscienza

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di Jeffrey Tucker

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-problema-della-pseudoscienza)

La settimana scorsa sono riuscito a generare, tramite l'intelligenza artificiale, uno studio fasullo che dimostrava che mangiare waffle aumenti la calvizie. Era pieno di note a piè di pagina, citazioni e calcoli e modelli matematici complessi. Era quasi inquietante vedere quanto credibili sembrassero i risultati. Bisognava guardare con attenzione per individuare i problemi. L'ho condiviso con altre persone che hanno subito commentato con frasi del tipo: “Ci credo”.

Non mangiate waffle; vi cadranno i capelli. Lo dice la scienza!

Pensateci. Non siamo mai stati in grado, prima d'ora, di generare contenuti apparentemente scientifici su qualsiasi argomento in pochi secondi. Questo potere esiste solo da due anni. Molte persone non sanno nemmeno che esista, né tantomeno quanto sia facile da usare. Malintenzionati possono sfruttare questo potere ogni volta che vogliono; possono contare sulla fiducia consolidata nella “scienza” per spacciare tali falsificazioni per verità.

La scorsa settimana abbiamo assistito al ritiro dalla pubblicazione di un altro studio scientifico ritenuto falso. Questa volta si tratta di un caso di grande rilevanza. La rivista in questione è The Lancet, una delle più prestigiose al mondo. Aveva pubblicato lo studio, sottoposto a rigorosa revisione paritaria, ma a quanto pare gli autori erano riusciti a ingannare gli esperti.

L'articolo ritirato è uno dei tanti generati da un'enorme e ben finanziata sperimentazione di farmaci terapeutici utilizzati per curare il COVID-19. La sperimentazione in questione si chiamava TOGETHER. È stata finanziata con sovvenzioni da FTX, la società di crittovalute successivamente chiusa per frode, insieme a società finanziarie con ingenti partecipazioni in aziende farmaceutiche e think tank finanziati dall'industria che speravano di vendere i vaccini. Se lo studio fosse stato corretto, vaccinarsi sarebbe stata l'unica opzione.

Gli autori hanno pubblicato articoli sui risultati su tutte le riviste.

Finora ne è stata ritirata solo una, ma è probabile che anche le altre seguiranno la stessa sorte. Tra queste, il New England Journal of Medicine, una rivista che si vanta del suo basso tasso di ritrattazioni.

Lo studio TOGETHER è stato condotto e i risultati sono stati pubblicati integralmente quattro anni fa. Domande e critiche non hanno fatto che persistere in questo lasso di tempo.

Quando lo studio fu pubblicato nel 2021, venne citato come uno dei motivi principali per ritirare dal mercato l'idrossiclorochina e l'ivermectina. Anche se il vostro medico ve le avesse prescritte, la risposta sarebbe stata no.

Non dimenticherò mai quel giorno in cui entrai nella farmacia del mio quartiere e mostrai la mia ricetta. La ragazza dietro il bancone si scusò per essere andata a parlare con il suo responsabile, che scosse la testa in segno di diniego senza dire una parola. Questo mi spinse a fare tutto il possibile per farmi spedire la ricetta con corriere espresso da New York, da una persona che a sua volta l'aveva ordinata dall'India. Mi sentii meglio dopo tre ore.

In seguito ho appreso che, sebbene milioni di persone facessero qualcosa di simile, perché era l'unico modo per ottenere farmaci efficaci, tale pratica è, diciamo, malvista.

Perché tutte le farmacie del mio quartiere si erano rifiutate di prescrivermi trattamenti comprovati che il mio medico mi aveva prescritto? Perché si fidavano della scienza.

Questo è il problema della pseudoscienza: ha conseguenze concrete. Viviamo presumibilmente nell'era della scienza, ma la credibilità di tutte le istituzioni è ormai in caduta libera. Lo slogan “scienza” è stato utilizzato per giustificare un attacco alla libertà di portata senza precedenti, di conseguenza la reputazione della scienza in generale ha subito un duro colpo.

