venerdì 22 maggio 2026

La fine delle frodi ai danni degli USA: Bessent chiude i finanziamenti occulti alle organizzazioni no-profit

 

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Stu Cvrk

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-fine-delle-frodi-ai-danni-degli)

Il 23 aprile il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato che l'IRS intende rivedere il Modulo 990, la dichiarazione informativa annuale presentata dalle organizzazioni esenti da imposte, al fine di migliorare la trasparenza e rafforzare la supervisione, concentrandosi in particolare sulla rendicontazione relativa a contratti governativi, sovvenzioni pubbliche e accordi di sponsorizzazione fiscale. Gli obiettivi dichiarati sono individuare le irregolarità e perseguire i responsabili.

Il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha espresso la questione senza mezzi termini: “Stiamo ponendo fine all'era in cui frodi, abusi e attività estremiste venivano celati dietro complicate strutture no-profit. Quando soggetti malintenzionati abusano delle strutture di beneficenza, i direttori e i funzionari devono comprendere che la trasparenza può portare a controlli approfonditi, responsabilità e obblighi di legge”.

Il responsabile ad interim dell'ufficio legale dell'IRS ha aggiunto: “Se un'organizzazione riceve fondi pubblici, o donazioni deducibili dalle tasse, deve essere in grado di dimostrare chi controlla il denaro e dove viene impiegato”.

Perché questo requisito normativo apparentemente innocuo è così importante, visto che la maggior parte degli americani non ha idea a cosa serva il modulo 990?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda in modo più dettagliato.


In sintesi, prima di tutto

Attualmente ingenti somme di denaro transitano attraverso organizzazioni “ombrello” senza scopo di lucro verso decine o centinaia di sottogruppi, e la traccia cartacea scompare. L'IRS non prevede al momento alcun meccanismo nel Modulo 990 per richiedere la divulgazione degli accordi di sponsorizzazione fiscale. Le nuove norme obbligherebbero queste organizzazioni di transito a rivelare chi riceve il denaro e per cosa viene utilizzato.

Bisogna considerare tutto ciò nel contesto delle accuse mosse contro il Southern Poverty Legal Center, che rappresentano solo la punta dell'iceberg degli accordi e delle transazioni di sponsorizzazione fiscale.


Il problema: cos'è la sponsorizzazione fiscale e come viene sfruttata?

La sponsorizzazione fiscale è una pratica legittima e consolidata. In un tipico rapporto di sponsorizzazione fiscale, lo status di esenzione fiscale 501(c)(3) di un'organizzazione no-profit viene esteso a gruppi impegnati in attività che servono alla missione dello sponsor fiscale, in genere a fronte di un compenso. Le donazioni al progetto sono indirizzate allo sponsor fiscale e sono limitate al sostegno delle attività dell'iniziativa benefica. Lo sponsor fiscale è responsabile di garantire che le attività del progetto raggiungano il loro scopo benefico. Ecco come la Tides Foundation, di orientamento progressista, pubblicizza le sponsorizzazioni fiscali sul proprio sito web.

Il caso d'uso legittimo: un nuovo ente di beneficenza che non ha ancora ottenuto lo status 501(c)(3) dall'IRS può operare sotto l'egida di un'organizzazione no-profit già consolidata mentre completa l'iter. Il problema sorge quando il modello viene utilizzato in modo improprio e su larga scala.

Arabella Advisors e le sue entità affiliate hanno sfruttato le normative fiscali in base alle quali i gruppi che utilizzano un accordo di sponsorizzazione fiscale non sono tenuti a presentare il modulo 990 all'Internal Revenue Service. Attraverso accordi di “trasferimento diretto”, i fondi vengono trasferiti da un'organizzazione all'altra, rendendo difficile tracciare la destinazione del denaro del donatore.

Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, recenti attività di controllo da parte del Congresso hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che alcuni accordi di sponsorizzazione fiscale possano essere utilizzati per occultare chi gestisce un progetto, chi controlla i fondi del progetto e come tali fondi vengono utilizzati.

La falla chiave sta nel fatto che, poiché il “progetto” sponsorizzato non è un'entità giuridica autonoma, non presenta alcuna dichiarazione dei redditi indipendente (modulo 990). Milioni di dollari possono essere destinati a un gruppo che, sulla carta, a malapena esiste – magari solo un sito web – senza alcuna responsabilità pubblica.


La rete di finanziamento occulto di Arabella: dimensioni e struttura

Arabella Advisors, fondata nel 2005 da Eric Kessler, ex-collaboratore dell'amministrazione Clinton, è diventata l'esempio più sofisticato di questo modello nella sinistra americana. Arabella Advisors è una società di consulenza filantropica che supervisiona diverse organizzazioni no-profit, le quali a loro volta gestiscono una moltitudine di progetti e organizzazioni di sinistra. Considerando le sette organizzazioni no-profit che compongono l'Arabella Network, nel solo 2023 sono stati erogati quasi $1 miliardo in sovvenzioni. Una cifra che permette di influenzare notevolmente le elezioni e l'attivismo di sinistra.

Le proporzioni sono sbalorditive. Nel ciclo elettorale del 2020 le organizzazioni no-profit di Arabella hanno raccolto $2,4 miliardi, più della somma raccolta dai comitati nazionali democratico e repubblicano messi insieme. Nel ciclo elettorale del 2022 la raccolta fondi di Arabella è salita a $3 miliardi.

Le organizzazioni no-profit gestite da Arabella hanno versato complessivamente ad Arabella oltre $200 milioni in onorari di consulenza, creando al contempo centinaia di organizzazioni di sinistra impegnate in politiche e attività di advocacy attraverso accordi di “sponsorizzazione fiscale” che generano “gruppi pop-up” operanti sotto l'egida di un'organizzazione no-profit gestita da Arabella, non tenuti a presentare dichiarazioni finanziarie indipendenti e che spesso esistono come poco più che un sito web.

La tecnica fondamentale – quella dei “gruppi pop-up” – è essenziale per comprendere come funziona l'opacità. Dalla sua nascita la rete Arabella ha sponsorizzato almeno 340 di questi gruppi e raramente rivelano il loro legame con Arabella Advisors, o con le sue organizzazioni no-profit interne; ciononostante molte di esse accettano donazioni dalla popolazione, fondi che vengono poi destinati alle organizzazioni no-profit di Arabella. Questo sistema permette inoltre a questi gruppi di nascondere i propri finanziatori, poiché è praticamente impossibile risalire a un singolo gruppo per ogni singola sovvenzione destinata alle organizzazioni no-profit di Arabella.

I fondi principali all'interno della rete – il New Venture Fund, il Sixteen Thirty Fund, l'Hopewell Fund, il Windward Fund e il North Fund – si scambiano denaro tra loro, aumentando ulteriormente l'opacità. I ​​cinque fondi hanno inviato più di $52 milioni ad Arabella Advisors come pagamento per servizi operativi e di gestione. In numerose occasioni, i fondi si sono trasferiti reciprocamente milioni di dollari, oscurando ulteriormente quali cause e iniziative siano state finanziate dalle singole sovvenzioni.

Anche il denaro estero è entrato in questa rete. Il miliardario svizzero Hansjörg Wyss è riuscito a trasferire $475 milioni in varie organizzazioni per influenzare la politica e le elezioni statunitensi attraverso le sue organizzazioni no-profit. La rete Arabella può essere collegata direttamente a $265 milioni provenienti dal Berger Action Fund e dalle Wyss Foundations. È importante ricordare che le leggi elettorali statunitensi vietano ai cittadini stranieri di contribuire a candidati, o PAC (Political Action Committee), ma non esiste una restrizione equivalente per le organizzazioni no-profit che operano in questo modo.

Cosa ha finanziato nello specifico Arabella? Ha svolto un ruolo di primo piano nelle battaglie relative alle nomine alla Corte Suprema, all'aborto, allo sport femminile, alla disciplina scolastica, alle politiche ambientali, alle false testate giornalistiche locali, ai “Zuck Bucks” che manipolano gli uffici elettorali e altro ancora. Un esempio particolarmente significativo: un gruppo sponsorizzato da Arabella e finanziato interamente con denaro di Soros, “Governing for Impact”, nato nel 2019, ha collaborato con la Harvard Law School per elaborare memorandum strategici legali su come ribaltare decine di regolamenti federali, tra cui il Titolo IX.

In particolare, il Sixteen Thirty Fund ha agito come strumento elettorale: ha finanziato diversi gruppi che hanno diffuso spot pubblicitari a sostegno dei Democratici durante le elezioni di metà mandato nel 2018. Il gruppo ha anche finanziato Demand Justice, che ha speso milioni di dollari in spot contro la nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Solo nel 2020 il Sixteen Thirty Fund ha donato $410 milioni per sconfiggere Trump e conquistare il controllo a guida democratica degli Stati Uniti.

Il recente rebranding di Arabella: a seguito di un'attenta analisi, Arabella ha annunciato la sua chiusura, che sarà sostituita da tre organizzazioni. La divisione di sponsorizzazione fiscale è stata acquisita da Sunflower Services, una società di pubblica utilità di recente costituzione. Le restanti divisioni di Arabella hanno formato una nuova società chiamata Vital Impact. Sunflower Services è controllata, almeno in maggioranza, dalle tre maggiori organizzazioni benefiche C3 del vecchio impero di Arabella: New Venture, Hopewell e Windward Funds. I critici sottolineano che si tratta di una ristrutturazione, non di una chiusura; la stessa infrastruttura continua a operare sotto nomi più rassicuranti.


La Fondazione Tides: il modello originale

Tides è nata trent'anni prima di Arabella e ha sostanzialmente inventato il modello di sponsorizzazione fiscale per la sinistra. Il fondatore di Tides, Drummond Pike, aveva immaginato di utilizzare la sponsorizzazione fiscale per l'attivismo politico progressista. La sponsorizzazione fiscale prevede che un ente benefico esente da tasse fornisca supporto finanziario a un progetto, o un'organizzazione non esente, garantendogli così l'esenzione fiscale finché l'ente benefico mantiene il controllo su come vengono spesi i fondi.

Tra il 1996 e il 2010 il Tides Center ha svolto il ruolo di ente finanziatore per circa 677 progetti distinti, con un fatturato complessivo di $522,4 milioni; solo nel 2010 il Centro gestiva attivamente quasi 200 progetti.

Lo stesso fondatore di Tides, Pike, ha riconosciuto lo scopo principale del modello: “L'anonimato è molto importante per la maggior parte delle persone con cui lavoriamo”. Il Tides Center è stato descritto come un'organizzazione che elimina ogni traccia cartacea tra le sovvenzioni e il donatore originale.

La rete combinata di Tides è enorme. Le sei organizzazioni no-profit di Tides hanno fatto registrare un fatturato totale combinato di $785.605.823 nel 2024. Il Tides Center offre un supporto fiscale completo ai progetti che non godono dello status di esenzione fiscale da parte dell'IRS. Si noti, ancora una volta, che il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di supporto fiscale. Alcuni progetti attuali e passati del Tides Center includono Fair and Just Prosecution, Palestine Legal e l'International Corporate Accountability Roundtable.

Il Washington Free Beacon ha riportato che nel 2023 la Tides Foundation ha donato $286.000 all'Alliance for Global Justice, un gruppo noto soprattutto per essere stato lo sponsor finanziario di Samidoun, successivamente sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come “organizzazione benefica fittizia” per aver fornito supporto materiale a un'organizzazione terroristica palestinese che ha partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Tides ha inoltre utilizzato i suoi servizi di sponsorizzazione fiscale per agevolare esplicitamente la ricerca di finanziamenti governativi. La commissione per tutti i finanziamenti provenienti da fonti governative è del 15%, superiore alle tariffe standard perché i finanziamenti governativi comportano una quantità di documenti e rendicontazione maggiore: ciò significa che Tides si promuove attivamente come strumento per consentire ai suoi progetti sponsorizzati di accedere ai finanziamenti federali, trattenendo una percentuale.


Finanziamenti governativi destinati a gruppi di sinistra

È qui che entrano in gioco direttamente i soldi dei contribuenti, distinti dai finanziamenti privati ​​occulti, ma spesso intrecciati ad essi. Ecco alcune stime ed esempi.

USAID ha stanziato più di $800.000 al New Venture Fund, un'organizzazione no-profit che opera con fondi occulti e che nasconde la provenienza dei fondi destinati a ciascuna organizzazione, e $27 milioni al Tides Center.

La Commissione statunitense per i rifugiati e gli immigrati, una delle organizzazioni non profit che si occupavano del trasporto di immigrati clandestini in tutto il Paese durante l'amministrazione Biden, ha dichiarato di aver ricevuto $284 milioni dei suoi $289 milioni di entrate da sovvenzioni governative, pari al 98,2% dei fondi ricevuti.

Dal 2008 il Solidarity Center ha ricevuto oltre $86 milioni dal governo federale; $61 milioni di questi sono stati erogati durante la presidenza Biden. Tre dipendenti del Solidarity Center sono entrati a far parte del Dipartimento del Lavoro durante l'amministrazione Biden. Il Solidarity Center riceve il 99% delle sue entrate totali dai contribuenti americani e serve l'AFL-CIO, che ha destinato l'86% delle sue donazioni politiche nel 2024 ai Democratici.

Sul fronte climatico: i fondi dell'Inflation Reduction Act hanno stanziato centinaia di miliardi per l'agenda verde. Un ex-membro dello staff di un gruppo ambientalista chiamato Coalition for Green Capital è entrato a far parte dell'EPA proprio per indirizzare $27 miliardi in finanziamenti per la transizione ecologica. Durante il suo mandato $5 miliardi sono stati concessi alla sua ex-organizzazione. Power Forward Communities ha ricevuto quasi $9 miliardi nonostante fosse stata fondata solo pochi mesi prima della richiesta, e tra i beneficiari figurava un gruppo affiliato a Stacey Abrams che aveva solo $100 in banca quando ha ricevuto $2 miliardi.