Lo studio TOGETHER, perlomeno, sembrava plausibile. Dopotutto si trattava di un vero e proprio studio clinico. Lo studio SURGISPHERE, al contrario, i cui risultati sono stati pubblicati all'inizio dell'estate del 2020, si è rivelato completamente inventato. Le sue conclusioni sono state quindi invalidate e, a dire il vero, la falsificazione dei dati scientifici non è stata unilaterale. Anche alcuni studi che indicavano risultati opposti si sono rivelati basati su dati falsificati.

Alla fine in quel periodo furono pubblicati centinaia di migliaia di articoli, e oggigiorno le ritrattazioni avvengono con la stessa rapidità con cui un tempo avvenivano le accettazioni. Amici miei, non si tratta solo di un problema di pubbliche relazioni; si tratta di una vera e propria crisi per la credibilità della scienza stessa.

Quando la scienza vi dice che non potete organizzare in sicurezza una cena del Ringraziamento a casa vostra o cantare lodi a Dio senza uccidere la nonna, sta mettendo a rischio le fondamenta stesse della rivoluzione scientifica.

Se ci aggiungiamo l'intelligenza artificiale, il problema si aggrava di diecimila volte.

Un episodio significativo di questo tipo mi è capitato una settimana fa. Ero a un evento quando due ragazzi inglesi, con grandi sorrisi e un accento raffinato, si aggiravano tra i partecipanti per inveire contro la carne finta. È una causa che mi sta a cuore, è così che le persone iniziano ad abbassare la guardia.

Stavano riprendendo delle persone con la telecamera e, poco prima di accenderla, mostravano uno studio che affermava che la carne finta causa l'autismo. All'intervistato veniva quindi chiesto di avallare lo studio davanti alla telecamera. Mi hanno ripreso mentre criticavo la carne finta – e io ho obbedito pienamente – ma poi mi hanno pressato affinché avallassi il loro studio. A quel punto la parte incredula del mio cervello si è attivata e ha capito che c'era qualcosa che non andava: mi sono rifiutato di dire quello che mi chiedevano.

La mattina seguente, ho capito lo scherzo. Questi tipi, apparentemente molto convincenti, avevano creato quello studio anonimo con lo scopo di ingannare la gente. L'obiettivo era semplice ma anche geniale: dimostrare che i sostenitori della libertà in ambito sanitario avallano qualsiasi studio che sembri avvalorare i loro pregiudizi. Il risultato finale era probabilmente un documentario concepito per screditare l'intero movimento, e con esso l'amministrazione Trump.

Il complotto è stato sventato. Nel frattempo ho avuto modo di riflettere sul significato di tutto ciò. Viviamo in tempi molto strani, in cui la scienza empirica è stata usata come arma per scopi politici. Più di 500 articoli sono stati ritirati, ma innumerevoli altri sono a rischio.

La mia preoccupazione è che questa esperienza abbia generato una sorta di nichilismo che pervade l'intera iniziativa. I burloni che si aggirano per i congressi scientifici con studi falsi, con l'intento di prendere in giro le persone, non solo sono controproducenti, ma minano ulteriormente la fiducia.

Un punto chiave della rivoluzione scientifica del XVI e XVII secolo fu quello di sviluppare un metodo più solido per conoscere la verità. In passato la fede occupava un posto centrale, con la teologia come regina delle discipline accademiche. Ma l'opera di Copernico, Keplero, Bacone, Cartesio e Newton – tutti grandi pensatori – dimostrò che l'osservazione e l'induzione costituivano una base migliore per la conoscenza.

Questa rivoluzione del pensiero coincise temporalmente con enormi progressi tecnologici, medici e con una maggiore prosperità per tutti. Il mondo stava cambiando radicalmente, con livelli crescenti di mobilità, possibilità di scelta e progresso materiale. Ci eravamo definitivamente lasciati alle spalle quello che venne definito il “Medioevo” ed eravamo entrati in una nuova era. La scienza era la nuova regina del pensiero.