L'Environmental Law Institute, che ha gestito un “Climate Judiciary Project” per sensibilizzare i giudici federali e statali a favore delle azioni legali per danni climatici contro le compagnie energetiche, ha ricevuto milioni di dollari in sovvenzioni e contratti dall'EPA, dai Dipartimenti di Giustizia, Sicurezza Interna, Agricoltura e Stato e dalla National Science Foundation tra il 2021 e il 2024.

Per quanto riguarda nello specifico l'SPLC: nonostante abbia fatto registrare entrate per $132,7 milioni e un patrimonio netto di quasi $770 milioni nel 2021, il Dipartimento di Stato ha comunque concesso onorari e compensi per interventi a funzionari dell'SPLC. Inoltre il Dipartimento del Lavoro dell'era Biden approvò una sovvenzione da $6 milioni per la “formazione professionale” a NextGen, un'organizzazione no-profit che si batte per “cambiamenti politici progressisti” attraverso attività di sensibilizzazione e impegno civico.

Lo stesso SPLC è finito sotto i riflettori per altri motivi: il Dipartimento di Giustizia ha incriminato il Southern Poverty Law Center per frode federale, sostenendo che abbia raccolto impropriamente milioni di dollari per pagare informatori infiltrati nel Ku Klux Klan e in altri gruppi estremisti.

Il continuo viavai di persone tra queste ONG finanziate pubblicamente e le amministrazioni democratiche è un elemento chiave della vicenda. Il personale delle Open Society Foundations e dei gruppi di sinistra ad esse associati entrava e usciva dalla Casa Bianca di Biden, dal Dipartimento di Giustizia e da altre agenzie governative: le stesse persone che in precedenza avevano definito le priorità di erogazione dei finanziamenti, per poi indirizzare i fondi pubblici verso organizzazioni affini.

Nel solo primo mese dell'amministrazione Trump, 15 gruppi che avevano ricevuto finanziamenti federali dalla precedente amministrazione hanno fatto causa all'amministrazione in carica, principalmente per proteggere i propri fondi, che ammontavano a $1,6 miliardi. Questo è il circolo vizioso in miniatura: il governo concede finanziamenti ai gruppi di attivisti → i gruppi di attivisti fanno pressioni per ottenere più finanziamenti governativi → i gruppi di attivisti intentano cause contro chiunque cerchi di fermarli.


Riflessioni conclusive

Diversi fattori convergenti spiegano la tempistica dell'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano ad aprile:

  1. La pressione del Congresso è andata aumentando. Diverse audizioni alla Camera nel corso dell'ultimo anno – l'audizione della sottocommissione DOGE intitolata “Fondi pubblici, programmi privati: le ONG impazzite” e l'audizione della sottocommissione giudiziaria intitolata “Come le reti no-profit di sinistra sfruttano i fondi dei contribuenti federali” – hanno creato un'ampia documentazione pubblica e generato lo slancio politico necessario per un intervento normativo.

  2. Il tentativo di rebranding ha messo in luce il problema. La ristrutturazione di Arabella in Sunflower Services e Vital Impact alla fine del 2025 è stata ampiamente interpretata come un tentativo di ripulire la propria reputazione e sfuggire al controllo. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano segnala che il rebranding non sarà sufficiente.

  3. Il modulo 990 presenta una falla strutturale. Come evidenziato nel comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro americano, il modulo 990 non prevede alcun meccanismo per la divulgazione delle attività di sponsorizzazione fiscale. Non si tratta di un errore di applicazione, bensì di una lacuna nel quadro normativo stesso, nota e sfruttata per decenni. Il Dipartimento del Tesoro sta finalmente intervenendo per colmarla attraverso un'azione normativa, anziché attendere un intervento legislativo del Congresso.

  4. L'incriminazione della SPLC e il relativo esame critico. L'incriminazione, unita alla costante attenzione sul ruolo della Tides Foundation nel finanziamento di gruppi anti-israeliani, ha portato alla ribalta la questione della responsabilità delle organizzazioni no-profit nell'attuale contesto politico.

  5. Il fenomeno delle “porte girevoli” è stato ampiamente documentato. Gli anni di Biden hanno prodotto una vasta documentazione di personale che si spostava tra la rete del finanziamento occulto e le agenzie governative, con l'esplicito effetto di indirizzare fondi pubblici verso organizzazioni allineate. L'amministrazione Trump sta utilizzando ogni strumento disponibile – esecutivo, regolamentare e giudiziario – per smantellare questi accordi.

In sostanza, il concetto è piuttosto semplice: per decenni un piccolo numero di aggregatori di organizzazioni no-profit ha utilizzato la sponsorizzazione fiscale per creare un sistema in cui miliardi di dollari – provenienti da grandi donatori privati, cittadini stranieri e contribuenti americani – affluiscono a organizzazioni attiviste di sinistra e direttamente legate al Partito Democratico, praticamente senza alcuna responsabilità pubblica. I gruppi sponsorizzati non presentano le proprie dichiarazioni dei redditi (Modulo 990).

Le organizzazioni intermediarie non sono tenute a rivelare quali progetti finanziano con i loro fondi e l'intero sistema è perfettamente legale secondo le attuali normative dell'IRS. L'annuncio del Dipartimento del Tesoro americano rappresenta il primo passo normativo significativo verso l'obbligo di divulgazione di questi accordi, e la sua tempistica riflette sia la volontà politica dell'attuale amministrazione sia il lavoro preparatorio svolto da oltre un anno di indagini del Congresso.

La luce del sole è il miglior disinfettante” per il corpo politico!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 21 maggio 2026

Bitcoin ha un'opportunità d'oro con gli agenti IA: è ora di costruire

 

A proposito di agenti IA, un nuovo studio del Bitcoin Policy Institute indica che i modelli di intelligenza artificiale preferiscono Bitcoin alle stablecoin e ad altre forme di moneta per diverse situazioni finanziarie, con pochissimi che mostrano una preferenza per la valuta fiat. Il BPI ha testato 36 modelli generando oltre 9.000 risposte e gli agenti IA “hanno scelto di utilizzare Bitcoin per le loro attività economiche”. Lo studio ha rilevato che il 48,3% dei modelli di IA ha scelto di utilizzare Bitcoin in generale ed è stato lo strumento monetario più selezionato in tutte le 9.072 risposte. Quando è stato chiesto loro di scenari che prevedevano la conservazione del potere d'acquisto su orizzonti pluriennali, il 79,1% delle risposte dell'IA ha scelto Bitcoin, “il risultato più sbilanciato dello studio”. Tuttavia, per scenari di pagamento, servizi, micropagamenti e trasferimenti transfrontalieri, le stablecoin sono state scelte nel 53,2% delle risposte rispetto a solo il 36% per Bitcoin. Jeff Park, responsabile degli investimenti di Bitwise, ha affermato che la spiegazione più ovvia del perché le stablecoin non abbiano ottenuto risultati migliori è che “possono essere congelate, Bitcoin no”. Quasi il 91% delle risposte ha scelto uno strumento nativo digitale come Bitcoin, stablecoin, altcoin, asset del mondo reale tokenizzati, o unità di calcolo, rispetto alla valuta fiat tradizionale: “Nessuno dei 36 modelli testati ha scelto la valuta fiat come preferenza generale, rendendo la convergenza verso la moneta digitale uno dei risultati più universali dello studio”. Quest'ultimo ha rivelato che i modelli di Anthropic hanno registrato una preferenza media per Bitcoin del 68%, mentre i modelli di OpenAI del 26%, quelli di Google del 43% e quelli di xAI del 39%.

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da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/bitcoin-ha-unopportunita-doro-con)

Fin dalla sua nascita, Bitcoin ha dovuto affrontare una dura battaglia contro le valute fiat, che svolgono principalmente la funzione di denaro. Ovviamente esse presentano numerosi problemi, ma quando si tratta di impatti immediatamente visibili alla gente comune in gran parte del mondo, Bitcoin non è dieci volte migliore. Alcuni potrebbero persino concludere di preferire un sistema basato su una moneta neutrale a sistemi manipolati dagli stati, ma i sistemi fiat consolidati funzionano abbastanza bene da far sì che pochi vogliano affrontare la seccatura delle conversioni continue. Con la rapida crescita delle capacità degli agenti IA, si è aperto un enorme vuoto che Bitcoin ha la possibilità di colmare. Invece di competere con interessi consolidati come accade con le valute fiat, nel campo degli agenti IA di pagamento, tutti partono da zero.

In un recente articolo su Substack ho fatto notare che tutti gli standard di pagamento in fase di sviluppo per gli agenti IA non sono ancora decollati. Le carte di credito non funzioneranno in un mondo in cui gli acquisti vengono effettuati da strumenti automatizzati. Il web è pieno di captcha e di ingenti investimenti nel blocco dei bot, anziché nella loro abilitazione per il commercio. Anche se offrissero metodi di pagamento utilizzabili dagli agenti IA, oggi pochi commercianti dispongono di siti web che essi possano navigare agevolmente. Indipendentemente dal metodo di pagamento che gli agenti IA utilizzeranno in futuro, ogni commerciante dovrà adattarsi a un nuovo mondo.

Poiché nessuna azienda detiene il controllo sia del lato agenti IA che di quello commercianti del mercato, si apre un'ampia opportunità in cui la competizione è ancora aperta a tutti. Anzi, con la popolarità odierna degli agenti open source, nessuna azienda controlla gran parte del lato acquisti! Se la comunità Bitcoin gioca bene le sue carte, ci sono buone probabilità che gran parte del futuro del commercio si svolga su infrastrutture aperte, non controllate da un'unica azienda.

C'è ancora molto da costruire e quasi tutti gli attori nel settore dei pagamenti stanno cercando di posizionarsi per conquistare la leadership. Visa sta lavorando a un prodotto di “Commercio Intelligente”, OpenAI e Stripe hanno annunciato l'Agentic Commerce Protocol, Google ha annunciato AP2 e Coinbase ha annunciato un'estensione per le crittovalute: x402. La mancanza di una pianificazione centralizzata nella comunità Bitcoin rende le risposte con le proprie opzioni più caotiche e difficili da seguire, ma questa è anche la sua forza: molte persone che provano molti approcci diversi per raggiungere lo stesso obiettivo hanno maggiori probabilità di successo rispetto a un singolo approccio mirato che potrebbe essere sbagliato.

Con Lightning Network che ha superato il miliardo di dollari di transazioni mensili e Square che ha reso Lightning disponibile ai suoi commercianti fisici, sembra che la tecnologia che permetterà a Bitcoin di superare le barriere e diventare denaro di uso quotidiano sia finalmente arrivata. Alcuni commercianti, mossi da ideali, accettano Bitcoin da anni e, continuando a integrare i wallet Bitcoin negli agenti IA, creeremo ulteriori motivi per cui ogni commerciante che desidera vendere qualcosa dovrebbe aderire. Ma affinché ciò funzioni, i sostenitori di Bitcoin devono fare la loro parte e utilizzare gli strumenti a loro disposizione. Se le persone non cercano di acquistare con Bitcoin, ai commercianti non importerà.

Per fortuna al giorno d'oggi non serve saper programmare per creare strumenti che trovino commercianti che accettano pagamenti in bitcoin. Non bisogna nemmeno vendere tutti i propri bitcoin per comprare cose. Installate un agente IA, assegnagli un wallet, dategli dei bitcoin e ditegli di acquistare il vostro abbonamento mensile. Ditegli di inviare email ai commercianti da cui volete acquistare e di chiedere loro di accettare bitcoin. Indicategli la Bitcoin Merchant Community e ditegli di spiegare a qualsiasi commerciante che incontra che vorrebbe pagarlo senza che Visa prenda una commissione, ma che non è stato in grado di farlo.

Grazie all'ampio lavoro già svolto, Bitcoin è già uno dei metodi migliori per automatizzare il commercio online. Invece di dover riempire i propri siti di captcha per impedire ai bot di utilizzare carte di credito rubate e di dover gestire i chargeback, molti processori di pagamento in Bitcoin possono fornire ai commercianti valuta locale entro un giorno. Anziché essere esposti al rischio che la singola chiave privata di un operatore possa essere rubata da chi vuole impossessarsi delle sue stablecoin, i commercianti possono scegliere tra numerosi processori di pagamento, sia nazionali che esteri. Questa concorrenza riduce le commissioni e impedisce la creazione di nuove infrastrutture di pagamento su una piattaforma che, una volta consolidata la sua posizione dominante, inevitabilmente richiederà maggiori profitti.

Questi problemi non sono in cima alle preoccupazioni della maggior parte delle persone, ma dobbiamo assolutamente impostare correttamente il nuovo sistema. Le stablecoin sembrano ottime a prima vista, ma passare a un mondo in cui un'unica azienda (Coinbase) possiede sia la piattaforma (Base) sia gli interessi sul valore fluttuante della valuta (USDC) su cui vengono effettuati i pagamenti, non è una ricetta per il successo a lungo termine. Una volta che tutti saranno vincolati a un unico metodo di pagamento, cambiare sistema quando l'operatore aumenta le commissioni non sarà pratico. Non importa se il protocollo utilizzato dagli agenti IA per comunicare con i commercianti si basa su uno “standard aperto”. Se la stragrande maggioranza degli agenti IA ha fondi su una sola piattaforma e la stragrande maggioranza dei commercianti accetta pagamenti su una sola piattaforma, cambiare sarà impossibile.