C'era sempre un problema latente. Se vogliamo dare maggiore importanza all'osservazione e al lavoro empirico rispetto alla fede e alla deduzione, stiamo rovesciando una forma di autorità ecclesiastica... ma non stiamo forse valorizzando un'altra forma di autorità, ovvero quella degli osservatori, degli scienziati, di coloro che generano, conservano e interpretano i dati?

In effetti, sì.

In altre parole, possiamo parlare di scienza tutto il giorno, ma non si può sfuggire alla questione della fiducia. Possiamo fidarci della Chiesa e delle autorità teologiche, possiamo fidarci della nostra interpretazione di testi rivelatori come la Bibbia, oppure possiamo fidarci della scienza e dell'establishment scientifico.

Il motivo è semplice.

Nessuno è in grado di conoscere e verificare tutti i fatti relativi a ciò che chiamiamo scienza. Non abbiamo altra scelta che credere a chi ci racconta la storia. Ma quando si scopre che chi ci racconta la storia non è onesto o ha secondi fini, cosa ci succede?

Ecco il problema centrale che affrontiamo oggi nel campo della scienza. Sono successe così tante cose negative che la rivoluzione scientifica stessa sta perdendo la sua presa sull'opinione pubblica. Non sappiamo ancora cosa la sostituirà.

Riflettiamo un attimo su ciò che è sopravvissuto senza intaccare la sua reputazione. Parlo della geometria euclidea, che prende il nome dal filosofo greco del IV secolo a.C. I metodi di Euclide sono ancora in uso. Il motivo è che i ponti funzionano e gli edifici si ergono verso le nuvole. Prendiamo in considerazione il metodo: deduzione basata sulla logica dello spazio misurato matematicamente.

Esistono scuole di logica, matematica e geometria, ma la coerenza interna è imprescindibile e qualcosa che chiunque può verificare. La deduzione è democratica. Non invoca la credibilità di alcuna autorità se non la logica stessa, e quindi introduce in sé un proprio test di affidabilità. La prova consiste nel verificare se ciò che si sta costruendo regga.

Mi colpisce l'incredibile ironia del fatto che questi principi abbiano resistito alla prova del tempo, persino 2400 anni dopo. Le intuizioni di Euclide hanno preceduto la rivoluzione scientifica di oltre 2000 anni.

Nessuno di noi sa cosa emergerà da questo caos, ma questi sono tempi di profonda transizione. Stiamo passando da un paradigma fallimentare, basato sulla certezza di ciò che è vero, a qualcosa di ancora da definire. Questo è il dibattito più importante del nostro tempo.

Quanto a quei waffle, fate attenzione!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 22 giugno 2026

L'economia a forma di K: perché la classe media americana è salita di livello

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/leconomia-a-forma-di-k-perche-la)

L'economia a forma di K è diventata una sorta di slogan per una storia ben congegnata: i ricchi si allontanano mentre tutti gli altri restano indietro. Si adatta al clima attuale e permette titoli accattivanti sulla stampa. Il problema è che è per lo più errata. Se si analizzano i dati reali dei censimenti, la tendenza dominante dell'ultimo mezzo secolo non è al ribasso, bensì al rialzo. Sì, la classe media si sta riducendo, ma si sta riducendo perché milioni di famiglie sono passate a fasce di reddito più elevate, non perché sono sprofondate nella povertà. La vera divisione risiede altrove, e la maggior parte dei media generalisti la ignora completamente.

Iniziamo col definire il termine “a forma di K”, perché viene spesso utilizzato in modo improprio per descrivere quasi ogni fenomeno economico. Un'economia a forma di K è un'economia in cui diverse componenti si muovono contemporaneamente in direzioni opposte. Un braccio cresce grazie a redditi elevati, profitti aziendali e valore degli asset; l'altro braccio ristagna, con lavori a basso salario, risparmi scarsi e chiusura di piccole imprese. L'espressione ha preso piede dopo il lockdown del 2020, quando i lavoratori altamente qualificati sono passati al lavoro da remoto, mentre i posti di lavoro nel settore dei servizi sono scomparsi da un giorno all'altro.