Sebbene Bitcoin abbia fatto molta strada per diventare un asset di riserva, è solo all'inizio del suo percorso per diventare moneta di uso quotidiano. Il fatto che Bitcoin abbia raggiunto la velocità di fuga nel primo ambito non implica che il secondo sia garantito; anzi, tutt'altro. Con così tanta concorrenza da parte di tutti gli operatori del settore dei pagamenti, per non parlare delle stablecoin, c'è molto lavoro da fare per promuovere i pagamenti in bitcoin. Tuttavia non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità. Se credete che il commercio debba avvenire su una moneta neutrale piuttosto che tramite intermediari aziendali, è ora di mettersi al lavoro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 20 maggio 2026

Il capro espiatorio dell'inflazione in Germania: perché Hormuz è una comoda storia di copertura

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-capro-espiatorio-dellinflazione)

L'economista Gerrit Heinemann ha lanciato un allarme sul quotidiano Bild riguardo a un drastico aumento dei prezzi dei prodotti alimentari in Germania. Lo studioso dell'Università di Scienze Applicate del Basso Reno ha incentrato la sua analisi sul massiccio incremento dei prezzi dei fertilizzanti. Una quota significativa di questi – stimata intorno a un terzo della produzione mondiale – viene trasportata attraverso lo Stretto di Hormuz. A seguito del doppio blocco dello Stretto, anche questo settore è entrato in una situazione di scarsità globale, costringendo gli agricoltori di tutto il mondo ad adeguare i prezzi, con conseguenti ripercussioni sui prezzi al consumo.

Heinemann conclude che l'indice dei prezzi alimentari in Germania potrebbe aumentare fino al dieci percento quest'anno. A Berlino si è già affermata una narrazione ormai consolidata, e c'è un ampio consenso: la crisi di Hormuz è la sola responsabile del disastro. Eppure a marzo l'inflazione di fondo aveva già raggiunto circa il 2,7% su base annua. L'aumento dei prezzi in tutto lo spettro dei beni, soprattutto energia e immobili, diventati scarsi a causa dell'emigrazione, ha accompagnato il declino economico della Germania per diverso tempo. Solo il drastico calo degli investimenti privati e la generale moderazione dei consumatori hanno leggermente attenuato le pressioni sui prezzi negli ultimi anni.

Ciò che spicca in questo sviluppo è la costante revisione al rialzo delle previsioni sull'inflazione. A marzo c'era consenso tra il Ministero dell'Economia e i principali istituti di ricerca sul fatto che l'inflazione si sarebbe attestata intorno al tre percento quest'anno. All'inizio di aprile, dopo un mese dall'inizio della crisi iraniana, gli economisti del Fondo Monetario Internazionale prevedevano aumenti dei prezzi tra il cinque e il sei percento.

Ora arriva il colpo del dieci per cento sui prezzi dei prodotti alimentari. Si potrebbe anche dire così: il colpevole dell'aumento dei prezzi in Germania è stato trovato. Stampa e governo tedesco puntano il dito contro Washington in ogni occasione, dove si troverebbe il presunto artefice del disastro: Donald Trump. Ma questa tesi regge?

Contemporaneamente all'improvviso aumento delle previsioni sull'inflazione, si registrano ripetute revisioni al ribasso dei tassi di crescita economica della Germania. Dopo oltre due decenni di ristrutturazione ecosocialista, politica monetaria accomodante e ora un debito pubblico in rapida espansione, l'economia tedesca può essere descritta in poche parole: è in una drammatica fase di contrazione, mentre i prezzi continueranno a salire in un contesto di crisi di produttività e investimenti. Per inciso, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di oltre il 40% tra il 2019 e il 2025, poiché i mercati finanziari e l'economia in generale sono stati inondati di credito a basso costo durante il periodo di lockdown, come documentato dall'Ufficio federale di statistica.

Hormuz è una distrazione banale dalle disastrose linee di politica che il cartello dei partiti tedeschi persegue da tempo per costruire un nuovo socialismo verde. Stiamo assistendo a un radicale cambio di paradigma, senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. È risaputo che l'energia a basso costo, l'apertura tecnologica, un'economia di mercato funzionante e una moneta stabile sono stati i fattori che un tempo hanno sostenuto il successo economico della Germania.

Si sta rivelando ora molto costoso essere in contrasto con il suo più importante fornitore di energia e materie prime, la Russia, e aver di fatto dichiarato un conflitto perpetuo con Mosca. La storia ci insegna che il fervore ideologico va sempre di pari passo con il fanatismo. Far saltare in aria la propria capacità nucleare è stata, letteralmente, una scommessa sconsiderata, un atto di cieco infantilismo ideologico raramente visto in altre parti del mondo nella nostra epoca.

Insieme a Bruxelles, Berlino sta perseguendo una politica di terra bruciata per quanto riguarda il ritorno a un quadro energetico basato sul mercato e a solidi principi normativi. Indipendentemente dalla gravità dell'attuale crisi energetica, i politici tedeschi rimangono fedeli alla loro ideologia di socialismo verde. Aggrappandosi rigidamente alla ricerca di rendite tramite la CO₂, a grottesche regolamentazioni climatiche e a una politica energetica fuori controllo, il Paese si è intrappolato in una camicia di forza geopolitica. L'economia tedesca è ora con le spalle al muro e Berlino ha trovato la sua soluzione: la classe media tedesca verrà dissanguata per finanziare gli eccessi di debito della capitale e nascondere la portata del disastro.

Ciò che sta peggiorando drasticamente la situazione nelle ultime settimane è una serie di attacchi in tutto il mondo contro le infrastrutture delle raffinerie. Che si tratti degli Stati Uniti, dell'Australia, o della Russia dilaniata dalla guerra, i problemi si stanno intensificando. Per la Germania un ulteriore colpo è rappresentato dalla decisione della Russia di interrompere il transito del petrolio kazako verso la raffineria di Schwedt attraverso l'oleodotto Druzhba.

È giunto il momento di sviluppare le risorse energetiche nazionali – estrazione di gas tramite fracking, e trivellazioni nel Mare del Nord e nel Mar Baltico – per segnalare ai mercati e ai consumatori il ritorno a una linea di politica razionale. Solo così la Germania potrebbe dichiarare la fine della sua illusione post-illuminista. Sarebbe urgente un'iniziativa a livello europeo per finanziare e costruire impianti nucleari, eppure Bruxelles e Berlino hanno deciso diversamente: se necessario, l'accesso all'energia sarà razionato. L'espansione dell'ecosocialismo deve proseguire a tutti i costi: l'energia diventa così una leva di potere politico sui cittadini, i quali soffrono a causa della rigidità ideologica e dell'incapacità intellettuale dei politici europei di ridurre la dipendenza energetica attraverso meccanismi di mercato e soluzioni negoziate.

Il problema dell'inflazione è autoinflitto. Solo una narrazione mediatica completamente distorta e ideologicamente orientata, incentrata sulla crisi iraniana e sulle conseguenze di una linea di politica energetica centralizzata, hanno finora impedito all'opinione pubblica di percepire correttamente il disastro economico. Il 2026 sarà probabilmente l'anno in cui l'evasione dalla realtà avrà gravi conseguenze economiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 19 maggio 2026

Rendimenti a termine e l'importanza della matematica

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/rendimenti-a-termine-e-limportanza)

Durante i mercati rialzisti in forte espansione, gli investitori spesso trascurano l'importanza della matematica nella previsione dei rendimenti futuri. Ciò è facile da trascurare quando il mercato sembra continuare a salire senza alcun riguardo per i fondamentali. L'attuale contesto è inoltre fortemente influenzato dall'impatto della “indicizzazione passiva”, la quale ha ulteriormente distorto le dinamiche di mercato. Tuttavia nulla di tutto ciò dovrebbe sorprenderci, dato uno dei mercati rialzisti ciclici più lunghi della storia; gli investitori sono ottimisti riguardo le prospettive di investimento a lungo termine. I continui interventi delle banche centrali hanno portato a credere che “Questa volta è diverso” e “Non c'è alternativa”, mantra che sono diventati una mentalità pervasiva e “pavloviana” tra gli investitori.

Ma come diceva il famoso Paul Harvey: “Poi c'è il resto della storia”.

Il grafico qui sotto illustra tutte le fasi di espansione economica a partire dal 1871, insieme al successivo declino del mercato. (Nota: l'attuale ciclo rialzista del mercato, iniziato a marzo 2020, è tuttora in corso.)

Questo grafico dovrebbe chiarire un punto fondamentale: questo ciclo finirà.

Tuttavia, per ora, non ci sono dubbi sul fatto che la tendenza rialzista persista, poiché gli investitori continuano a detenere livelli storicamente elevati di capitale proprio e leva finanziaria, alla ricerca di rendimenti nelle aree più rischiose e mantenendo livelli di liquidità relativamente bassi, come mostrato nei grafici qui sotto.

Oltre a me, sono in pochi a discutere della probabilità di rendimenti inferiori nel prossimo decennio, ma facciamo due semplici calcoli.

Innanzitutto il consenso generale è che le azioni renderanno:

• il 10% ogni anno in termini reali (al netto dell'inflazione);

• più o meno eventuali variazioni che osserviamo nei rapporti di valutazione.

Inserendo i valori matematici, otteniamo i seguenti scenari:

  1. Se il rapporto prezzo/utili a 10 giorni (P/E10) scendesse da 40X a 19X nel prossimo decennio, i rendimenti azionari dovrebbero attestarsi intorno al 3% annuo in termini reali, o al 5% in termini nominali;

  2. Se il rapporto P/E10 scende a 15X, i rendimenti si riducono all'1% annuo in termini reali, o al 3% annuo in termini nominali;

  3. Se il rapporto P/E10 si mantiene ai livelli attuali, i rendimenti dovrebbero attestarsi all'8% annuo in termini reali, o al 10% annuo in termini nominali.


Il problema con la matematica

Innanzitutto questo presuppone che le azioni continueranno a crescere a un ritmo specifico ogni anno. Questo è un errore comune nell'analisi dei rendimenti. Le azioni non crescono a un ritmo costante; al contrario, presentano un elevato grado di volatilità nel tempo.

Il “potere dell'interesse composto” funziona SOLO quando non si perdono soldi. Come dimostrato, dopo tre anni consecutivi di rendimenti del 10%, un calo del 10% riduce del 50% il tasso di crescita annuo composto medio. Inoltre è necessario un rendimento del 30% per recuperare il tasso di rendimento medio richiesto. In realtà, inseguire i rendimenti è molto meno cruciale per il successo degli investimenti a lungo termine di quanto molti credano.

Come abbiamo discusso nel pezzo “Bear Market Losses”:

Esiste una differenza significativa tra i rendimenti MEDI e quelli EFFETTIVI. L'impatto delle perdite annulla l'effetto di “interesse composto” annuo del denaro. A riprova di ciò, l'area ombreggiata in viola mostra il rendimento “medio” del 7% annuo. Tuttavia la differenza tra il rendimento promesso e quello “effettivo” rappresenta il divario di rendimento. Capite il problema?

Quando si tiene conto della volatilità nei rendimenti, la differenza tra quanto promesso agli investitori (un grave errore nella pianificazione finanziaria) e quanto effettivamente accaduto al loro denaro è sostanziale nel lungo periodo.

Il secondo punto, e probabilmente il più importante, è che SIETE MORTI molto prima di rendervi conto del tasso di rendimento medio a lungo termine.

Il grafico qui sotto confronta l'indice S&P 500 con i rendimenti annui e la media dei rendimenti di mercato sin dal 1900. Negli ultimi 125 anni il mercato non ha mai fatto registrare un rendimento del 10% ogni singolo anno; il rendimento reale medio annuo è stato del 7,33%.

Tuttavia presumere che i mercati abbiano un rendimento fisso ogni anno, come ci si aspetterebbe da un'obbligazione, è un errore madornale. Sebbene in molti anni il rendimento abbia superato la media prevista del 10%, in molti altri non l'ha fatto. Ma, d'altronde, è proprio per questo che il 10% è la “media” e NON la “regola”.

In secondo luogo, e ancor più importante, i calcoli sulle aspettative di rendimento future, dati gli attuali livelli di valutazione, non reggono. L'ipotesi che le valutazioni possano diminuire senza che il prezzo dei mercati ne risenta negativamente è anch'essa profondamente errata. I dati storici, come illustrato nel grafico seguente, suggeriscono che le valutazioni non diminuiscono senza un impatto significativo sui rendimenti degli investimenti. Inoltre è opportuno notare che i “cicli di mercato completi”, che comprendono sia periodi rialzisti che ribassisti di lungo periodo, si ripetono nel corso della storia.


Torniamo alla matematica

Torniamo quindi alla “matematica” per dimostrare che tutto ciò è vero.

Ipotizziamo che, nonostante l'attuale rallentamento della crescita economica, la Federal Reserve riesca a riportare il PIL nominale a un ritmo di crescita storico del 6% annuo. Sebbene questo scenario possa non essere realistico sulla base dei dati, quando i mercati sono vicini ai massimi storici le ipotesi tendono a essere un po' azzardate. Purtroppo tali ipotesi hanno spesso avuto conseguenze piuttosto spiacevoli, ma sto divagando.

Supponiamo di utilizzare un rapporto capitalizzazione di mercato/PIL di 1,5 e un rendimento da dividendi dell'indice S&P 500 pari solo al 2%. Cosa potremmo stimare per i rendimenti totali nel prossimo decennio utilizzando la formula di John Hussman?