Come descrizione di quel momento, era accurata. Il lockdown ha colpito più duramente ristoranti, viaggi e servizi alla persona, settori intrinsecamente caratterizzati da salari più bassi. Nel frattempo tecnologia, finanza e servizi professionali non hanno subito quasi alcun danno. Fin qui tutto bene. I problemi iniziano quando la “K” viene applicata all'intera curva dei redditi americani degli ultimi cinque decenni. È lì che la storia si interrompe.


La classe media non è crollata, è cresciuta

Osservate il grafico qui sopra. Nel 1967 circa il 54,6% delle famiglie statunitensi apparteneva alla fascia di reddito medio, con un guadagno compreso tra $35.000 e $100.000 (in valuta del 2022). Nel 2022 tale percentuale era scesa al 39,1%. A prima vista questo dato sembra confermare la scomparsa della classe media di cui tutti parlano, ma osservate l'evoluzione. Nello stesso periodo la percentuale di famiglie con un reddito pari o superiore a $100.000 è quasi triplicata, passando dal 13,1% al 37,5%.

Ecco la parte che i titoli dei giornali tralasciano. Anche la quota di popolazione a basso reddito è diminuita, passando dal 32,3% al 23,3%. Sia la fascia media che quella più bassa si sono ridotte, mentre quella più alta è cresciuta esponenzialmente. Non si tratta di una popolazione che scivola verso la povertà, bensì di una popolazione che scala la gerarchia sociale. Lo studio dell'American Enterprise Institute a riguardo è esplicito: secondo la loro definizione la classe medio-alta è ora il gruppo di reddito più numeroso del Paese, circa tre volte più grande rispetto al 1979.

Cosa ha dunque determinato questa crescita? Due fattori principali: un maggior numero di famiglie con due redditi e un livello di istruzione più elevato, soprattutto tra le donne. Nel 1970 circa l'11% delle donne possedeva una laurea; oggi la percentuale si avvicina al 40%. Un maggior numero di famiglie con due stipendi e titoli di studio più elevati significa che si guadagna di più.

Certo, qualcuno obietterà che una soglia fissa di $100.000 riflette semplicemente l'inflazione che spinge le famiglie oltre tale limite. Non è così. Queste cifre sono espresse in dollari costanti del 2022, quindi la soglia rimane invariata in termini reali. Le famiglie l'hanno comunque superata, e in numero di gran lunga maggiore. La migrazione verso l'alto è reale, non un artificio di misurazione.


Dove la forma a K è reale, si tratta di proprietà

Quindi l'economia a forma di K è un mito? No. Semplicemente si concentra sulla variabile sbagliata. La vera disparità non è la mobilità del reddito, bensì la ricchezza.

È qui che l'interpretazione comune di questi numeri deraglia, ed è opportuno correggerla immediatamente. Spesso si legge che il 10% più ricco possiede “due terzi dell'economia”. Non è corretto. Non possiedono l'economia, bensì gli asset finanziari. Secondo i Conti Finanziari Distribuzionali della Federal Reserve, nel quarto trimestre del 2024, il 10% delle famiglie più ricche deteneva circa il 67% del patrimonio netto totale, con una media di $8,1 milioni a famiglia. Il 50% più povero deteneva circa il 2,5% del totale, con una media di circa $60.000. Patrimonio netto e PIL non sono la stessa cosa, e la differenza è importante.