(1,06)(0,6/1,5)^(1/10) – 1,0 + 0,02 = -1,2% all'anno

Possiamo confermare questo calcolo semplicemente misurando il rendimento TOTALE previsto  delle azioni  nei prossimi 10 anni per ogni livello di valutazione annuale.

I rendimenti previsti per i prossimi 20 anni non mostrano miglioramenti significativi.

John Hussman una volta scrisse:

Gli straordinari rendimenti di mercato a lungo termine hanno una causa. Nascono in condizioni di sottovalutazione, come nel 1950 e nel 1982. Anche i deludenti rendimenti a lungo termine hanno una causa: nascono in condizioni di forte sopravvalutazione. Oggi, come nel 2000 e nel 2007, ci troviamo in una situazione in cui “questo” è come questo. Quindi ci si può aspettare che “quello” sia come quello.

Nei prossimi dieci anni la crescita del PIL nominale sarà probabilmente molto più debole. Ciò sarà dovuto a cambiamenti strutturali nell'occupazione, all'aumento della produttività derivante dall'intelligenza artificiale, alla crescita contenuta dei salari reali, a bilanci familiari ancora eccessivamente indebitati, alla riduzione del potere d'acquisto dei consumatori e al calo delle tendenze demografiche.

La maggior parte delle analisi tradizionali si basa su ipotesi generalizzanti che difficilmente si concretizzeranno in futuro. Il mercato è altamente volatile, il che aggrava l'impatto dei comportamenti degli investitori sui rendimenti futuri. Il più recente studio Dalbar sul comportamento degli investitori lo confermaNegli ultimi 20 anni, l'indice S&P 500 ha fatto registrare un rendimento medio annuo del 10%, mentre gli investitori in fondi azionari hanno ottenuto un rendimento di appena il 4,5%.

Tanti saluti, quindi, alle ipotesi di rendimento del 10% nei piani finanziari.

Ciò ha molto a che fare con il semplice fatto che gli investitori inseguono i rendimenti, comprano a prezzi alti, vendono a prezzi bassi e inseguono benchmark eterei. Il motivo per cui questi comportamenti emotivi affliggono gli individui è dovuto ad articoli benintenzionati che promuovono l'acquisto di azioni ai picchi di valutazione ciclici.


A metà del ciclo completo di mercato

È del tutto possibile che l'attuale fase rialzista del mercato azionario non sia ancora terminata. Come già accennato, ci troviamo solo nella prima metà dell'attuale ciclo di mercato, iniziato nel 2009.

I mercati guidati dallo slancio sono difficili da arrestare nelle fasi finali, soprattutto quando l'euforia cresce. Tuttavia, prima o poi finiscono. A meno che la FED non abbia davvero trovato un modo per eliminare del tutto i cicli economici. Con la crescita economica in rallentamento a seguito dell'inversione di tendenza dovuta agli stimoli fiscali, è probabile che siamo più vicini alla prossima contrazione. Questo è particolarmente vero considerando che la Federal Reserve continua a creare un vuoto economico maggiore in futuro, anticipando i consumi attraverso le sue politiche monetarie.

È probabile che il mercato sia più alto tra dieci anni? Si potrebbe certamente sostenere questa tesi. Tuttavia se l'economia dovesse attraversare un normale ciclo di recessione, o si verificasse un evento legato al credito, o i sogni legati all'Intelligenza Artificiale non si realizzassero, allora le cose potrebbero essere molto più deludenti. Come ha affermato Seth Klarman di Baupost Capital:

Possiamo dire quando finirà? No. Possiamo dire che finirà? Sì. E quando finirà e la tendenza si invertirà, ecco cosa potremo dire con certezza: pochi saranno pronti, meno saranno preparati.

Abbiamo assistito a molte delle stesse analisi tradizionali al culmine dei mercati nel 1999, nel 2007 e nel 2020. Nuove metriche di valutazione, IPO di società insignificanti, SPAC, livelli di debito a margine in forte aumento, speculazione sulle opzioni e valutazioni liquidate con la frase “questa volta è diverso”.  Tutto ciò era dovuto all'euforia crescente, un tema ricorrente. Purtroppo “questa volta non è mai diverso” e i risultati sono sempre gli stessi.

“La storia si ripete di continuo a Wall Street” ~ Edwin Lefevre


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 18 maggio 2026

Merz alla COP30: panico climatico, declino dell'industria tedesca

La California è una Unione Europea in miniatura in seno agli Stati Uniti. Se si guardano diversi parametri, si noteranno altrettanto somiglianze con Londra ad esempio (es. demolizione sociale tramite immigrazione a briglie sciolte). Oppure i prezzi del carburante, i quali sono in linea con le medie europee piuttosto che con quelle americane. Più in generale sono gli stati cosiddetti blu (a guida democratica) a essere in un pantano economico-sociale di loro stessa creazione. Anzi, possiamo aggiungere anche consapevole creazione. Questo perché il ruolo di coloro che fanno parte di tale schieramento è sempre stato quello di creare le basi per una piattaforma di guerra civile in caso i coordinatori dietro le quinte ne avessero avuto bisogno. Le rivolte per strada, i tumulti sociali, le frodi allo Stato sociale americano sono tutti elementi caratterizzanti gli stati blu (vi basta vedere l'elenco dei governatori, partite dal Minnesota). Così come i sabotaggi. Oltre alle infrastrutture, come i porti, in stati come l'Indiana viene fomentato il caos energetico interno minimizzando a livello di offerta di petrolio mondiale l'attuale uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC. Difficile non vedere la lunga mano di Londra e Bruxelles che si staglia negli USA per disinnescare la loro emancipazione dall'influenza dei globalisti. Tutte le regole sul clima, tutte le normative sull'ambiente non sono state altro che un tentativo esterno di normare gli USA internamente e spogliarli così delle proprie risorse, finanziarie ed energetiche, a vantaggio di Londra e Bruxelles. L'imponente “no” affermato dall'amministrazione Trump sta facendo ritorcere contro gli eurocrati la macchina di morte preparata appositamente per gli americani. Infatti i criteri ESG, il Digital Services Act, il Digital Markets Act, i criteri GDPR, la normazione della tecnologia (es. USB Type C) e tutta quella pletora di tasse e regole approvate finora dal carrozzone europeo rappresentavano una conquista silenziosa degli USA. L'odio viscerale che emerge dall'UE non è ovviamente nei confronti di Trump, bensì nei confronti della rinnovata guerra d'indipendenza che gli Stati Uniti stanno portando avanti sin dal 2017 contro i colonizzatori europei e inglesi. Diventa facile, quindi, capire chi si trova dietro i conflitti emersi finora nel mondo e il motivo per cui vengono protratti nel tempo. La guerra più grande, oltre a essere finanziaria, riguarda la sopravvivenza stessa dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Una sconfitta, o un eventuale accordo di pace, infine, siglerà la fine definitiva dell'uno o dell'altro.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/merz-alla-cop30-panico-climatico)

Per il cancelliere tedesco un vertice segue l'altro. Dopo il vertice sull'acciaio, Friedrich Merz si è diretto ora alla COP30 in Brasile, l'incontro del club sul clima. Lì i partecipanti tentano di nascondere le crepe evidenti nella loro struttura con il consueto panico climatico.

Il vertice sull'acciaio presso la Cancelleria federale era ancora al centro dell'attenzione mediatica quando il Cancelliere era già a bordo di un aereo diretto a Belém, in Brasile. La COP30 si è svolta sotto la guida del Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Dal 1995 rappresentanti di oltre 70 nazioni celebrano questo evento annuale, il culmine del circo globale sul clima, conferendogli una parvenza di consenso sovranazionale. Naturalmente viaggiano a migliaia – in aereo, ovviamente – e con emissioni massime.

Nessuno salta volontariamente il gala annuale sul clima; poche tonnellate di CO₂ non contano più. Dopotutto, come sanno bene gli addetti ai lavori, il pianeta sta già bruciando e la lotta per una Terra abitabile è, in sostanza, già persa.


Commercio e affari legati alle indulgenze

Ciononostante le grandi figure dell'industria climatica strizzano l'occhio e lasciano intendere che potrebbe esserci ancora speranza per la Terra. Da Ursula von der Leyen a Lisa Neubauer, fino alla delegazione cinese, si ritiene che ingenti investimenti nell'economia verde potrebbero essere la soluzione.

Come negli ambienti spirituali, un po' di indulgenze qui, un aumento della tassa sulla CO₂ lì, e magicamente la temperatura globale scende a livelli accettabili: il dio del clima è placato.

Friedrich Merz ha intrapreso il viaggio di 9.000 chilometri da Berlino a Belém per assicurare ai suoi colleghi commercianti di indulgenze il continuo sostegno dei contribuenti tedeschi.


Ridistribuire la ricchezza

Il club prevede di investire €1.300 miliardi all'anno in misure per il clima destinate ai Paesi in via di sviluppo ed emergenti. La Germania, in quanto una delle economie considerate più forti, deve naturalmente partecipare. Con l'uscita degli Stati Uniti dall'alleanza, la sua presenza è fondamentale.

Merz doveva viaggiare, a prescindere dalle questioni interne. Cinicamente il suo tempo a disposizione per parlare era di soli tre minuti. Tre minuti per l'inviato dei tifosi più intransigenti del club, un'eresia considerando i contributi finanziari della Germania.

Prima dell'ultima traversata in barca sul Rio delle Amazzoni, il Cancelliere ha tenuto una lezione sulla trasformazione industriale e sulla transizione energetica, argomenti che pochi padroneggiano così a fondo come il massimo rappresentante della Germania.


Una commedia triste

Almeno in Brasile, Merz ha potuto affermare con orgoglio che la Germania potrebbe raggiungere i suoi obiettivi climatici: una massiccia deindustrializzazione lo rende possibile. Mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto un'azione radicale all'inizio dell'evento, avvertendo con il suo solito panico che l'obiettivo di 1,5° è già stato mancato, la Cancelleria ha messo in scena la sua triste commedia.

Negli ultimi anni in Germania sono andati persi circa 300.000 posti di lavoro nel settore industriale a causa dell'impennata dei prezzi dell'energia e di normative climatiche eccessivamente restrittive. Il Paese si trova in difficoltà economiche e rischia di trasformarsi in una “cintura di ruggine” europea, secondo le tempistiche climatiche dettate da figure come Guterres.

Eventi autoreferenziali come la COP30, che ignorano consapevolmente le ripercussioni economiche delle politiche climatiche più intransigenti, distorcono la realtà, rendendo difficile per la popolazione collegare la politica climatica al declino economico.


Profonde crepe nell'edificio verde

Dal culmine del movimento ambientalista nel 2009, quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama dichiarò legalmente la CO₂ il più pericoloso di tutti i gas serra, questo edificio ha mostrato profonde crepe.

L'amministrazione Trump ha abrogato questa norma e gli Stati Uniti sono usciti definitivamente dal club climatico il 1° gennaio 2026, infliggendo un duro colpo al movimento. Ne sono conseguiti ingenti spostamenti di capitali: dai fondi verdi verso settori che generano rendimenti di mercato reali.

Negli Stati Uniti i finanziamenti tornano a essere destinati all'energia nucleare e convenzionale. Le energie rinnovabili devono ora competere, come in una vera economia di mercato. Il vero progresso si realizza attraverso i mercati liberi.

Il movimento ambientalista non riesce ancora a comprendere che il progresso tecnologico verso una produzione più pulita, efficiente e sostenibile non è stato guidato dallo stato, bensì dalle forze di mercato, concretizzatesi attraverso meccanismi di prezzo e non attraverso la pianificazione centrale socialista.


Cina e India

L'anacronismo del declino industriale della Germania è evidente laddove emergono nuove capacità produttive, ovvero in India e in Cina. Entrambi i Paesi ignorano le regole del club climatico dominato dall'Europa.

L'India li ignora quasi completamente, mentre la Cina gioca una partita intelligente, seppur eticamente discutibile, con gli ambientalisti occidentali più estremisti. Attraverso una rete di ONG finanziate dal governo cinese, Pechino ha a lungo contribuito a consolidare il regime climatico europeo a livello politico e mediatico, incrementando al contempo in modo massiccio la produzione orientata all'esportazione, come quella dei pannelli solari, seguendo percorsi interni diversi.

Solo l'anno scorso la Cina ha messo in funzione 80 GW di nuova capacità a carbone, ha investito nel nucleare e, laddove economicamente vantaggioso, nelle energie rinnovabili, in modo pragmatico e non ideologico, secondo la tradizione cinese.


La mucca da mungere: il contribuente

Dal punto di vista dell'UE, la COP30 deve essere vista per quello che è: uno spettacolo mediatico concepito unicamente per mantenere a pieno regime la macchina europea dei sussidi climatici.

La Commissione europea prevede di stanziare circa €750 miliardi per i sussidi al clima dal 2028 al 2034, in aggiunta ai sussidi e agli aiuti nazionali. Un business colossale, con i “partner” del movimento ambientalista che tendono la mano per ottenere fondi pubblici europei attraverso gli aiuti allo sviluppo e innumerevoli fondi per il clima.

Lo stesso Merz sa che questo gioco è imperfetto. Prima del vertice ha ripetutamente sottolineato che la protezione del clima è fondamentale, ma deve essere perseguita salvaguardando al contempo la competitività economica e l'apertura tecnologica.

Eppure l'esperienza del governo Merz dimostra che la Cancelleria non intende contestare le politiche climatiche distruttive di Bruxelles. Il divieto sui motori a combustione rimane in vigore; la legge insensata sul riscaldamento continua a costare alle famiglie tedesche miliardi. Il mantra: proseguire sulla stessa strada, sussidiando i prezzi dell'elettricità per l'industria, fino al declino economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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