Perché la ricchezza è così concentrata quando la mobilità del reddito sembra così sana? Perché i due fenomeni funzionano con motori diversi. Un decennio e mezzo di tassi di interesse prossimi allo zero, acquisti di asset e stimoli economici durante la pandemia hanno gonfiato il prezzo di azioni e case. Chi possedeva questi asset ha visto il proprio patrimonio crescere vertiginosamente; chi invece viveva in affitto e con uno stipendio che bastava a malapena a coprire le spese, ha subito l'inflazione senza i relativi guadagni. Questo è il vero braccio basso della K: non è che la classe media non guadagni, è che una larga fetta della popolazione non possiede gli asset che generano interesse composto.


Ma tutti dicono di sentirsi al verde

Ecco la più forte obiezione a tutto ciò che ho esposto. Entrate in quasi qualsiasi stanza, comprese quelle piene di persone con redditi elevati, e sentirete la stessa lamentela: la gente si sente al verde. I sondaggi lo confermano, con un alto livello di ansia finanziaria anche tra le famiglie con redditi a sei cifre. Quindi, se i dati dicono che le finanze delle persone stanno migliorando, perché quasi nessuno ha la sensazione di avercela fatta?

La risposta è principalmente di natura psicologica, e la finanza comportamentale ha un nome per definirla: deprivazione relativa. La soddisfazione non è determinata dalla propria posizione assoluta, bensì dal confronto, e il confronto è quasi sempre al rialzo e locale. Vivere vicino a Greenwich, nel Connecticut, significa che il punto di riferimento diventa quello dei miliardari dei fondi speculativi, il che fa sembrare un patrimonio netto di $5 milioni una bazzecola.

Facendo un passo indietro, però, l'assurdità è evidente. Un patrimonio netto di $1 milione vi colloca nell'1,6% degli adulti più ricchi del pianeta. UBS stima che circa 60 milioni di persone rientrino in questo gruppo e che insieme detengano quasi la metà di tutta la ricchezza mondiale. Negli Stati Uniti nascono ormai più di mille nuovi milionari al giorno. Eppure molti di questi milionari vanno a dormire con la sensazione di essere in ritardo, perché si confrontano con lo 0,001%, non con il restante 98,4%.

Non fraintendetemi, le difficoltà reali esistono anche nella fascia più bassa della distribuzione del reddito, e non lo sto negando. Ma gran parte della sensazione che “tutti si sentano al verde” non è un problema di bilancio: è un problema di punteggio. Le persone sono salite lungo la scala sociale tenendo gli occhi fissi sui gradini superiori. Come ha detto di recente Tony Isola, i milionari non stanno perdendo la partita; stanno solo guardando al punteggio sbagliato.


L'intelligenza artificiale amplierà o restringerà il campo della K?

E questo ci porta alla domanda che aleggia su tutto: l'intelligenza artificiale acuisce o riduce il divario?

La risposta onesta è che potrebbe andare in entrambi i modi, e chiunque vi dica di esserne certo sta cercando di vendervi qualcosa. Partiamo dallo scenario più rischioso. Goldman Sachs stima che circa 300 milioni di posti di lavoro a livello mondiale siano esposti all'automazione tramite intelligenza artificiale e che questa tecnologia potrebbe gestire mansioni che rappresentano circa un quarto delle ore lavorative negli Stati Uniti. Da notare la parola “esposti”: non significa eliminati. La stima di base di Goldman Sachs è che l'IA sostituirà circa il 6-7% dei posti di lavoro in un decennio, con un ampio margine di variazione intorno a questa cifra. I ruoli più esposti, ovvero il supporto amministrativo, la contabilità di base e il lavoro d'ufficio di routine, si collocano in modo sproporzionato nella fascia media della distribuzione del reddito. Questa è una minaccia diretta proprio alle famiglie che hanno appena visto aumentare il proprio reddito.

Ora passiamo agli aspetti positivi. La stessa ricerca di Goldman Sachs prevede che l'intelligenza artificiale potrebbe incrementare il PIL mondiale di circa il 7% e aggiungere 1,5 punti percentuali alla crescita annua della produttività nell'arco di dieci anni. Lo sviluppo stesso crea domanda. Goldman Sachs stima che solo negli Stati Uniti saranno necessari circa 500.000 nuovi lavoratori netti per alimentare i data center e la rete elettrica entro il 2030. Se l'intelligenza artificiale aumenterà la produttività generale e i salari ne risentiranno, potrebbe sostenere la parte inferiore della K anziché schiacciarla.

Quindi qual è la verità? A mio avviso, la tecnologia in sé è neutrale. Il risultato dipende dalle linee di politica e dall'adozione, ed è qui che divento cauto. I policymaker sono quasi sempre reattivi piuttosto che proattivi. Se lasciata a sé stessa, l'IA tende a premiare prima il capitale e le competenze elevate, il che allarga il divario prima ancora che si riduca. Mi piacerebbe davvero sbagliarmi. Il contesto attuale non la favorisce.


Cosa significa tutto questo per gli investitori

Eliminando la politica, l'economia a forma di K offre agli investitori un'indicazione chiara: possedere il braccio superiore, ma rispettare quello inferiore.

Il braccio superiore è il capitale produttivo. Le aziende che sviluppano e implementano intelligenza artificiale, chip, piattaforme cloud e data center sono all'avanguardia di una trasformazione strutturale, non di un ciclo passeggero. La domanda di automazione e analisi non cala come quella della ristorazione informale. Anche i settori basati sulle competenze rientrano in questa categoria. Biotecnologie, produzione avanzata e servizi specializzati premiano la competenza e la proprietà intellettuale, e le aziende con un reale vantaggio competitivo tendono a crescere nel lungo periodo. Il settore immobiliare, ricco di asset e legato a hub di crescita e infrastrutture digitali, segue la stessa logica, ed è per questo che le strutture logistiche e di data-linked appaiono in una posizione migliore rispetto al commercio al dettaglio tradizionale o agli uffici suburbani semivuoti.

Il ramo inferiore del portafoglio richiede cautela, non evitarlo del tutto. Le aziende ad alta intensità di lavoro e a basso margine esposte all'automazione si trovano ad affrontare ostacoli concreti, quindi sarei cauto nell'investire nel commercio al dettaglio tradizionale o nel settore alberghiero senza una chiara strategia tecnologica. Ciononostante i settori difensivi continuano a essere validi. Beni di prima necessità, sanità e servizi di pubblica utilità forniscono stabilità e reddito nei momenti di difficoltà, e in un'economia instabile, un flusso di cassa costante è più importante, non meno. Aggiungiamo anche le politiche economiche alla lista dei fattori da monitorare. La disuguaglianza è un punto critico a livello politico, il che mantiene le aliquote sulle plusvalenze, le imposte sulle società e le normative sul lavoro come rischi concreti.

Un ultimo punto, che la maggior parte degli investitori ignora. Confrontate i vostri progressi con il vostro piano, non con quelli della persona più ricca che conoscete. L'investitore che si misura con lo 0,001% più ricco si sentirà sempre indietro, e questa sensazione lo porterà a prendere le decisioni peggiori. Inseguire l'investimento del momento, abbandonare un'allocazione solida e assumersi rischi inutili porta sempre a risultati deludenti. I dati dimostrano che probabilmente state ottenendo risultati migliori di quanto pensiate, quindi continuate a concentrarvi sui vostri obiettivi personali invece di preoccuparvi di ciò che hanno gli altri.

L'economia a forma di K è reale, ma è stata interpretata in modo errato. La classe media non sta precipitando nella povertà, si sta assottigliando perché sta crescendo anche se si sta creando un divario reale tra chi possiede asset finanziari e chi no. L'intelligenza artificiale sta per mettere alla prova la vostra posizione rispetto alla media. Gli investitori che ne trarranno vantaggio non saranno quelli che si faranno prendere dal panico per i titoli dei giornali. Saranno quelli che investiranno capitali dove c'è produttività, proteggeranno la parte dell'economia realmente sotto pressione e si rifiuteranno di lasciarsi influenzare dai confronti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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